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Messina Denaro, confermata in Appello la condanna ai figli dell’autista del boss

Messina Denaro, confermata in Appello la condanna ai figli dell’autista del boss
Tribunale di Palermo, foto comunicato stampa Gaetano Cafici

Lieve sconto di pena per i fratelli Antonio e Vicenzo Luppino: per loro 5 anni e 5 mesi di carcere ciascuno per favoreggiamento aggravato

La corte d’appello di Palermo ha condannato, pur con un lieve sconto di pena, per favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena, a 5 anni e 5 mesi di carcere ciascuno, i fratelli Antonino e Vincenzo Luppino.

Sono i figli dell’imprenditore agricolo Giovanni Luppino, arrestato con il boss Matteo Messina Denaro il 16 gennaio del 2023 a Palermo. Erano sotto processo con l’accusa di avere fatto parte della rete che per lungo tempo ha favorito la latitanza del capomafia.

I pm avevano fatto appello sulla qualificazione del reato, ma la corte ha confermato le valutazioni del tribunale. Secondo gli inquirenti, i due Luppino avrebbero “contribuito con le loro condotte al mantenimento delle funzioni di vertice del capo mafia castelvetranese, fornendogli prolungata e variegata assistenza durante la latitanza e partecipando al riservato sistema di comunicazioni attivato in suo favore”.

Il Riesame dispone il carcere per le sorelle del boss

Intanto, disposto il carcere per Giovanna e Bice Messina Denaro, sorelle del capomafia Matteo, morto il 25 settembre del 2023. Il tribunale del Riesame di Palermo ha accolto l’appello della procura.

Entrambe sono indagate per favoreggiamento e procurata inosservanza di pena, entrambi aggravati: avrebbero aiutato il fratello a sottrarsi alla cattura.

La decisione non è esecutiva. I legali delle due donne ricorreranno quasi certamente in Cassazione, e solo una pronuncia favorevole alla procura aprirebbe loro le porte del carcere.

I pm avevano contestato alle sorelle l’associazione mafiosa e ne avevano chiesto l’arresto. Il giudice per le indagini preliminari aveva riconosciuto i gravi indizi di colpevolezza senza, però, disporre la misura, ritenendo venute meno le esigenze cautelari dopo la morte del padrino di Castelvetrano.

Aveva anche riqualificato le accuse in favoreggiamento e procurata inosservanza della pena. Il Riesame ha dato ragione alla procura guidata da Maurizio de Lucia.

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