Messina: in un terzo di costa è vietato fare il bagno

Messina, stagione balneare 2022: in un terzo di costa è vietato fare il bagno

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Messina, stagione balneare 2022: in un terzo di costa è vietato fare il bagno

Lina Bruno  |
domenica 29 Maggio 2022 - 09:13

Una situazione che sembra avere le stesse criticità da anni, a parte il recupero di qualche chilometro nel 2020, con problemi alla base dei divieti che sono rimasti irrisolti

Stagione balneare 2022 in Sicilia. Nulla è cambiato rispetto ad un anno fa su balneabilità e divieti per la costa messinese.

L’ordinanza dello scorso 13 aprile che regolamenta i tratti di mare dove è consentito fare il bagno è praticamente la fotocopia di quella dello scorso anno con l’unica differenza che nel 2021 l’ha firmata il sindaco Cateno De Luca e quest’anno il Commissario straordinario Leonardo Santoro.

In un terzo della costa messinese non è consentito fare il bagno

Una situazione che comunque sembra avere le stesse criticità da anni, a parte il recupero di qualche chilometro nel 2020, con problemi alla base dei divieti che sono rimasti irrisolti. Dal report del Dipartimento delle attività sanitarie e osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana risulta che a Messina su quasi sessanta chilometri di costa, in un terzo (circa 18 km) non è consentito fare il bagno. Nell’ordinanza del Comune si specifica le aree ed i motivi del divieto.

I tratti di mare off limits per inquinamento

I tratti di mare e di costa permanentemente non adibiti alla balneazione per inquinamento sono quelli compresi dalla foce del torrente Larderia al torrente Portalegni, per  6400 metri; da 50 metri sud dall’ex ospedale Regina Margherita a 100 metri nord dalla foce del torrente Annunziata, per 630 metri;  da 100 metri a sud a 100 metri a nord del canale Lago Piccolo di Torre Faro per un tratto di 200 metri. Non sono inoltre balneabili le aree portuali tra il torrente Portalegni e via Brasile, per 8950 metri;  tra il porto di Tremestieri sino al torrente Larderia, per 1400 metri. Infine, il divieto di balneazione vige anche per i tratti di mare e di costa interessati da immissioni di sbocco di canali, fiumi, torrenti e depuratori, dalla foce del torrente Giampilieri a 50 metri a nord  per un tratto di 50 metri; e da 100 metri ad est a 100 ad ovest del depuratore di Acqualadroni per  200 metri.

Due anni fa si è registrato un miglioramento rispetto al 2019 con il recupero di circa due chilometri per la bonifica del torrente Portalegni e per le mutate condizioni del litorale intorno a Vallone Canneto di Mili, da allora non c’è stato nessun altro cambiamento.

Le spiagge con i divieti frequentate e anche attrezzate dall’Amam

Ci sono i cartelli di divieto ma il paradosso è che alcune spiagge della zona sud ma anche a nord, malgrado la segnaletica, non solo vengono frequentate per fare il bagno oltre che per prendere la tintarella, ma anche attrezzate con docce e cestini per i rifiuti dall’Amam partecipata del Comune. Succede a Contesse e succede sulla spiaggia del Ringo nella vicinanza degli imbarcaderi.

La situazione nella provincia messinese

In provincia in proporzione va meglio perché a non essere balneabili sono circa 30 chilometri, su complessivi 218, escluse le Isole Eolie, essenzialmente per la presenza di porti, porticcioli e approdi.

La città metropolitana di Messina è il territorio provinciale italiano con più comuni con accesso al mare, ben 46 (34 sul mar Tirreno, 12 sul mar Jonio e il comune di Messina su entrambi).

Legambiente

“Monitoriamo il tratto che va da Patti a Tusa e la maggiore criticità viene dalla depurazione- dice Salvatore Gurgone presidente del circolo Legambiente Nebrodi– buona parte degli impianti non funziona bene perché sottodimensionata. Per alcuni sono partiti i lavori di potenziamento come per Sant’Agata Militello, a Capo d’Orlando invece l’opera deve andare ancora in appalto. 

Brolo e Piraino vengono serviti da un depuratore consortile di nuova generazione costruito 10 anni fa e che funziona bene.

Per Patti è stata affidata la gara per il nuovo impianto e a settembre potrebbero cominciare i lavori. La situazione resta critica, gli interventi sono in corso e ci vorranno degli anni per avere benefici- conclude Gurgone – ma almeno rispetto  al passato ci si è mossi in modo più celere grazie anche alla struttura commissariale e la Sogesid partecipata dello Stato.”

Maggiori le criticità nella zona ionica in particolare nel comprensorio Giardini Naxos, Letojanni, Taormina, Castelmola.

Il depuratore

“Abbiamo un depuratore consortile costruito 40 anni fa  collocato purtroppo  alla foce del fiume Alcantara -dice Annamaria Noessing presidente del circolo Legambiente Taormina Valle d’Alcantara-  è un impianto sottodimensionato e non dispone dello scarico al largo.  In via del tutto eccezionale il depuratore viene autorizzato a scaricare il sovrappiù nel fiume. Nella stagione estiva il sovrappiù è quasi quotidiano. La foce del fiume Alcantara non è dichiarata balneabile  da diversi anni, come circolo presentiamo il monitoraggio delle acque e i risultati sono piuttosto allarmanti anche l’Arpa  ne dichiara la criticità   E’ un fiume che scorre per una settantina di chilometri  e porta inquinanti da monte a valle e alla foce si concentrano”.

Le soluzioni dovrebbero essere strutturali

“La Regione dovrebbe fare degli investimenti infrastrutturali spostare ad esempio il depuratore da dov’è e prevedere una impiantistica più all’avanguardia e sostenibile a livello ambientale. L’impianto consortile -specifica Noessing-è un impianto di depurazione enzimatica, i fanghi di risulta potrebbero facilmente andare ad alimentare una centrale che produce biometano; si potrebbe  prevedere  anche il trattamento ad esempio  delle acque di scarto delle lavorazioni industriali, investimenti complessivi per infrastrutture di valore per il territorio”.

Legambiente nel rapporto 2020 denuncia  una scomparsa di spiagge libere, a fronte di un aumento delle concessioni balneari che oggi incidono per oltre il 50%. Giardini Naxos è tra i 10 comuni italiani dove è sempre più complicato trovare una spiaggia di libera fruizione anche per il cambiamento della morfologia costiera degli ultimi anni.

“Molti luoghi della costa ionica sono diventati poli turistici, centri  come Taormina e Giardini Naxos godono della presenza di piccole baie  e una volta che si cominciano a vendere i lotti demaniali quel che resta è ben poco alla fruizione libera. Comprensibile a livello economico, il privato tiene la spiaggia pulita, in ordine ma  spesso lo fa in modo invasivo con le ruspe  e senza controllo. Abbiamo territori fragili per  flora e fauna  poi c’è l’erosione costiera che fa perdere spiaggia ad ogni mareggiata. Nella baia di Naxos per il fatto che in passato si è costruito il prolungamento del porto  si sono creati grossi problemi di insabbiamento, la morfologia è cambiata”

                                                                                             Lina Bruno

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