Messina, sicurezza e legalità per il comparto edile - QdS

Messina, sicurezza e legalità per il comparto edile

Lina Bruno

Messina, sicurezza e legalità per il comparto edile

venerdì 22 Maggio 2020 - 00:01
Messina, sicurezza e legalità per il comparto edile

Già operativo nella provincia messinese il Comitato territoriale per la verifica dei cantieri. Garantire la tutela dei lavoratori e contrastare chi opera al di fuori dei confini della legge

MESSINA – Una ripresa che deve puntare su un modello di sviluppo che non può prescindere dalla salvaguardia della salute e dalla tutela della legalità. Vale in modo particolare in questo momento, nella consapevolezza di dover convivere con un virus non ancora sconfitto; vale per tutte le attività e in modo particolare per il fragile settore edile che, sebbene abbia subito un crollo negli ultimi dieci anni, a Messina, insieme al commercio, rappresenta un comparto trainante su cui si vuole ancora puntare per il rilancio dell’economia locale.

Sindacati e costruttori da tempo chiedono lo sblocco delle opere pubbliche cantierabili e la velocizzazione di tutte le procedure, utilizzando modelli simili a quelli messi in campo per la realizzazione del ponte Morandi a Genova. Intanto, per tutelare la salute dei lavoratori è stato istituito anche a Messina il Comitato territoriale per la verifica della sicurezza nei cantieri edili, che avrà la funzione, su richiesta delle imprese, di verificare la corretta applicazione dei protocolli. L’organismo ha una componente politica, con i tre segretari provinciali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil e i rappresentanti dell’Ance, e una operativa composta dai tecnici del Comitato paritetico territoriale per la sicurezza, che interverranno sui cantieri per espletare le funzioni su richiesta delle aziende che non hanno, al loro interno, le rappresentanze sindacali previste dal contratto nazionale.

I tecnici del Cpt, durante il periodo della quarantena, hanno accompagnato imprese e operai nell’applicazione dei Protocolli sottoscritti dal Governo e dalle parti sociali dell’edilizia il 24 marzo e il 24 aprile per consentire i lavori delle opere essenziali. “Si tratta – hanno affermato il presidente dell’Ance, Giuseppe Ricciardello, e i segretari di Filca, Fillea e Feneal, Giuseppe Famiano, Mario Mancini e Pasquale De Vardo – di fare applicare procedure rigide che consentano ai cantieri di continuare a essere aperti durante la convivenza con il Covid-19 e hanno un impatto considerevole sull’organizzazione e su tempi e modalità di lavoro di tutti gli addetti della filiera delle costruzioni. È uno strumento a disposizione soprattutto delle aziende piccole e piccolissime, che costituiscono nel nostro territorio la maggioranza del tessuto produttivo di settore”.

Ma per rilanciare il settore i sindacati chiedono un impegno anche su altri fronti: bisogna stoppare infiltrazioni e connivenza mafiose, aggredire l’enorme evasione fiscale e combattere il dramma del lavoro nero. Pasquale De Vardo e Ivan Tripodi, segretario generale Uil propongono di subordinare il riconoscimento degli incentivi finalizzati alle ristrutturazioni, al risparmio energetico, al sisma bonus, nonché a tutte le misure contenute nel decreto Rilancio, al possesso del Durc di Congruità. Una certificazione rilasciata dalle Casse edili in cui si attesta che i lavori per cui lo Stato concede bonus e detrazioni di varia natura sono stati svolti attraverso la regolare occupazione di un numero congruo di lavoratori, ai quali è stato applicato correttamente il Ccnl del comparto edile.

“Si tratterebbe – hanno sottolineato i rappresentanti della Uil – di una piccola norma dai benefici e dirompenti effetti economico-sociali. L’applicazione del Durc di congruità è fortemente osteggiata da chi, irresponsabilmente, vuole continuare a operare in maniera opaca e irregolare. Fino a oggi questa norma è stata utilizzata soltanto nei lavori per la ricostruzione post-terremoto del Centro Italia. I risultati della procedura in questione determinarono la creazione di nuovi occupati e l’emersione di un’imponente sacca di lavoro irregolare”.

“Gli incentivi riconosciuti – hanno concluso i sindacati – non solo potrebbero aiutare la ripresa del comparto dell’edilizia, ma colpirebbero mortalmente le aziende illegali e scorrette, valorizzando le tante realtà sane presenti anche nella nostra area”.

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