Mettere il Ponte al centro dell’Europa per renderlo finanziabile con il Po 2021-2027 - QdS

Mettere il Ponte al centro dell’Europa per renderlo finanziabile con il Po 2021-2027

Dario Raffaele

Mettere il Ponte al centro dell’Europa per renderlo finanziabile con il Po 2021-2027

venerdì 31 Gennaio 2020 - 00:00
Mettere il Ponte al centro dell’Europa per renderlo finanziabile con il Po 2021-2027

Una delegazione calabro-sicula eserciti pressione su Commissione Ue e Stato per farlo inserire tra i grandi progetti. Per la Programmazione 2014-2020 sono stati 19 i grandi progetti italiani e tutti mettono al centro i trasporti, cruciali per l’economia europea

CATANIA – Notizie di stampa, apparse nei giorni scorsi, hanno ipotizzato che la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina sarebbe possibile a costo zero attingendo ai fondi europei 2014-20, la cui spesa è ancora ferma a 1,2 miliardi su una dotazione complessiva di 4,2 per quanto riguarda il Fesr 2014-2020.

Purtroppo (per lo sviluppo dell’Isola) ci tocca smentire questa notizia. Infatti, il Ponte sullo Stretto di Messina non è inserito tra i “Grandi progetti” previsti dalla Commissione europea, e dunque finanziabili con i fondi europei e di Coesione.

E’ stata proprio la Commissione europea, tramite il capo ufficio stampa, a confermarlo: “Tutti i principali progetti di infrastruttura TEN-T sono menzionati nelle cosiddette sezioni preidentificate (allegato I, parte I (2) del regolamento CEF). Il Ponte sullo Stretto di Messina non è incluso in questo elenco, il che indicherebbe che non è stato identificato dai colegislatori come un grande progetto.
Anche il piano di lavoro del coordinatore del corridoio Scan-Med non menziona il progetto in questione. Dato che i piani di lavoro sono concordati con gli Stati membri interessati, ciò significa che né l’Italia né il coordinatore responsabile vedono questo come un vero progetto”.

“I grandi progetti – come si può leggere sul sito della Commissione europea – sono generalmente progetti infrastrutturali su larga scala, in ambito di trasporti e ambiente e in altri settori quali cultura, formazione, energia o TIC. Ricevono un sostegno del Fesr e/o del Fondo di coesione di oltre 50 milioni di euro e sono pertanto soggetti alla valutazione e alla decisione specifica della Commissione europea”.

Per la Programmazione 2014-2020 sono stati 19 i grandi progetti italiani rientranti nell’elenco sopra menzionato. Tra questi anche alcuni che riguardano direttamente la nostra Isola: “Infrastruttura a banda larga ultraveloce per la Sicilia”; “Le linee ferroviarie intorno a Palermo sul binario giusto” ; Sicilia orientale in treno: collegamenti più veloci tra Catania e Siracusa”; “Linea ferroviaria da Fiumetorto a Ogliastrillo convertita in doppio binario”; “Miglioramenti apportati alla linea ferroviaria principale attraverso Palermo”.

Tutti progetti che mettono al centro i trasporti, cruciali per l’economia europea. “L’Europa non potrà crescere e prosperare senza buone connessioni. – scriveva nel 2013 la Commissione europea -. La nuova politica infrastrutturale dell’Ue consentirà di realizzare nei 28 Stati membri una rete europea dei trasporti robusta e capace di promuovere la crescita e la competitività, che collegherà l’Est all’Ovest e sostituirà il puzzle attuale dei trasporti con una rete autenticamente europea”.

La nuova politica delle infrastrutture dell’Ue aveva per questo triplicato i finanziamenti concessi dall’Unione al settore dei trasporti portandoli a 26 miliardi di euro nel periodo dal 2014 al 2020 e li ha concentrati su una rete centrale precisamente definita che dovrà collegare:
– 94 grandi porti europei con linee ferroviarie e stradali;
– 38 grandi aeroporti con linee ferroviarie che portano alle città principali;
– 15000 km di linee ferroviarie convertite ad alta velocità;
– 35 progetti transfrontalieri destinati a ridurre le strozzature.

Per questo sono stati individuati nove corridoi da realizzare nella rete centrale. Ogni corridoio deve includere tre modalità di trasporto, tre Stati membri e due sezioni transfrontaliere. L’obiettivo finale è fare in modo che progressivamente, entro il 2050, la grande maggioranza dei cittadini e delle imprese europei non disti più di 30 minuti di viaggio dalla rete principale.

Tra questi corridoi, quello che più ci riguarda da vicino è il corridoio scandinavo-mediterraneo, un asse Nord-Sud cruciale per l’economia europea. Attraversando il Mar Baltico dalla Finlandia e dalla Svezia e passando attraverso la Germania, le Alpi e l’Italia, collega i principali centri urbani e porti della Scandinavia e della Germania settentrionale ai centri industrializzati di produzione della Germania meridionale, dell’Austria e del Nord Italia e quindi ai porti italiani e della Valletta. I progetti più importanti di questo corridoio sono il collegamento fisso del Fehmarnbelt e la Galleria di base del Brennero, con le rispettive vie di accesso. Il corridoio raggiunge quindi via mare Malta passando dall’Italia meridionale e dalla Sicilia.

La stima aggiornata dell’investimento complessivo è di 8,5 miliardi di euro. 52.000 posti di lavoro in sei anni dalla costruzione dell’infrastruttura

Proprio per il corridoio Scandinavo-Mediterraneo la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina sarebbe fondamentale. Oggetto misterioso di svariati governi, amato e odiato, programmato e annullato, mai esistito eppure già costato diverse centinaia di milioni ai contribuenti tra potenziali penali, funzionamento della Società ponte sullo stretto e opere propedeutiche.

Di questo ponte mai esistito, eppure già pagato in parte, ci sono anche misure e cifre.

La stima aggiornata dell’investimento complessivo è di 8,5 miliardi di euro, ma la cifra è lievitata di 2,2 miliardi rispetto alle precedenti stime del Progetto Preliminare (6,3 miliardi) soprattutto per le varianti richieste dagli enti locali.

I tempi di realizzazione previsti – secondo l’analisi presente nel programma elettorale di Cateno De Luca, sindaco di Messina e fautore del Ponte – sono di 70 mesi (comprensivi di espropri), mentre per la costruzione del Ponte saranno necessari 48 mesi.

Durante la realizzazione del ponte l’occupazione sarà pari a 7.000 addetti diretti ogni anno. L’indotto, costituito da attività e servizi commerciali, artigianali, ricreativi e di personale domestico, ospitalità, ristorazione e incremento delle cattedre scolastiche è pari ad altri 15.000 posti di lavoro l’anno.

A regime, una volta che l’opera sarà stata ultimata, saranno necessari 200 addetti alla manutenzione del ponte a fronte di 20 milioni di euro di costi annui di conservazione e cura del manufatto.

Secondo una proposta per il reperimento delle risorse formulata da Ercole Incalza – ingegnere esperto per il settore dei Trasporti che, ricoprendo diversi incarichi nei governi Monti, Letta e Renzi, ha approvato e controllato tutte le grandi e piccole opere realizzate e non in Italia negli ultimi vent’anni – il Ponte sullo Stretto potrebbe essere finanziato interamente attraverso i fondi Ue.

Per questo però sarebbe necessario in via preventiva che l’Opera venisse inserita tra i Grandi Progetti finanziabili dall’Europa. Ecco che allora sarebbe auspicabile la cooperazione tra Regione Siciliana e Regione Calabria che insieme al Governo centrale dovrebbero fare pressioni sull’Ue e sulla Commissione europea per dimostrare l’utilità dell’infrastruttura e il suo necessario inserimento tra le priorità per la realizzazione del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo.

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