PALERMO – In Sicilia l’assistenzialismo dilaga sul fronte pensionistico: quasi una prestazione su tre è di tipo assistenziale e risucchia ben 3,5 miliardi di euro l’anno. È quanto emerge dal prospetto aggiornato al 2026 dall’Inps, che registra nell’Isola 507.999 prestazioni assistenziali su un totale di 1.544.448 trattamenti: il 33,4%.
Il confronto con il dato nazionale restituisce una distanza significativa: in Italia l’assistenza rappresenta il 21,1% delle pensioni vigenti, circa dodici punti percentuali in meno rispetto alla quota siciliana.
Pensioni in Sicilia: la ripartizione delle prestazioni
Il quadro regionale comprende 655.031 pensioni di vecchiaia, pari al 42,4% del totale; 311.949 pensioni ai superstiti (parenti prossimi del titolare della pensione deceduto), il 20,2%; e 69.469 pensioni di invalidità previdenziale, il 4,5%. A queste si aggiungono 146.864 pensioni e assegni sociali, pari al 9,5%, e 361.135 trattamenti per invalidi civili, il 23,4%. Le ultime due voci compongono insieme le 507.999 prestazioni assistenziali.
Il dato non significa che un siciliano su tre riceva aiuti: l’Inps conta le prestazioni, non le persone, e uno stesso beneficiario può avere più di un trattamento. Per Emanuele Ronzoni, commissario della Uil Sicilia, il dato travalica la sua dimensione contabile: “È il segnale di una fragilità strutturale che va oltre il sistema previdenziale”.
Il rappresentante sindacale collega la fotografia a decenni di lavoro precario, disoccupazione, emigrazione e contratti brevi. “Stiamo misurando – afferma – le conseguenze di decenni di lavoro precario, disoccupazione, emigrazione, contratti brevi e contributi mancanti”.
Importi medi delle pensioni assistenziali: in Sicilia 514 euro al mese
Secondo il componente della Uil, molte persone non sono riuscite a costruire una carriera contributiva sufficiente e si trovano a dipendere da prestazioni di importo contenuto. Il dato economico aiuta a comprendere il fenomeno. Il prospetto Inps indica per il complesso delle prestazioni assistenziali un importo medio mensile di 514,06 euro. La media è di 542,53 euro per le pensioni e gli assegni sociali e di 502,49 euro per i trattamenti agli invalidi civili. Nel complesso delle pensioni siciliane, invece, l’importo medio mensile è di 1.094,58 euro. La distanza emerge anche dal confronto con le pensioni di vecchiaia, che registrano un importo medio mensile di 1.668,34 euro, oltre tre volte quello delle prestazioni assistenziali. Le pensioni di invalidità previdenziale arrivano in media a 1.136,75 euro, mentre quelle ai superstiti si attestano a 825,77 euro.
“Sono tantissime le prestazioni, ma gli importi medi sono bassi”, afferma Ronzoni. Per la Uil, il rischio è che una rete nata per sostenere invalidità e disagio economico diventi, in una regione con poche opportunità di lavoro stabile, una componente essenziale del reddito di molte famiglie.
Crescono le prestazioni assistenziali in Sicilia: i dati dal 2024 al 2026
La serie storica consente di osservare la crescita del numero delle prestazioni assistenziali. In Sicilia erano 473.040 nel 2024, sono salite a 493.731 nel 2025 e hanno raggiunto 507.999 nel 2026. In un anno l’aumento è stato di 14.268 trattamenti, pari al 2,9%; rispetto al 2024 la crescita è di 34.959 prestazioni, il 7,4%. La tendenza è chiara, anche se il solo andamento numerico non permette di attribuire ogni incremento a una singola causa: in questa categoria rientrano infatti sostegni differenti, legati sia all’invalidità sia al disagio economico.
Nel dettaglio per gestione, le pensioni dei dipendenti pubblici sono 269.548, quelle dei dipendenti privati 523.420 e quelle dei lavoratori autonomi e parasubordinati 227.725. Si aggiungono 15.732 trattamenti in cumulo e totalizzazione e 24 assicurazioni facoltative. Sommando queste voci alle 507.999 prestazioni assistenziali si ottiene il totale di 1.544.448 riportato nel prospetto per categoria. La maggiore incidenza dell’assistenza si accompagna a una quota di pensioni di vecchiaia pari al 42,4% del totale siciliano.
Il confronto con i dati nazionali va condotto con cautela, perché le percentuali sulle pensioni di vecchiaia pubblicate dall’Inps si riferiscono alle sole prestazioni previdenziali, mentre quella regionale qui calcolata comprende tutte le categorie del prospetto.
Lavoro precario e irregolare: le conseguenze sulle pensioni future
Per il commissario della Uil siciliana, una parte decisiva della spiegazione è nel mercato occupazionale: “Il lavoro nero e irregolare produce un doppio danno: toglie contributi al lavoratore e indebolisce l’intero sistema previdenziale”.
Ai rapporti non regolari si sommano i contratti brevi e i salari bassi, che riducono l’ammontare dei contributi versati e possono tradursi in pensioni future più deboli. “La Sicilia – evidenzia Ronzoni – sta pagando oggi il prezzo di questa precarietà, ma rischia anche di replicarla. I giovani che accettano lavori precari stanno costruendo le pensioni insufficienti di domani”.
Il sindacato chiede, quindi, di non limitare la risposta pubblica all’erogazione di sostegni economici. “La pensione adeguata si costruisce prima, sul lavoro”, dice il commissario, indicando la necessità di contrastare il lavoro nero, promuovere contratti stabili e garantire salari dignitosi. Accanto all’occupazione, secondo la Uil, servono servizi territoriali capaci di prevenire l’isolamento delle persone anziane e delle famiglie con componenti non autosufficienti.
Sanità e assistenza agli anziani: le richieste della Uil Sicilia
Tra le priorità indicate da Ronzoni c’è anche la sanità: “Le liste d’attesa costringono i pensionati a pagare di tasca propria per curarsi o a rinunciare alle terapie”. La Uil sollecita quindi un potenziamento della medicina territoriale e delle cure domiciliari, fondi stabili per l’assistenza alle persone non autosufficienti e interventi per ridurre i ritardi dei distretti socio-sanitari. Chiede inoltre misure contro la perdita di potere d’acquisto e una riduzione delle addizionali Irpef regionali sui redditi pensionistici medio-bassi. Il sindacato sostiene anche un servizio civile volontario per anziane e anziani attivi, con orari flessibili e un riconoscimento economico. L’iniziativa dovrebbe valorizzare chi può ancora contribuire alla comunità, senza sostituire i servizi per chi ha bisogno di assistenza: “Non bastano gli aiuti puntuali, serve una rete pubblica stabile”, conclude Ronzoni, chiedendo un coordinamento continuativo tra Regione, Comuni e Governo.
La fotografia Inps consegna, dunque, un dato netto: in Sicilia oltre il 33% delle prestazioni è assistenziale e l’importo medio mensile di questa componente si ferma a 514 euro. Il dato non misura da solo la povertà, né identifica quante persone siano coinvolte, ma segnala il peso di invalidità civile, pensioni e assegni sociali nel sistema siciliano. La sfida è affiancare ai sostegni necessari più lavoro regolare, carriere contributive continue e servizi pubblici accessibili.

