“Non conosciamo ancora i dettagli del fermo. Quanto durerà? A quanto ammonta la multa che dobbiamo pagare? Una cosa è certa: presenteremo ricorso. I nostri avvocati si stanno già occupando del caso e il nostro team sta lavorando per richiamare l’attenzione su questa ingiustizia a Lampedusa”. Così la Ong tedesca “CompassCollective” dopo il fermo amministrativo che le impedisce di lasciare il porto di Lampedusa.
Avvenuto dopo lo sbarco di mercoledì 22 aprile, il fermo della barca capace di salvare 18 persone è adesso un caso, con la Ong di bandiera tedesca che annuncia il ricorso e la pratica agli avvocati di riferimento.
Lampedusa, barca Ong non può lasciare il porto. La denuncia della “CompassCollective”: “Attacco contro persone che fuggono da casa”
Nel corso della propria denuncia, la Ong “CompassCollective” aggiunge anche le condizioni in cui si trovavano i migranti: “Erano senza giubbotti di salvataggio, su un’imbarcazione che si era già sgonfiata da un lato”, oltre al fatto che “l’Italia vuole punirci per aver rispettato il diritto internazionale”.
“In base a tale diritto – sottolinea ancora una volta l’ong ferma al porto di Lampedusa – siamo obbligati sia a informare un centro di coordinamento competente per il soccorso marittimo – cosa che abbiamo fatto (Roma e Malta) – e a condurre le persone in un porto sicuro. La Tunisia non può essere considerata una destinazione sicura per le persone in fuga dalle proprie case per molteplici ragioni. Collaborare con la Guardia costiera o la Marina tunisina significherebbe organizzare un respingimento e violare il principio di non respingimento. Questo non è un attacco contro di noi, ma contro le persone che fuggono dalle proprie case. Prende di mira coloro che intraprendono il viaggio verso l’Europa nella speranza di una vita migliore e più sicura, anche dopo che l’Ue ha chiuso tutte le rotte sicure e regolari”.
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