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Morti sul lavoro, Sicilia ancora in zona rossa: 55 vittime nei primi nove mesi del 2026

Morti sul lavoro, Sicilia ancora in zona rossa: 55 vittime nei primi nove mesi del 2026
Morti sul lavoro. Foto Imagoeconomica

Secondo i dati di Vega Engineering, l’Isola detiene il triste primato per incidenza medio, calcolato su ogni milione di lavoratori con 36,9, seguono Calabria e Basilicata

Continua ad aggravarsi bilancio delle vittime sul lavoro in Italia: nei primi nove mesi del 2026 si contano 823 decessi, 39 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Di queste 595 in occasione di lavoro (20 in più rispetto a settembre 2025) e 228 in itinere (19 in più rispetto allo scorso anno). La Sicilia figura al quarto posto per numero di vittime con 55. Il report dei primi sette mesi indicava 35. La Lombardia detiene il triste primato con 84, seguono Campania (60) e Vento con 58. Il Piemonte è dietro all’Isola con 53, Emilia Romagna 47 e così via, sino alla Valle D’Aosta con 1.

Tuttavia è prima per incidenza con un indice di 36,9 (55 casi su 1.489.473 occupati). Seguono Calabria e Basilicata con indici di 35,6 e 35. Lo dice il report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering.

Nel Mezzogiorno si registrano i livelli di rischio più elevati della penisola. Quattro le regioni in zona rossa: Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania. Preoccupante anche l’aumento della mortalità tra le lavoratrici: +11,8% rispetto al 2025.

Particolarmente significativo per i decessi in occasione di lavoro (+30,3%). Questi dati dimostrano come il fenomeno degli infortuni mortali non colpisca tutti i lavoratori allo stesso modo. Le marcate differenze che emergono in alcune aree del Paese e tra specifiche categorie, rappresentano un segnale che non può essere ignorato e che richiede un’attenzione sempre maggiore da parte delle istituzioni e di tutti i soggetti coinvolti nella tutela della sicurezza sul lavoro.

Il rischio di morte, regione per regione: Sicilia triste primato

Morti sul lavoro, Sicilia ancora in zona rossa: 55 vittime nei primi nove mesi del 2026

A finire in zona rossa a settembre 2026, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 24,7 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori), sono: Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania. In zona arancione: Puglia, Piemonte, Liguria, Veneto e Trentino-Alto Adige. In zona gialla: Marche, Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Molise e Lazio. In zona bianca: Lombardia, Valle d’Aosta, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia.

Le province siciliane per incidenza media, Trapani è seconda

Tra le province, Trapani al secondo posto nazionale per incidenza L’indice di incidenza fa preoccupare. Trapani è al secondo posto con 9 casi mortali su 130.509 occupati con una incidenza di 69. Solo Vercelli ha un’incidenza maggiore, 86 con i suoi 6 casi mortali su 69.759 occupati.

Palermo al sesto posto: 19 casi totali su 343.117 pari a un indice di 55,4, Enna al 14mo posto con un indice di 42,1 con due casi su 47.493 occupati.

Al 17esimo posto Siracusa (40,3 di incidenza), 5 casi su 124.008 lavoratori.

Messina è 41esima con 5 casi su 187.765 occupati e un indice di 26,6, segue Catania al 42mo posto con un indice di 26,5 e 9 casi su 339.226 occupati. Ragusa è cinquantesima (24,8 di incidenza), 3 casi su 120.889 occupati. Subito dopo, al 52esimo posto Agrigento (24,2 di incidenza), 3 casi su 124.023 occupati.

Nessun caso a Caltanissetta, una delle nove città dove nei primi nove mesi non si sono registrate vittime.

Gli over 65 sono i più colpiti

L’Osservatorio elabora anche l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età e lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità (numero di decessi per milione di occupati).

Nei primi nove mesi del 2026, considerando le vittime in occasione di lavoro, l’incidenza più elevata si registra ancora nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (85,4). Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni (37,1) e quelli tra i 15 e i 24 anni (34,3).

In termini assoluti, invece, la fascia più colpita dagli infortuni mortali in occasione di lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (208 vittime su un totale di 595).

Donne e infortuni mortali: +11,8% rispetto al 2025

In totale sono 76 le donne decedute nei primi nove mesi del 2026, 8 vittime in più rispetto allo stesso periodo del 2025 (+11,8%). Di queste, 43 hanno perso la vita in occasione di lavoro (10 in più rispetto al 2025) e 33 in itinere (2 in meno rispetto al 2025), cioè nel percorso casa-lavoro.

Lavoratori stranieri, vittime in aumento di oltre il 29%

Nei primi nove mesi dell’anno, sono 221 i lavoratori stranieri vittime di infortuni mortali su un totale di 823. Un incremento del 29,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le vittime erano 171.

Di queste, 159 sono decedute in occasione di lavoro e 62 in itinere. Il rischio di morte sul lavoro è oltre tre volte superiore rispetto a quello per i lavoratori italiani: 61,5 morti ogni milione di occupati, contro un indice di 20,3 degli italiani.

I settori più colpiti

Alla fine di settembre 2026 il settore più colpito è quello delle Costruzioni (101 morti in occasione di lavoro), seguito da Trasporto e Magazzinaggio (80) e Attività Manifatturiere (73).

Denunce di infortunio: +5%

Le denunce di infortunio totali registrate a fine settembre 2026 sono 457.879, in aumento del 5,0% rispetto a settembre 2025.

Il numero più elevato di denunce in occasione di lavoro si registra nelle Attività Manifatturiere (52.839). Seguono: Sanità (29.082), Costruzioni (28.430), Commercio (25.688) e Trasporto e Magazzinaggio (25.524).

A settembre 2026, le denunce di infortunio presentate dalle lavoratrici sono 164.924 (128.535 in occasione di lavoro), mentre quelle degli uomini ammontano a 292.955 (251.802 in occasione di lavoro).

Infine, le denunce totali dei lavoratori stranieri sono 101.998 su 457.879 (il 22,3%), 85.047 in occasione di lavoro su un totale di 380.337 (22,4%).

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