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Mosca “debole” ma Kiev distrutta

Mosca “debole” ma Kiev distrutta
Vladimir Putin

Urge la “Pace dignitosa”

I gravissimi attacchi degli ultimi giorni – molti dei quali hanno colpito duramente Kiev, capitale dell’Ucraina, provocando decine di morti e centinaia di feriti – sono un ulteriore passaggio di questa inutile guerra, provocata dal dittatore della Russia, Vladimir Putin. Il torto è suo perché ha invaso un territorio indipendente e ha cominciato a bombardarlo fino alla capitale.

L’accordo di Istanbul e la mancata firma del 2022

Appena effettuata l’invasione, il 24 febbraio 2022, fu preparato un accordo a Istanbul, i cui punti sono stati pubblicati già in passato da questo giornale. Se le due parti – i presidenti di Ucraina e Russia – l’avessero firmato, la guerra sarebbe cessata immediatamente e l’Ucraina non avrebbe avuto distrutta la metà del suo territorio.

Il ruolo di Zelensky e Biden nella prosecuzione del conflitto

Chi non ha voluto firmare quella pace? I fatti dicono che si è rifiutato il presidente della Repubblica attaccata, Volodymyr Zelensky. Ma era ragionevole pensare che egli potesse resistere all’armata russa? Evidentemente no. Per quale motivo allora Zelensky decise di non firmare l’intesa? Per la semplice ragione che l’allora debole presidente degli Stati Uniti, Joe Biden – sollecitato dalle industrie delle armi statunitensi – gli disse che la guerra la poteva vincere.

L’avanzata russa nelle regioni contese

Cosicché, Zelensky mandò il suo esercito a contrastare l’avanzata dei russi, che però, giorno dopo giorno, hanno occupato nuovi chilometri quadrati di territorio delle quattro regioni reclamate (Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson).

Donald Trump, l’Unione europea e il sostegno a Kiev

Sono trascorsi oltre quattro anni e Zelensky ha cominciato a capire l’antifona, cioè che lui non potrà mai vincere la guerra, soprattutto ora che l’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, gli ha troncato ex abrupto finanza e fornitura di armi.

Così Zelensky si è appellato alla debole e fragile Unione europea, la quale, con un atto di “carità cristiana”, gli ha fatto un prestito-regalo di novanta miliardi, oltre a fornire armi di vario tipo. Tuttavia, nonostante questo supporto, sembra ormai chiaro che la guerra Zelensky l’ha persa e con essa i territori via via conquistati dalla Russia.

Dalla pace “giusta” alla pace “dignitosa”

La dimostrazione di quanto precede è che egli ha trasformato la denominazione di una possibile pace da “giusta” a “dignitosa”, ma intanto non muove foglia per tentare di arrivarci e fa proclami del tutto inutili.

La popolazione ucraina è stanca, bersagliata continuamente da armi di tutti i tipi, ha perso il sonno, il lavoro, la vita che viveva e soprattutto la capitale è martoriata da mattina a sera. Si dirà: tutta questa è responsabilità di Putin. Vero, come scritto prima, però la cosiddetta Realpolitik dovrebbe indurre sempre i governanti a capire gli eventi e, soprattutto, quali saranno gli sviluppi. Se Zelensky avesse messo la firma sotto l’accordo del 2022, avrebbe evitato l’estesa e inutile distruzione del suo Paese.

Il dibattito sull’opposizione interna a Putin

Qualcuno, per rinforzare un’inutile sostegno all’Ucraina, dice che Putin ha una forte opposizione interna, che la situazione della popolazione russa si è degradata con un abbassamento del tenore di vita, oltre a tanti altri sintomi. Non sappiamo da quali fonti vengano tratte queste informazioni, quindi non sappiamo se esse siano vere o costituiscano illazioni, ma possiamo constatare che i droni e i missili che piovono su Kiev sono sempre di più, sempre più dannosi e sempre più massicci.

Il caso Nord Stream e il ruolo dell’informazione occidentale

In questo quadro vogliamo ricordare un’altra menzogna propalata dall’informazione che riguarda l’attentato ai gasdotti russo-europei Nord Stream, che saltarono il 26 settembre 2022. Tutta l’informazione occidentale addossò la responsabilità ai servizi russi, ma poi si venne a sapere che era stato un commando ucraino che aveva provveduto all’attentato, proprio per ordine di Zelensky.

L’appello alla pace di Papa Francesco e Papa Leone

Perché citiamo questo fatto? Perché l’informazione occidentale ha propinato a noi europei menzogne per accreditare una linea perdente, quella di alimentare la guerra. Invece le parole prima di Papa Francesco e ora di Papa Leone continuano a raccomandare la pace, una pace a qualunque costo e a qualunque condizione, purché si fermi la strage di civili di ogni età, inconsapevoli, che subiscono le conseguenze di questa situazione.

L’accordo di Istanbul come prospettiva di pace

è venuto il momento in cui c’è bisogno di rimettere i piedi a terra, ripensando all’accordo di Istanbul, su cui urge mettere la firma; l’Unione europea, se fosse saggia, dovrebbe spingere verso questa direzione. Ma saggia non sembra!