Napoleone Bonaparte, un genio imperituro - QdS

Napoleone Bonaparte, un genio imperituro

Carlo Alberto Tregua

Napoleone Bonaparte, un genio imperituro

sabato 08 Maggio 2021 - 00:00

Codici e riforma delle finanze

Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro, così percossa, attonita, la terra al nunzio sta, muta….
Questi sono i primi versi della poesia scritta da Alessandro Manzoni in memoria di Napoleone Bonaparte (che in effetti si chiamava Buonaparte, nato ad Ajaccio, in Corsica, 1769-1821) non appena venuto a conoscenza della morte dell’Imperatore.
Abbiamo voluto scrivere questa nota a distanza di qualche giorno dalla ricorrenza della morte perché volevamo dare qualche informazione diversa da quella corposa che è stata data dai mezzi di stampa mercoledì scorso.
Bonaparte viene ricordato come un grande condottiero, già generale a venticinque anni (1794), per le sue numerose vittorie, in cui mostrò un genio organizzativo senza precedenti. Ce ne parla David G. Chandler nei suoi due volumi “Le campagne di Napoleone”.

Napoleone era, come detto, uno stratega fuoriclasse. Per esempio, cambiò radicalmente il modo di trasferire gli ordini dal quartier generale ai comandanti delle truppe dislocate al fronte per affrontare il nemico. Realizzò un gruppo di messaggeri a cavallo che portavano i suoi ordini senza passare per la catena di comando, che inevitabilmente ritardava la tempestività.
Ricordiamo che allora le guerre le facevano i soldati e, in parte, la cavalleria. La fanteria provvedeva a trasportare anche l’artiglieria, cioé i mezzi pesanti, cannoni ed altri. Gli spostamenti erano dunque fondamentali. Perciò la rapidità con cui essi venivano effettuati consentì al futuro imperatore di vincere tante battaglie, a cominciare da quella di Marengo del 1800.
La genialità di Napoleone va ricordata, per quanto messa dalla storia in secondo piano, per i suoi codici che portarono regole nuove ai cittadini dell’Europa, che egli aveva conquistato, in tutti i campi dei diritti. Cosicché la gente cominciò ad imparare che tali diritti si potevano codificare ed erano regolamentati.
La diffusione del Diritto napoleonico lascia ampie tracce anche oggi, a distanza di duecento anni.
Vi è un’altra riforma importante che va ricordata, quella del sistema che oggi potremmo definire tributario, cioé il riordino delle finanze statali con le loro entrate ed anche con la programmazione delle uscite. Napoleone ebbe un grande ministro delle Finanze, Martin Michel Carles Gaudin (1756-1841), il quale, con la sua intensa ed intelligente attività, procurava entrate all’Imperatore, necessarie per le sue campagne ad Est e ad Ovest della Francia.
Fu anche un grande comunicatore, perché si fece dipingere il famoso quadro su cui egli stesso è raffigurato sul dorso di un cavalo bianco che si impenna, facendo passare il messaggio che in questo modo egli aveva attraversato le Alpi, mentre in effetti lo fece a dorso di mulo.
Aveva un grande amore per la prima moglie, Josephine Beauharnais (1763-1814), alla quale inviava messaggi quando stava per rientrare: “Sto arrivando, non ti lavare”. Questa però non gli dette figli e quindi la ragion di stato lo portò a sposare Maria Luisa d’Austria (1791-1847) in seconde nozze, che invece gli dette un figlio.

Napoleone fu uno degli statisti più grandi di tutti i secoli, insieme a Ciro il persiano, Alessandro il macedone, Annibale, Cesare, Carlo Magno.
Tuttavia, come ogni grande, non aveva il senso della misura. Cosicché, dopo avere conquistato l’Europa, il suo sguardo puntò a Nord e cioé verso la Gran Bretagna e ad Est, la Russia, con l’obiettivo di conquistarle. Questi propositi causarono la sua sconfitta perché comunque l’Isola oltremanica è difficile da conquistare, essendo protetta dal mare, mentre la Russia era un grande Paese dove il generale “Neve” e il generale “Spazio” si rivelarono nemici invincibili.
Cosicché, quando Napoleone arrivò a Mosca, non trovò nessuno e dopo un po’ decise di ritornare in Francia, ma proprio il riattraversamento di quei territori decimò la sua armata e da lì cominciò il declino.
Sconfitto, fu nominato re dell’isola d’Elba, ma dopo qualche giorno era già a Parigi. Sconfitto a Waterloo fu inviato definitivamente nella sperduta isola di Sant’Elena dove morì, appunto, il 5 maggio.
Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.

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