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Ndrangheta stragista, confermato l’ergastolo per Graviano e Filippone

Ndrangheta stragista, confermato l’ergastolo per Graviano e Filippone
Foto Imagoeconomica

I due imputati sono ritenuti dalla Dda i mandanti degli attentati che costarono la vita ai carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo commessi nel Reggino nel 1994. Il legale di Graviano preannuncia ricorso in Cassazione

Giuseppe Graviano, considerato il boss di Brancaccio, e Rocco Santo Filippone, esponente della cosca Piromalli di Gioia Tauro sono stati condannati all’ergastolo.

A stabilire il carcere a vita è stata la corte d’Assise d’appello di Reggio Calabria – presidente Angelina Bandiera, a latere Caterina Asciutto – nell’ambito del processo denominato Ndrangheta stragista, dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione.

Per la Dda sono i mandanti degli attenti ai carabinieri Fava e Garofalo

I due imputati sono ritenuti dalla Dda (direzione distrettuale antimafia) i mandanti degli attentati che costarono la vita ai carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo commessi nel Reggino nel 1994 e rientranti nella cosiddetta strategia stragista.

Graviano e Filippone erano già stati condannati all’ergastolo in primo e secondo grado, ma nel 2024 la Suprema Corte, pur confermando per il solo Filippone la condanna per associazione mafiosa, aveva annullato la sentenza per gli omicidi, rinviando gli atti a un nuovo processo d’Appello. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Antonio Sanvito, Giuseppe Aloisio, Guido Contestabile e Salvatore Staiano.

legale Graviano: “Sentenza che non condivido, ricorrerò in Cassazione”

Antonio Sanvito, l’avvocato difensore di Giuseppe Graviano preannuncia il ricorso in Cassazione attraverso una nota dove commenta: “Quale difensore di Graviano Giuseppe, prendo atto, con profondo rammarico, della decisione della Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria. Si tratta di una decisione che merita rispetto istituzionale, ma che non condivido, e che sottoporrò certamente ad un nuovo vaglio della Suprema Corte”.

A parere del legale, “il tema che la Cassazione aveva devoluto a questo giudizio di rinvìo non riguardava la cornice storica della strategia stragista, ma un punto assai più circoscritto e tuttora irrisolto: se le fonti di conoscenza dei collaboratori di giustizia sulle quali si fonda l’accusa fossero tra loro autonome e indipendenti, come richiede da sempre la giurisprudenza di legittimità in tema di riscontri individualizzanti, oppure se, come la stessa Cassazione aveva rilevato, esse si richiamassero reciprocamente in un circolo che non consente di parlare di riscontro esterno”.

Fa notare Saviano: “Il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio non è, come talvolta si crede, una clausola di stile: è la condizione stessa di legittimità di una condanna”, che “impone che sia l’accusa a superare, con argomenti autonomi e verificabili, ogni ipotesi alternativa ragionevolmente prospettabile, non che sia l’imputato a doverne dimostrare l’inconsistenza”.

E ancora: “È su questo piano, squisitamente logico e giuridico prima ancora che fattuale ritengo che la sentenza odierna meriti di essere nuovamente sottoposta al giudizio della Corte di Cassazione”.

Il legale di Graviano dichiara, infine, di attendere “con il massimo rigore professionale il deposito delle motivazioni, che studierò con la cura che la vicenda impone, riservandomi fin d’ora, come è mio dovere professionale nei confronti dell’assistito, di proporre ricorso per Cassazione”.

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