Nino Germanà (Lega): “Le mie battaglie, Ponte e rispetto delle nostre tradizioni” - QdS

Nino Germanà (Lega): “Le mie battaglie, Ponte e rispetto delle nostre tradizioni”

Lina Bruno

Nino Germanà (Lega): “Le mie battaglie, Ponte e rispetto delle nostre tradizioni”

mercoledì 29 Maggio 2024

Elezioni Europee, il QdS incontra i candidati. Il senatore leghista: “No a quella Europa che ci vuole imporre la carne sintetica e la farina di grillo”

MESSINA – Il senatore Nino Germanà, 48 anni, laureato in Economia aziendale, si candida all’Europarlamento con la Lega e fa della realizzazione del Ponte sullo Stretto il suo più importante obiettivo. è stato eletto al Senato nel 2022 con la lista della Lega Salvini premier, è vice capogruppo del Gruppo parlamentare e segretario sia dell’ottava commissione (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica) che della Commissione per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità. È stato per due mandati deputato alla Camera, nel 2008 con il Popolo della libertà e nel 2018 con Forza Italia per passare nel 2021 nel gruppo della Lega. Ma la sua è una lunga carriera politica che comprende anche la nomina nel 2007 ad assessore provinciale alla Pubblica istruzione e l’elezione nel 2012 all’Ars con il Pdl. Si candida al Parlamento Europeo per la seconda volta, ci aveva già provato nel 2014 con la lista Nuovo centrodestra – Unione di centro, senza successo, pur raccogliendo oltre 23 mila preferenze.

Cosa l’ha spinta a candidarsi alla competizione europea di giugno?
“Sono grato al leader del mio partito Matteo Salvini per quanto sta facendo per l’intero Sud e soprattutto per la Sicilia e per Messina. Il Ponte sullo Stretto non è Messina ma l’intero Sud, un’infrastruttura da14 miliardi, attorno alla quale ci sono già 50 miliardi messi a terra dal gruppo Fs, un’opera che farà da grande attrattore di investimenti. Un ministro milanese che si sta interessando del Sud più di quanto gli stessi ministri del Mezzogiorno abbiano fatto in passato. Né il ministro Salvini né il nostro commissario regionale Claudio Durigon, ci tengo a precisare, mi hanno chiesto la candidatura, l’ho voluta io perché a Messina e in Sicilia voglio dimostrare riconoscenza al partito e agli elettori siciliani per quello che sta facendo il nostro ministro”.

Come userà, se eletto, la sua lunga esperienza di parlamentare sia nazionale che regionale?
“Ho un quadro completo degli iter parlamentari legislativi, di come funziona la macchina amministrativa d’Italia in generale, ho questo grande vantaggio che pochi hanno. L’esperienza che più mi ha forgiato è quella regionale, sono un uomo del territorio eletto con le preferenze e quando all’Ars fai un azione ne vedi l’effetto, è più diretto come impegno. Questa la mia quarta legislatura, credo di essere arrivato ad incidere anche da Roma e questo è quello che mi dà più soddisfazione, portare benefici al mio territorio, sarà anche per il fatto che c’è una congiuntura favorevole con il Governo regionale e nazionale dello stesso colore politico”.

Quale Europa sogna per le nuove generazioni?
“Un’Europa che possa capire e rispettare le nostre tradizioni, non una Europa che ci vuole imporre le sue linee, dalla carne sintetica alla farina di grillo, l’Europa sembra lontana ma è più vicina di quanto possiamo immaginare, è in tutto quello che mettiamo nella busta della spesa, l’aria che respiriamo, il green; sono per la transizione ecologica, è l’obiettivo che il mondo si è dato, ma l’Europa non capisce che si deve procedere per gradi. è troppo distante da noi. Ci vuole dire come fare il nostro formaggio, la Sicilia e la Sardegna hanno delle tradizioni che vanno rispettate”.

C’è una battaglia che lei si vuole personalmente intestare?
“Milito nella Lega perché credo nelle battaglie che porta avanti e la madre di tutte le battaglie è stata sempre contrastare l’immigrazione, un fenomeno che va letto dai numeri. Abbiamo visto negli anni che meno partenze significano meno morti. Noi della Lega non siamo i cattivi, e poi sono siciliano e la nostra è una terra che ha una tradizione di accoglienza, ma non ce la facciamo, abbiamo bisogna dell’Europa. La mia battaglia personale però è la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Da cinquant’anni sentiamo: prima facciamo le altre opere che servono e poi il Ponte, ma il risultato è stato che non si è fatto né le une né l’altra. Ci sono un mare di miliardi che vogliono destinare al Sud, prendiamoceli”.

“Il tuo Ponte per l’Europa” è il claim della sua campagna di comunicazione…
“Ho caratterizzato questo anno e mezzo di mandato sul Ponte, sono stato relatore del disegno di legge in Senato e poi voglio essere per l’elettore che mi dà fiducia un tramite con l’Europa per sposare tutte quelle battaglie in cui i siciliani credono. Faccio la politica dell’ascolto, alla vecchia maniera, tutte le settimane mi confronto con migliaia di cittadini con ogni tipo di esigenza, ovviamente il parlamentare non può essere visto come un ufficio di collocamento però per fare bene il parlamentare è necessario ascoltare i bisogni e le sofferenze della gente”.

Cos’è che le fa dire che questa volta il Ponte si farà?
“Se non si farà, non mi ricandiderò più da nessuna parte. è ormai una legge dello Stato. Le dico la certezza: il Ponte non è mai stato una promessa elettorale, Berlusconi iniziò da zero e poi finì la legislatura con quella sciagura del Governo Monti che cancellò in cinque minuti in Consiglio dei ministri cinque anni di lavoro, con una gara internazionale bandita e aggiudicata. Oggi abbiamo un Ministro dei lavori pubblici che si intesta questa battaglia perché capisce che non ci può essere un’Italia a due velocità. La differenza è che partiamo con un progetto definitivo con 9 mila elaborati. I lavori partiranno entro il 2024 e a fine legislatura avremo già tre anni di cantieri alle spalle”.

Giovani che vanno via dalla Sicilia ed il peso dell’insularità, quali le soluzioni?
“I costi dell’insularità che bruciamo in questi 3 chilometri di mare sono 6,4 miliardi di euro all’anno a fronte di un’opera che ne costa 14. Il Ponte se non è stato già realizzato è soltanto per un fatto ideologico, il centro-destra l’ha sempre voluto, mentre il centrosinistra l’ha sempre stoppato. Il Ponte è l’ultima e unica possibilità che ha la nostra Sicilia. Il Ponte cambierà il volto del Sud, sarà un grande acceleratore di tutti gli investimenti: ne è un esempio il Porto di Tremestieri che non rimarrà un’incompiuta, per il quale siamo riusciti a trovare 40 milioni di euro perché riconosciuto come strategico nell’ambito della realizzazione del collegamento stabile sullo Stretto. Il Ponte farà recuperare quel gap infrastrutturale con il resto del paese e innescherà in Sicilia una crescita che avvantaggerà tutti i settori economici”.

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