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Notizie terroristiche, comunicatori immorali

Notizie terroristiche, comunicatori immorali

Informazione libera e controllata

Un vecchio umorista di tanti anni fa, Franco Nebbia (1927-1984), fra gli altri scrisse una simpatica litania: “Eppur si muove, disse Vittorio Alfieri, nei suoi Promessi Sposi, quando scoprì l’America”.

Perché ve la trascriviamo? Perché quando leggiamo su quotidiani e media sociali, sentiamo alla radio o vediamo nelle televisioni informazioni strampalate o esagerate, ci ricordiamo, appunto, del citato Franco Nebbia.

Notizie non verificate e clamore a tutti i costi: il vizio dell’informazione moderna

Questo accade perché – come abbiamo scritto più volte – molti comunicatori e informatori hanno preso l’abitudine di trasmettere notizie senza averle verificate, senza averne controllato l’esattezza, senza soppesare la loro imparzialità e obiettività: insomma, notizie purché siano, a prescindere dalla loro veridicità.

C’è di più. Ogni informatore che trasmette notizie le carica della propria immaginazione perché cerca di fare clamore, come se il ruolo di chi informa fosse quello di attirare l’attenzione a qualunque costo, anche a costo di comunicare stupidaggini.

Il risultato di questo comportamento piuttosto generalizzato è che coloro che ricevono l’informazione, se non hanno conoscenze e spirito critico sufficienti, abboccano e diventano i portavoce di notizie modificate. E a ogni passaggio, da persona a persona, le informazioni si amplificano, aumentano di intensità e di gravità, cioè si allontanano sempre più dai fatti e dalla realtà, come nel gioco del telefono senza fili.

Informazione terroristica: quando l’audience conta più della verità

Questo comportamento si è sempre più diffuso perché, ripetiamo, non importa dire alle lettrici e ai lettori ciò che avviene, ma importa impressionarli, spaventarli, in modo da catturarne l’attenzione a ogni costo. In altri termini, l’importante è fare audience, non fare il proprio mestiere, che è quello di trasmettere dati effettivi, controllati e giusti.

Per cui, in molti casi – per fortuna non in tutti – l’informazione diventa terroristica. Facciamo un banale esempio di questi giorni. I mezzi d’informazione stanno spaventando chi li segue con le notizie sulla guerra fra Usa e Iran; l’effetto è che vi è stata un’ondata di paura certificata dalle immagini delle file ai rifornimenti di carburante.

Ora, è pacifico che quando vi sono dei contrasti o, peggio, delle guerre, se i contendenti non hanno più interesse a farle è perché ritengono che nessuno possa vincerle. E ci sembra il caso dello stretto di Hormuz. Quando le navi iraniane e statunitensi l’hanno bloccato, il danno è stato per tutti, quindi è pensabile che a breve questo scontro si risolverà.

Però, mentre questa previsione, se volete ottimistica, diverrà realtà, la gente continua a essere estremamente preoccupata per effetto di un’informazione allarmistica, che obiettivamente non avrebbe ragione di esistere.

Libertà di informazione e obbligo di verità: cosa dice l’articolo 21 della Costituzione

Finché la singola persona si forma una propria opinione su qualunque fatto e circostanza che accade, è assolutamente legittimo; diventa illegittimo il comportamento di chi per mestiere fa informazione e la trasmette violando quei sacri principi che abbiamo elencato, fra cui, il primo, quello di comunicare sempre e soltanto la verità dei fatti.

Quando utilizziamo la parola informatori vogliamo riferirci all’articolo 21 della Costituzione, che tutela l’informazione. Ovviamente, all’interno di questa grande categoria vi sono i giornalisti, ma anche i conduttori dei talk show, quelli che fanno trasmissioni radio-televisive più o meno serie, altri che si occupano di inchieste sui quotidiani di carta e online e, infine, quel popolo di internauti che trasmette sui siti qualunque tipo di informazione, non verificata e spesso anonimizzata, cosicché chi dovesse subire un danno non potrebbe neanche essere risarcito.

L’informazione dev’essere libera, non controllata sul piano ideale. Tuttavia, dev’essere soggetta alle leggi, che obbligano chiunque la faccia a dire solo e comunque la verità. Non quella vera in assoluto, ma quella che emerge dai fatti, controllati da più fonti. Repetita iuvant.

Ci permettiamo di scrivere queste note perché la nomina che mi ha fatto il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti a Decano dei direttori dei quotidiani italiani, mi ha dato questa responsabilità, che cerco immodestamente di onorare.