Roma, 18 set. (askanews) – C’è una frase che sintetizza lo sforzo di Giuseppe Conte e del Movimento 5 stelle per tenere insieme la scelta di una alleanza elettorale di centrosinistra e le posizioni non di rado molto divergenti, su alcuni temi chiave, rispetto a quelle del Partito democratico. La frase è contenuta nel paragrafo 17 (intitolato “L’Italia ripudia la guerra”) del documento programmatico che viene sottoposto, a partire dalle 14 di venerdì e fino alle 14 di domenica, al voto degli iscritti e che poi farà da biglietto da visita per il negoziato con i partner della coalizione. “Continuare a inviare armi significa allontanare la pace”: è il passaggio in cui si critica la politica italiana ed europea sulla guerra in Ucraina, nel quale il Movimento non indica una scadenza precisa, non pone un aut aut al Pd, pur continuando a tenere ferma la posizione che Conte ribadisce di fatto da quasi tutta la durata della guerra, dopo il primo iniziale sì all’invio di armi a Kiev concesso al governo Draghi.
Ci sono volute 13 ore per mettere a punto, nel Consiglio nazionale M5S di giovedì, i 20 paragrafi tematici, suddivisi a loro volta in vari punti programmatici, da sottoporre alla consultazione on line a conclusione del “percorso partecipato” di Nova 2026. Percorso che si concluderà con la due giorni in programma domani e dopodomani al World Join Center di Milano.
Chi c’era, racconta che dalla sequenza delle iniziative sul programma che hanno coinvolto iscritti e non iscritti, era scaturita una bozza che eludeva il tema delle forniture militari all’Ucraina. E che nella discussione dell’organismo direttivo nazionale del M5S ha prevalso la necessità di utilizzare una formulazione potenzialmente più “digeribile” per il centrosinistra, in modo da evitare che un pur necessario compromesso su Kiev potesse essere presentato come una capitolazione per Conte.
“La scelta dell’alleanza è irreversibile”, dice la stessa fonte interna, “ma resta un elemento di tensione, costituito da Matteo Renzi e da Italia viva. Il problema non è se entrano in coalizione, ma che non è possibile che sia lui a gestire la ‘gamba’ di centro della coalizione”. Nel M5S resta la convinzione che la norma “anti-cespugli” inserita dalla maggioranza nel testo della riforma elettorale sia stata partorita a destra “ma con l’ok del Pd” proprio pensando alla centralità che attribuisce a Renzi.
Poche le sorprese dai quesiti programmatici sottoposti agli iscritti, difficile al momento anche prefigurare sorprese nel voto online, da un percorso che ha comunque visto la partecipazione di migliaia di iscritti (Nova 2026, secondo le cifre ufficiali del Movimento, ha coinvolto fra iscritti e non iscritti circa 17mila persone). In sintesi, Conte, che sui social network ha fatto appello ai militanti dicendo “Ora tocca a voi”, dovrebbe portare al tavolo del centrosinistra proposte per meno tasse sul lavoro, Irpef che torni ad essere più progressiva, prelievi su rendite ed extraprofitti di banche, industrie farmaceutiche e militari; non mancano il rilancio del salario minimo e una nuova versione del reddito di cittadinanza chiamata “Reddito 2.0”.
Sul fronte della sicurezza, che Conte tende a usare spesso per marcare una differenza con le posizioni classiche del centrosinistra, il programma chiede più organici per le forze dell’ordine, pattugliamenti e presìdi di quartiere, insieme a interventi sulle cause sociali della criminalità. Ma anche lo stop al “modello Albania” lanciato dal governo Meloni sull’immigrazione. In materia di giustizia propone il ripristino dell’abuso d’ufficio e accusa Giorgia Meloni di aver creato una giustizia “a doppio binario: benevola con i potenti e inflessibile con i cittadini comuni”.
Quanto alle questioni internazionali, oltre al no alle armi per l’Ucraina, la bozza programmatica per gli iscritti ribadisce il no al piano di riarmo europeo e all’incremento fino al 5 per cento del Pil per le spese militari in ambito Nato, caldeggia la rottura dei rapporti Ue-Israele e le sanzioni ai responsabili del genocidio a Gaza e delle violenze in Cisgiordania.
Ma da domani il dettaglio delle proposte da votare passa in secondo piano: a Milano Giuseppe Conte chiuderà entrambe le giornate di lavoro di Nova (si inizia sabato alle 14.30, si chiuderà prevedibilmente non prima delle 18 del giorno successivo), con molti ospiti che disegnano una collocazione, in materia economica, geopolitica e di politiche ambientali, contigua tanto alla tradizione dell’ambientalismo italiano quanto alle spinte della sinistra radicale europea. Nel fitto programma dei lavori e degli ospiti presenti si segnalano intellettuali e giornalisti come Tomaso Montanari, Mario Tozzi, Alberto Negri, Marco Travaglio, Mario Giordano, Riccardo Iacona, economisti come Leonardo Becchetti, Yanis Varoufakis (ex ministro di sinistra in Grecia), James Kenneth Galbraith, Jeffery Sachs, Jayati Ghosh, figure di punta della lotta a difesa dei diritti dei palestinesi come la relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese, ma anche amministratori del M5S come i presidenti della Campania, Roberto Fico, e della Sardegna, Alessandra Todde.
La platea incoronerà Conte candidato premier pentastellato virtuale , da lunedì il lavoro riprende su un altro terreno: quello della coalizione che dovrà scegliere quello vero: salvo sorprese, con le primarie. Fra i 5 stelle c’è chi giura che l’ex capo del governo sarebbe pronto a rinunciare alla conta e a sedersi a un tavolo per discuterne dopo l’intesa sul programma, ma che sia l’alleata-rivale Elly Schlein a pretenderle, dato che con la nuova legge elettorale, se approvata in via definitiva, sarà impossibile rinviare la scelta del leader della coalizione a dopo le elezioni.

