La stagione antincendio sulla carta volge al termine. Inizia a metà maggio, dovrebbe chiudersi ufficialmente a fine ottobre. Il calendario però ormai conta fino a un certo punto: a pari del clima, con l’estate che va ben oltre i canonici tre mesi, anche i roghi non sono più un affare legato a quella che un tempo era definita la bella stagione. Gli ultimi anni hanno più volte dato prova di come la piaga degli incendi, che va ricordato sono quasi sempre frutto di dolo o della colpa di chi continua ad adottare pratiche in barba alle normative, possa riaprirsi in qualsiasi momento dell’anno. O meglio: faccia fatica a risanarsi davvero, complice le piogge sempre più circoscritte a piccoli periodi.
Consapevole di ciò, la Regione da qualche anno ha deciso di estendere il servizio elicotteristico, dedicato all’antincendio, per tutti i dodici mesi. Da contratto, le società E+S ed Helixcom, da quasi un decennio operanti in Sicilia in un regime di sostanziale monopolio per l’assenza di concorrenza nelle gare d’appalto, dovranno mettere un mezzo a disposizione fin dopo Natale.
Il 2026 si è rivelato un altro anno complicatissimo
Nonostante ciò il 2026 si è rivelato un altro anno complicatissimo. A inizio settembre, come rivelato dal QdS tramite dati ufficiali incamerati dal Corpo forestale, gli incendi registrati superavano abbondante la soglia di 6.200, con una superficie andata a fuoco – tra boscata e non boscata – di oltre 47mila ettari. Danni devastanti, a cui si è aggiunta la perdita di vite umane: prima il vigile del fuoco 59enne Alessandro Marchì, morto nel nisseno durante le operazioni di spegnimento, e poi il giovane di Ciminna (Palermo) Salvatore Giglia, deceduto in seguito alle gravi ustioni riportate nel tentativo di domare le fiamme che stavano danneggiando la sua campagna.
Macchina antincendio non all’altezza
La macchina antincendio, sia in funzione preventiva che in fase d’intervento, ancora una volta non si è rivelata all’altezza. Gli elicotteri, nei primi otto mesi dell’anno, erano intervenuti quasi mille volte con oltre 22mila lanci ed esaurendo il monte ore previsto da contratto.
Ciò ha portato la Regione a estendere il servizio, attivando le ore opzionali incluse nell’accordo. A terra le cose non sono andate molto meglio: come raccontato dal Quotidiano di Sicilia e su QdS.it, tra gli operai stagionali che operano sotto il coordinamento del Corpo forestale non manca chi denuncia l’inadeguatezza dei mezzi in dotazione e dei dispositivi di protezione individuale.
Il caso dell’associazione di volontariato
A ciò di recente si è andato a sommare un piccolo caso, che fonti di questa testata affermano non essere isolato, che ha visto come protagonista una delle oltre duecento organizzazioni di volontariato che prestano servizio interfacciandosi con la Protezione civile regionale. La vicenda ha interessato il modo con cui i volontari di un’associazione dell’ennese avrebbero lavorato nei dintorni di Piazza Armerina. Un’azione in autonomia, senza rispettare i protocolli che stabiliscono le regole di ingaggio.
Il messaggio Whatsapp
“Ho avuto conferma che nessuno aveva comunicato al Drpc (dipartimento regionale Protezione civile, nda) né l’evento né la presenza e partecipazione dei volontari e sono venuto a sapere che, invece, erano presenti sui luoghi ed erano perfettamente informati diversi volontari appartenenti a varie organizzazioni iscritte”, ha scritto il dirigente generale Salvo Cocina in un gruppo Whatsapp utilizzato per la comunicazione tra Regione e volontari.
Nel messaggio, che è stato visionato dal QdS, si sottolinea che “la mancata informazione su un evento e il mancato coordinamento comportano gravi disguidi, confusione operativa e un evidente danno di immagine. Si tratta – prosegue il testo – di eventi ai quali i volontari partecipano senza alcuna nostra attivazione e, cosa ancora più grave, senza che il Dipartimento, il Nopi (Nucleo operativo pronto intervento, nda) o la Sala operativa ne siano a conoscenza”. In Sicilia, stando ai dati comunicati dalla stessa Regione, sono circa 240 le organizzazioni accreditate per dare il proprio contributo nelle attività di prevenzione, segnalazione e spegnimento. Il contingente è quantificato in oltre 2.100 unità.
I volontari, per legge, hanno diritto a un buono pasto superate le sei ore e mezza di servizio e al rimborso di carburante, manutenzione dei veicoli utilizzati dall’associazione nonché del rimborso per il datore di lavoro o per lo stesso volontario nel caso quest’ultimo dichiari di essere libero professionista o lavoratore autonomo. Nel messaggio inviato da Cocina si fa riferimento anche ad altri casi caratterizzati da inadempienze, come la “presenza di volontari e mezzi del Dipartimento presso manifestazioni canore a pagamento, mentre contemporaneamente in altri siti erano in corso incendi”.
La reprimenda di Cocina
La reprimenda del dirigente generale si è conclusa ricordando le regole d’ingaggio basilari: “Ogni volontario e ogni presidente di organizzazione di volontariato devono comunicare immediatamente al Nopi e alla Sala operativa sia l’evento sia la propria presenza e partecipazione, indipendentemente da chi abbia disposto l’attivazione. È sufficiente una telefonata o un semplice messaggio WhatsApp: pochi secondi per consentire al dipartimento di sapere dove sono presenti le proprie risorse e garantire il necessario coordinamento operativo”.
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