Roma, 10 ago. (askanews) – A distanza di una decina di giorni dalla crisi di Ceuta (e con timori per possibili nuovi arrivi) il tema dei migranti resta al centro del dibattito politico in Italia e in Europa.
Oggi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier Danese Mette Frederiksen hanno condiviso su Instagram un messaggio in cui dicono no a ‘un’immigrazione incontrollata’ che ha ‘impatti negativi’ sulle società. Per quanto su fronti diversi (Frederiksen è socialdemocratica) le due hanno da tempo consolidato una posizione comune sui temi di migranti, promuovendo anche le riunioni del gruppo di Paesi ‘like minded’ sulle cosiddette ‘soluzioni innovative’.
‘Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa – scrivono le due leader -. Nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini. Insieme – si legge nel messaggio – siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni. Comprensibilmente, i cittadini europei si aspettano azioni concrete dai propri rappresentanti politici. Per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un’immigrazione incontrollata. È nostro dovere continuare a impegnarci con determinazione per offrire risposte concrete ai cittadini, specialmente i più esposti, e garantire maggiore sicurezza e tutela per le nostre comunità. Insieme – proseguono – siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni. E ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta’. Secondo le due leader ‘il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa. Entrambe siamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell’Europa e vogliamo proteggerlo. Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell’Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo. Riteniamo che questa sia la strada giusta per proteggere l’Europa e i nostri valori comuni. E crediamo che milioni di europei condividano questa convinzione’.
L’iniziativa di Meloni è sostenuta, naturalmente, dal centrodestra, a partire da Fratelli d’Italia. ‘E’ un segnale politico importante per l’Europa’, afferma il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, che parla di una ‘strategia pragmatica che sta progressivamente orientando il dibattito europeo e che dimostra quanto sia stato importante il lavoro di Giorgia Meloni per riportare queste priorità al centro dell’agenda dell’Unione’. Per il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami Meloni e Frederiksen ‘tracciano la rotta per la sicurezza e il futuro del nostro Continente. È la dimostrazione che la difesa dei confini non ha colore politico: quando si parla di proteggere la sicurezza dei cittadini di fronte alla devastante ondata dell’immigrazione clandestina il buon senso prevale sulle barriere ideologiche’.
Sui migranti, dalle colonne della Frankfurter Allgemeine Zeitung, interviene il presidente del Partito popolare europeo (Ppe) Manfred Weber che più volte, al Parlamento europeo, ha promosso una maggioranza ‘alternativa’ coinvolgendo i gruppi di destra in particolare proprio sul tema delle migrazioni. Per Weber l’Unione europea deve accelerare sulla creazione di centri per i rimpatri in Africa e rafforzare Frontex, trasformandola in una vera agenzia europea di guardia di frontiera con 50mila effettivi. In particolare ‘l’Europa deve realizzare rapidamente dei return hub in Africa’ dato che ‘con buone relazioni commerciali, cooperazione economica e anche migrazione legale, l’Ue ha enormi offerte da fare ai Paesi che coopereranno con noi su questi return hub’. Per farlo serve però ‘un mandato chiaro alla Commissione’. Weber propone parallelamente un forte potenziamento di Frontex. L’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera dovrebbe diventare, a suo avviso ‘una vera agenzia europea di protezione delle frontiere con 50mila effettivi’, dotata anche della capacità di controllare l’operato degli Stati membri.
Parole condivise dal ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani. ‘Condivido le proposte di Manfred Weber e del Ppe sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Dobbiamo difendere insieme le nostre frontiere esterne’, ha scritto Tajani su X. Per il titolare della Farnesina occorre ‘potenziare Frontex come una vera agenzia europea di guardia di frontiera con uomini, mezzi e poteri adeguati’ e ‘combattere senza tregua le organizzazioni criminali dei trafficanti’. Tajani chiede inoltre di ‘realizzare hub per i rimpatri in Africa e accelerare quelli di chi non ha diritto a restare in Europa’, affiancando però alle misure di controllo ‘più cooperazione con i Paesi di origine e transito con investimenti, formazione in loco e migrazione regolare utile alla nostra economia’.
Completamente diversa la visione delle opposizioni. ‘Meloni e Frederiksen – attacca Angelo Bonelli di Avs – dichiarano di voler ‘difendere l’Europa’ dall’immigrazione, mentre tacciono sulla vera emergenza che sta rendendo il nostro continente sempre più invivibile: la crisi climatica. In appena due settimane di caldo estremo si stimano quasi 15 mila decessi in Europa’. Eppure, ‘Meloni indica come priorità la chiusura delle frontiere e la demolizione di Schengen. È una strategia irresponsabile: costruire false emergenze per alimentare paura e propaganda, nascondendo quella che i cittadini stanno già pagando sulla propria pelle. Meloni, Frederiksen e von der Leyen parlano di difendere il futuro dell’Europa, ma intanto demoliscono le politiche climatiche, rallentano la transizione ecologica e proteggono gli interessi delle fonti fossili. Non stanno difendendo l’Europa: la stanno condannando a diventare più arida, più fragile e sempre meno abitabile. Sono irresponsabili’.
Di strategia ‘tafazziana’ parla Benedetto Della Vedova (+Europa). ‘L’immigrazione in Europa – sottolinea – è una questione seria e di lungo respiro. Meloni e la premier danese Frederiksen, nella loro nota congiunta, optano per la propaganda, partendo da un assunto retorico falso, cioè che a differenza loro ci sarebbe qualche paese europeo fautore dell’immigrazione incontrollata. L’interesse danese è chiaro: la Danimarca è un piccolo paese del Nord solo marginalmente interessato dagli arrivi. L’Italia, al contrario, è un paese di primo approdo nel Mediterraneo ed esposto agli arrivi dalla rotta balcanica. Per la Danimarca il trattato di Dublino è una salvezza, per l’italia una condanna. All’Italia servirebbe una politica migratoria comune in Europa, in cui sia l’Unione a farsi carico dei migranti ovunque approdati, mentre alla Danimarca va benissimo che sia il Paese di primo approdo ad occuparsi degli arrivi e delle emergenze. L’atteggiamento di Meloni, al di fuori dalla propaganda, è tafazziano’.
‘La sospensione di Schengen con la Spagna – afferma l’europarlamentare Pd Matteo Ricci – dimostra che il sovranismo è un boomerang: ognuno è sovranista a casa propria. Noi lo facciamo gli altri e gli altri con noi. È già successo. Madrid ha risposto con controlli sui viaggiatori che arrivano dall’Italia e Berlino ha annunciato che dal 19 agosto ricomincerà a rispedirci indietro i richiedenti asilo passati dal nostro Paese. Abbiamo bloccato la libera circolazione delle persone con uno Stato con cui non confiniamo, per una vicenda avvenuta in territorio geograficamente africano e già risolta con i rimpatri nel giro di pochi giorni. Non è sicurezza ma becera propaganda elettorale’.

