Roma, 10 ago. (askanews) – Il primo a sapere quanto sia stretto il sentiero tra “aspetto una telefonata da Giorgia Meloni” e “questo governo sta portando avanti le stesse politiche che da sempre porta avanti la sinistra” è proprio Roberto Vannacci. Lo sa perchè quel sentiero, che lo condurrà alle elezioni Politiche del 2027, dentro o fuori dall’alleanza di centrodestra, il leader di Futuro nazionale lo bazzica da mesi, sempre in equilibrio, se non in bilico, tra le “linee rosse”, invalicabili, del partito e il cripo-invito rivolto alla premier che, per ora – fatta eccezione per un’annunciata interlocuzione preliminare con FnV del capogruppo alla Camera di Fdi, Galeazzo Bignami – ha lasciato perdere.
Vannacci, comunque, fa il suo gioco che consiste anche nel ripetere ad ogni occasione pubblica – l’ultima venerdì scorso al festival de La Versiliana – che Futuro nazionale non “cambierà rotta”, non accetterà compromessi inaccettabili, ma anche che a lui nessuno del centrodestra – leggi, in realtà, Fratelli d’Italia – l’ha mai cercato e – sottotesto – dovrebbe farlo. Parallelamente l’ex generale si dedica ad attaccare gli altri partiti alleati, un giorno la Lega, un altro Forza Italia (anche con invettive rivolte ai singoli deputati, vedi il caso del deputato azzurro Paolo Emilio Russo). Oggi in un’intervista a La Verità torna sullo strappo con il Carroccio e rilancia di nuovo: “Sono uscito dalla Lega perchè è un partito che si è mostrato incoerente con le promesse fatte – spiega -. Dopodiché io insisto: Futuro nazionale deve essere il principale interlocutore del centrodestra” anche se al momento non c’è stata “nessuna telefonata nè da Tajani nè da Salvini nè da Meloni”. Aspetta una telefonata dalla premier? “Assolutamente sì – risponde a La Verità -, qualora ne abbia voglia”. E perchè dovrebbe essere la premier a cercarlo e non viceversa? La risposta di Vannacci fa appello alla forma, a un codice delle buone maniere che aspira ad essere inconfutabile almeno quanto l’uso che l’ex generale fa delle definizioni del vocabolario italiano quando parla di “remigrazione” e di “rastrellare” il boschetto di Rogoredo a Milano. Uscita che ha scatenato le proteste del centrosinistra e non solo (“rastrellare – gli ha risposto Matteo Renzi – è il verbo usato dai nazisti e dai fascisti. Voi, caro generale, non rastrellerete un bel niente”). Tornando all’epistemologia della telefonata, Vannacci spiega: “Aspetto una sua telefonata perchè ho imparato l’educazione in senso tradizionale: considero Giorgia Meloni la padrona di casa e mi aspetto che parli con tutte le persone che si trovano all’ingresso della casa”.
Il pressing sul contatto diretto, in realtà, dura da settimane. “Salvini? Non l’ho più sentito. Non mi ha risposto neanche agli auguri di compleanno – diceva l’ex generale a inizio giugno -. Meloni? Con lei non ho mai avuto il piacere di parlare. Spero però che non continuino tutti a fare l’errore di ignorare Futuro Nazionale, perché non gli conviene”. A distanza di tempo e con FnV che sembra destinato alle due cifre il quadro potrebbe essere un po’ cambiato anche se, c’è da giurarsi, il dilemma dentro o fuori dal centrodestra sarà risolto all’ultimo.
“Sono disposto a parlare con chiunque – ha detto Vannacci a Marina di Pietrasanta -, da quando ho fondato il partito non ho mai parlato con nessun leader del centrodestra o del centrosinistra, a parte Renzi e Bonelli, che ci siamo trovati in ospitate. Io parlo con tutti ma le nostre linee rosse non saranno mai valicate”. Insomma non è cosa che si possa risolvere in un nostalgico “Se telefonando”. Tant’è che su Milano Vannacci alza la posta: l’ex comandante dei Carabinieri Carmelo Burgio è il candidato di Futuro nazionale, “se il centrodestra vorrà confrontarsi seriamente con questa visione, noi saremo disponibili al dialogo” ma questo “non significa rinunciare ai nostri principi e, soprattutto, non significa mettere in discussione il nome di Carmelo Burgio. Su questo non arretreremo di un millimetro”, chiude.

