Nuovo albo dei formatori, scontro sui tempi della riforma - QdS

Nuovo albo dei formatori, scontro sui tempi della riforma

Michele Giuliano

Nuovo albo dei formatori, scontro sui tempi della riforma

sabato 11 Gennaio 2020 - 00:00
Nuovo albo dei formatori,  scontro sui tempi della riforma

Scintille tra governo regionale e M5s sul varo dell’elenco che porterà novità nei criteri d’inserimento. Coinvolti non solo i dipendenti degli enti ma anche gli ex operatori degli sportelli multifunzionali

PALERMO – Il mondo della formazione professionale ha bisogno di andare avanti. Dopo anni di stallo, con enti che hanno dovuto decimare i propri dipendenti in attesa di attività didattiche che si sono fatte attendere per troppo tempo, e una copertura finanziaria insufficiente per un bacino che conta oltre 8 mila lavoratori, è arrivato il momento di attuare la riforma appena approvata.

“I lavoratori della formazione professionale in Sicilia non possono aspettare i tempi della politica. L’assessore regionale alla Formazione Roberto Lagalla effettui il prima possibile la ricognizione dell’albo dei formatori, senza dover necessariamente attendere i 120 giorni previsti per legge così come avevamo chiesto con un’apposita mozione”.

A dichiararlo sono i deputati regionali del Movimento 5 Stelle all’Ars componenti della Commissione Cultura Formazione e Lavoro Roberta Schillaci, Giovanni Di Caro, Nuccio Di Paola e Ketty Damante. A tale proposito, nei scorsi giorni i deputati Ars Nuccio Di Paola e Jose Marano hanno incontrato a Catania una delegazione di formatori e operatori degli sportelli multimediali.

“Auspichiamo che la ricognizione – concludono i deputati – possa essere effettuata entro il mese di gennaio, in modo da poter dare così una risposta concreta al mondo della formazione professionale, da anni vessato dalle incertezze della classe politica”.

L’assessore regionale Lagalla ha subito detto la sua al riguardo: “La legge numero 23 del 14/12/2019 Istituzione del sistema regionale della formazione professionale, pubblicata in Gazzetta il 20 dicembre scorso e quindi, come previsto dalla normativa, in vigore dal 3 gennaio scorso, prevede che, entro 120 giorni, vengano avviate le procedure di ricognizione dell’albo della formazione professionale. Certamente si tratta di una mia priorità, ma è chiaro che le relative procedure devono essere accuratamente predisposte per evitare incoerenze o errori. In questa direzione si stanno attivando gli uffici dell’assessorato che certamente sapranno operare nei tempi e con la cura voluta dalla legge”. Tutto sembrerebbe, quindi, procedere nel rispetto della tempistica di legge, con la dovuta attenzione e cura.

“Questo governo ha riavviato la formazione professionale in Sicilia e contribuito in misura determinante ad innovare lo strumento legislativo – conclude Lagalla – E’ quindi superfluo, da parte del M5S, sollecitare, ancor prima del tempo, adempimenti normativi che lo stesso governo regionale ha posto alla base della sua azione”.

L’albo ritorna al centro della discussione e delle polemiche che negli anni in realtà non si sono mai sopite. Quello che doveva essere un modo per regolamentare l’ingresso e l’uscita dal settore è diventato nel tempo un mero elenco alfabetico tra dipendenti storici, assunti prima del 31 gennaio 2008, e i nuovi iscritti: oltre 7 mila i primi, e oltre 4 mila aspiranti lavoratori nella seconda categoria. Sarebbero necessari oltre 300 milioni di euro all’anno per “mantenere” tutti, mentre con l’avviso 2 ne sono stati messi a disposizione meno della metà, e ancora oggi, a distanza di oltre un anno dal fatidico click day, l’11 giugno 2018, quando gli enti hanno dovuto correre contro il tempo per inserire corsisti e battere sul filo dei secondi i propri avversari, nulla si sa su quello che sarà il futuro della formazione professionale siciliana.

Tante le proposte fatte nel corso del tempo per snellire i numeri, ma nessuna è stata effettivamente applicata: i prepensionamenti, l’offerta di incentivi per la fuoriuscita dal comparto, la riqualificazione del personale per essere inserito in altre realtà regionali, una riforma regionale unitaria che permetterebbe di utilizzare le risorse umane in maniera più uniforme ed efficace.

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