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Obesità, in Sicilia curarsi è anche una questione di soldi: “Le terapie partono da 200 euro”

Obesità, in Sicilia curarsi è anche una questione di soldi: “Le terapie partono da 200 euro”
Obesità – foto di Imagoeconomica

Nell’Isola sono 800mila le persone che convivono con l’obesità e le relative patologie connesse. Il presidente della Società Italiana dell’Obesità racconta i rischi e cosa c’è dietro i dati

In Sicilia l’obesità colpisce circa 800mila persone: il 46% degli adulti tra 18 e 69 anni è in eccesso ponderale, mentre il 35% è in sovrappeso e l’11% presenta obesità. A riferire questi dati la Società Italiana dell’Obesità (SIO) in apertura del Congresso nazionale SIO WiP 2026, al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo. Una tre giorni che ha permesso anche di poter fare prevenzione con screening organizzati per l’occasione che hanno avuto una grande affluenza, davanti al Teatro Politeama e all’Università di Palermo.

Il presidente della SIO Buscemi al QdS.it: “Sicilia tra le regioni all’ultimo posto”

Dell’obesità e su come affrontare il problema ne abbiamo parlato con Silvio Buscemi, presidente della Società Italiana dell’Obesità. Sono circa 200 patologie di cui l’obesità è responsabile: il diabete o le malattie cardiovascolari, l’infarto, l’insufficienza renale, la steatosi epatica, le apnee ostruttive. “In Sicilia come indice di massa corporea siamo nella media nazionale – spiega al QdS.it Buscemi -, mentre per il sovrappeso la Regione è tra le ultime in classifica”.

Una riflessione arriva dai nuovi dati della sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità, dove chi soffre di obesità ha comunicato di non essere mai stato stimolato dai medici a curarsi. “Questi ultimi molto spesso hanno preso sottogamba il problema, ora se ne stanno rendendo conto che l’obesità complica altre malattie”, dice l’esperto.

Le cause dell’obesità

A influenzare l’insorgenza dell’obesità sono due fattori: il cibo e l’ambiente. Il 30% riesce a seguire i consigli dei medici seguendo le regole e modificando le loro abitudini. Il 70% invece no. “Non si tratta di cattiva volontà, pigrezza o di essere buongustai – spiega Buscemi -, ma l’obesità – essendo una malattia – tutto ciò che controlla (fame, sazietà, eccetera) lo fa con meccanismi biologici, controlli neuroendocrini. Ci sono tantissime molecole e sostanze che contribuiscono a regolare il nostro peso corporeo che, come tanti nostri organi, hanno un loro funzionamento e se li mettiamo nelle peggiori condizioni emergono anche i difetti di funzionamento“.

Tutto questo cosa provoca che “Noi popolazione – sottolinea Buscemi – siamo indotti a iper-alimentarci e muoverci poco”. Le soluzioni per combattere l’obesità sono tante, alcune delle quali collegate tra loro. “Mangiando cibo adeguato, muovendosi senza utilizzare troppo le auto e facendo sport, tutto sarebbe diverso”.

Poi a influenzare l’obesità c’è sicuramente l’ambiente: “Vivendo in mezzo all’inquinamento, tante sostanze – come agenti chimici, micro e nano plastiche – entrano nel nostro organismo, si depositano nel tessuto adiposo, lo infiammano e non lo fanno funzionare bene, senza che noi lo sappiamo. Ormai viviamo in un ambiente non salutare: non ci sono più spazi dove fare giocare i bambini e far muovere le persone; si è costretti a mangiare cibo spazzatura perché ormai i costi dei cibi della ‘dieta mediterranea’ sono proibitivi. Prima era al contrario, invece oggi andare a comprare della buona verdura, frutta o ortaggi è veramente un’azione che può sconvolgere per i costi che si trovano in giro”.

Un altro fattore che influenza l’incidenza dei casi di obesità è la distribuzione della popolazione: “In città prima viveva il 30% della popolazione, mentre il 70% stava in aree extraurbane rurali – ha evidenziato Buscemi -, adesso è esattamente il contrario, con conseguente sovraffollamento nelle zone urbane. Non siamo riusciti a identificare sistemi per attutire qualcosa che sapevamo potesse accadere. Ci sono fatti biologici, che non dipendono da fatti psicologici individuali, che non consentono a molte persone di poter cambiare abitudini e mantenerle”.

Punture dimagranti e pillole, le cure ci sono: il problema è uno solo

Fortunatamente negli anni la scienza è andata avanti producendo farmaci che permettono di combattere l’obesità, principalmente le punture dimagranti: una su tutte il Tirzepatide. Oppure il Semaglutide o Liraglutide: “Queste terapie farmacologiche abbiamo scoperto avere importanti effetti importanti sul metabolismo o su sospetti cardiovascolari”, dice l’esperto.

Hanno, però, un problema: il costo. Partono tutti dai 200 euro. “Vanno fatte a lungo termine – precisa Buscemi -, non bastano poche settimane. Le persone son costrette a comprarsele, spesso però i costi non sono sostenibili“. Questo crea una disparità in un Italia che si divide in due velocità: “Noi dobbiamo lottare per rimuovere queste barriere per dare la possibilità a chi non può permettersi queste cure di farle. Tutti devono avere la stessa possibilità di curarsi”.

Questo porterebbe dei vantaggi: “Combattere l’obesità permette di curare tante malattie croniche invalidanti, che comporterebbero costi di ricovero, cura e assistenza. Alla fine, quindi, sarebbe un risparmio e un recupero di forza lavoro perché l’obesità riguarda principalmente la fascia d’età produttiva”.

Questi farmaci già utilizzati negli Stati Uniti con effettivi positivi: “I dati ci raccontano – dice Buscemi – che il 27% delle persone che hanno iniziato queste cure hanno recuperato la loro attività produttiva e anche la voglia di vivere, considerando che spesso chi è obeso si sente infelice. Il 40% di queste persone ha avuto relazioni sentimentali stabili negli anni successivi, un dato che indirettamente ci racconta molto”.

Oltre la cura, la prevenzione

Non solo cure. Il professore Buscemi raccomanda tanta prevenzione: “Va fatta su tutto il territorio assieme ai medici di Medicina Generale, rivolgendoci soprattutto alla fascia d’età più debole, quella pediatrica. Già da prima della nascita tutti i fattori esposti prima ci espongono all’obesità. Occorre fare rete, percorsi comuni e indirizzati tra diversi specialisti. Bisogna interloquire con tutti gli attori che compongo una società, non solo medici specialisti: dobbiamo parlare con politici, ingegneri, architetti e comunicatori”.

Sull’importanza della comunicazione e dei mass media, Buscemi aggiunge: “Se non c’è nessuno che comunica i dati, le informazioni giuste su come utilizzare farmaci e altro. Diffondere informazioni corrette. Gli strumenti dell’informazione oggi hanno un potere più alto, quello di raggiungere più persone in unica volta”.

Ripartire dai bambini, basta sedentarietà

Per il presidente della SIO bisogna ripartire dai più piccoli. In Sicilia il 33,9% dei bambini tra 8 e 9 anni presenta un eccesso ponderale, il 20,5% è in sovrappeso, il 9,2% presenta obesità e un ulteriore 4,2% obesità grave: “Dare loro l’opportunità di crescere e poi in futuro di lavorare in un ambiente sano e non dentro casa, dove mangiano cibo spazzatura, sempre con in mano cellulare o videogiochi, sprofondati in un divano. Così si restituirebbe a loro forza e qualità di vita, utili da adulti”.

Qui entrano in ballo i genitori: “Loro sicuramente danno affetto, amore e cure ai figli, ma spesso sono impreparati su queste tematiche perché in passato anche loro ne sono stati vittima”. Bisogna ricostruire un tessuto, un ambiente familiare: “In passato si andava a giocare a pallone nei cortili e nelle strade. Oggi non viene più fatto, spesso per questioni di sicurezza”.

Adesso le scuole sono considerate l’unico potenziale luogo ideale per i bambini: “Offriamo ai piccoli cibo buono, con servizi di mensa adeguati e ampi spazi dove potersi svagare. Facciamo formazione anche ai genitori, non solo ai bambini. Comunichiamo con loro. C’è tantissimo da fare, ma finalmente forse si sta comprendendo che è il momento di agire. Siamo un Paese che con fatica si è portato all’avanguardia sull’obesità e sta cercando di mettere in atto le leggi”.

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