Roma, 28 ott. (askanews) – Nel terzo trimestre 2026 il prezzo dell’olio extravergine italiano ha continuato a diminuire: a ottobre ha oscillato tra 4,30-4,90 euro/kg a seconda della qualità e della categoria merceologica, il 38-46% in meno rispetto agli 8 euro di fine 2025. Di conseguenza, la differenza di prezzo tra l’olio italiano e quello spagnolo si è ridotta, passando dai circa 2,55-3,05 euro/kg di marzo ai 0,40 – 0,60 euro al chilo di ottobre, e anche quella con l’olio tunisino ha raggiunto i soli 0,75 euro/kg.
Le DOP/IGP e, in misura minore, il certificato biologico sono tuttavia riuscite a mantenere prezzi superiori. A tenere basse le quotazioni è stata soprattutto la grande quantità di olio in giacenza: secondo il rapporto MASAF-ICQRF, ripreso dalla Regione Puglia, infatti, a fine luglio gli oli complessivamente detenuti in Italia ammontavano a 233.377 tonnellate, il 43,9% in più rispetto al 2025; di queste, le scorte di extravergine di origine italiana ammontavano a 108.299 tonnellate. Le stime per il 2027, tuttavia, vedono l’olio extravergine italiano stabilizzarsi e recuperare leggermente, con quotazioni previste intorno ai 4,40-4,60 euro al chilo, le più alte tra i produttori europei: il prezzo previsto per Spagna, Grecia e Portogallo si stima infatti tra i 3,35 – 3,70 euro al kg.
È quanto emerge dall’Osservatorio sul mercato oleario di Certified Origins, che descrive un settore ancora in assestamento dopo due anni di forti tensioni, e conferma alcune tendenze già indicate nei mesi scorsi, come la discesa dei prezzi italiani e le scorte elevate, ma ne ha invertite altre. Ad esempio, in Spagna i prezzi, che all’inizio dell’estate erano previsti in ulteriore calo, sembrano ora essere più dinamici.
Sul fronte della regolamentazione è arrivata una stretta sulle etichette. Con la circolare del 16 luglio 2026, il ministero dell’Agricoltura ha stabilito che le miscele di olio extravergine e olio vergine non possono essere vendute come extravergine sul mercato italiano, anche se rientrano nei parametri della categoria. Un successivo chiarimento ha però ammesso questa possibilità per l’export e per l’olio confezionato in Italia, purché il prodotto finale rispetti i requisiti. Durante l’estate è stato inoltre adottato il Piano olivicolo italiano 2026-2030. Sul piatto, ancora da approvare, ci sono circa 300 milioni di euro, da allocare tra il 2027 e il 2029, e un obiettivo preciso, produrre il 25% di extravergine in più nel medio-lungo periodo. Si punta in particolare sul recupero degli oliveti abbandonati, circa 300.000 ettari in tutta Italia, su frantoi più moderni, su costi più bassi per gli agricoltori, sulla lotta alla Xylella e su una maggiore tracciabilità.

