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Agrumi, droga ed estorsioni: così gli affiliati dei Santapaola-Ercolano e dei Nardo miravano al controllo del territorio

Agrumi, droga ed estorsioni: così gli affiliati dei Santapaola-Ercolano e dei Nardo miravano al controllo del territorio

Una serie di business e un’articolata attività criminale sul territorio smantellata nell’ultima maxi operazione antimafia tra Catania e Siracusa

Un giro di armi da guerra e comuni, il business dello spaccio, rapine, estorsioni nel settore agroalimentare (e non solo), riciclaggio e violenza: sono numerosi i reati contestati alle 25 persone raggiunte da misure cautelari nell’ultima maxi operazione antimafia. Per alcuni degli indagati c’è anche l’aggravante di aver agevolato due potenti famiglie della criminalità organizzata, la famiglia Santapaola-Ercolano di Catania e il clan Nardo di Lentini (Siracusa).

L’inchiesta è coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania e ha visto impegnati i carabinieri del comando provinciale siracusano, i finanzieri del comando etneo e il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma. Impegnato nelle indagini anche il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata delle Fiamme Gialle.

Operazione antimafia tra Catania e Siracusa, 25 indagati

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale etneo ha disposto misure cautelari personali nei confronti di 25 persone, ritenute gravemente indiziate – a vario titolo – dei reati di associazione a delinquere di tipo mafioso, illecita detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, percosse, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, riciclaggio, rapina, traffico organizzato di droga e spaccio, in alcuni casi con l’aggravante di aver agevolato – come già detto – i Santapaola-Ercolano e i Nardo. Per tutti loro vige il principio di presunzione d’innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

Chi sono gli arrestati e gli indagati dell’operazione antimafia tra Siracusa e Catania

L’ordinanza ha disposto la custodia cautelare in carcere per:

  • Gaetano Teclo Angelino (classe 1967);
  • Sebastiano Basso, inteso “Babbaleccu” (classe 1984);
  • Alfio Bonomo (classe 1966);
  • Alfio Calabrò (classe 1993);
  • Pileri Antonino Sebastiano Calanni (classe 1981);
  • Franco Catania (classe 1985);
  • Donatello Cormaci (classe 1973);
  • Antonino Corso (classe 1981);
  • Michael Di Fazio (classe 1994);
  • Alberto Di Mauro (classe 1978);
  • Domenico Fava (classe 1980);
  • Gabriele Favazzi Liprino (classe 1998);
  • Giuseppe Furnò, inteso “pupiddu” (classe 1952);
  • Giuseppe Giampapa, inteso “Pippo” (classe 1953);
  • Antonino Guercio, inteso “Antonio” (classe 1977);
  • Ercole Daniele Modica (classe 1963);
  • Davide Musumeci (classe 1991);
  • Angelo Maria Randazzo (classe 1976);
  • Massimiliano Rizzo, inteso “Massimo” (classe 1974);
  • Vincenzo Rizzo, inteso “Enzo” (classe 1970);
  • Alfio Scandurra (classe 1991);
  • Sebastiano Scrofani (classe 1972);
  • Dario Vacante (classe 1986);
  • Fabio Virzì (classe 1979);
  • Filadelfo Zarbano (classe 1986).

Estorsioni e le mani sul commercio di agrumi

Le indagini che hanno portato agli odierni provvedimenti hanno permesso di ricostruire la struttura del clan Nardo, il cui epicentro è Lentini ma le ramificazioni interessano tutta la zona nord della provincia di Siracusa. Un clan storicamente affiliato a un’altra famiglia criminale siciliana, catanese per l’esattezza, quella dei Santapaola-Ercolano.

A interessare i due clan e alcuni dei soggetti ritenuti a loro affiliati era il settore agroalimentare, uno dei più importanti per la Sicilia. In particolare, era il commercio di agrumi – prodotto tipico dell’Isola – ad attrarre l’interesse dei gruppi criminali. Le indagini hanno infatti permesso di accertare episodi di estorsioni ai danni di soggetti operanti nel campo agroalimentare (nel trasporto e nel commercio di agrumi in particolare), ma anche di imprese coinvolte nell’esecuzione di “opere appaltate da società assoggettate a controllo pubblico”.

Una forma di controllo del territorio che chi lavora contro la mafia conosce bene. E anche i cittadini. “Questa indagine ci restituisce l’immagine di una Cosa nostra, di una mafia capace di tornare sul campo, continuare le attività e di avere un controllo economico importante di molte attività”, commenta a tal proposito il procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita, facendo luce su come diversi imprenditori si trovino – tramite il sistema criminale delle estorsioni – di fatto costretti a “pagare per ogni servizio reso una quota dei loro utili alle associazioni di tipo mafioso”. Una sorta di tassa criminale resa “quasi ufficiale”, che diventa linfa vitale per la mafia.

Il business dei Nardo e dei Santapaola nel campo della droga

Altro core business della criminalità al centro del blitz è lo spaccio di droga. Nello specifico, le indagini hanno permesso di ricostruire l’attività di un altro sodalizio catanese – ritenuto legato ai Santapaola-Ercolano – dedito al commercio di cocaina, marijuana e hashish, con importazioni dalla Spagna.

A seguito delle perquisizioni personali, domiciliari e veicolari eseguite, sono stati arrestati 5 soggetti con l’accusa di detenzione di armi, munizioni e sostanze stupefacenti. Sotto sequestro anche una pistola, munizionamento vario e circa due chili di droga (cocaina, hashish e marijuana). Scattato su disposizione del giudice per le indagini preliminari anche il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di complessi aziendali, quote societarie, beni immobili e mobili e disponibilità finanziarie per un totale circa 5,5 milioni di euro.

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