Paese politico e Paese reale - QdS

Paese politico e Paese reale

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Paese politico e Paese reale

Giovanni Pizzo  |
lunedì 26 Settembre 2022 - 09:09

La vittoria è di Giorgia Meloni, la sconfitta è di Enrico Letta, un alieno rispetto alla politica odierna, che ha fatto una campagna elettorale a favore della leader di FdI.

Il Paese reale ha dato un bello scossone al Palazzo, lo scollamento tra coloro che vivono in politica e di politica è forte. Intanto molti sono stati a casa, si sono rifugiati nell’astensione, non trovando ragioni e speranza in un sistema elettorale in cui o mangi la minestra o salti la finestra.

E molti invece sono stati alla finestra, scettici che la democrazia, oggi non più rappresentativa, possa risolvere i loro problemi. Poi ovviamente, come da pronostico ed oltre, Giorgia. La Meloni, unica voce fuori dal Governo Draghi, anche se dialogante, ha raccolto un trend di voglia di cambiamento, che gli altri non rappresentavano.

Un voto forte, di slancio, che non ha fatto però crescere il centrodestra, rispetto alle previsioni che erano più alte, ma lo ha mutato radicalmente. Con una classe dirigente paradossalmente, rispetto ai suoi detrattori, da Next Generation UE, cioè donne e giovani. Prima leader donna di questo Paese, e prima donna Premier.

La vittoria è di Giorgia Meloni, la sconfitta è di Enrico Letta, un alieno rispetto alla politica odierna, che ha fatto una campagna elettorale a favore di Giorgia Meloni, e che nelle migliori tradizioni del PD verrà accompagnato alla porta con scarni saluti.

Mentre Mattarella aveva traslocato scaramanticamente il materasso, Letta dovrebbe cominciare a comprarsi un bel somiere da Roche Bobois a Parigi. Matteo Salvini ha una bella e giovane fidanzata che ha trascurato girovagando senza sosta per l’Italia, i compagni di partito, soprattutto i veneti consiglieranno a Matteo, che è passato dal 17 al 34 ed oggi all’8%, di riposarsi nel talamo.

Mentre la quasi sposa ha funzionato da gerovital, con effusioni ai seggi che avranno fatto sorridere Mattarella, per Silvio nazionale che invece ha tenuto oltre le previsioni, anche se è chiara la sensazione, soprattutto per gli eletti, di ultimo giro.

Conte ha vinto la sua battaglia smarcandosi dal PD, che come Hannibal the Cannibal lo stava mangiucchiando. Si è tolto giacca e pochette e da descasmisado peroniano ha battuto le periferie di cittadinanza che invocavano alla Totò “u purtau u pane papà”. La remuntada 5stelle ha limitato il cappotto dei collegi al Sud, cosa succederà dopo lo saprà Iddio.

Una parola per il quarto polo che si chiama terzo. Il risultato è onestamente realistico, solo Calenda nel suo funambolismo si aspettava di più, per Renzi, la quintessenza della Realpolitik, invece dato per morto è un risultato da bottiglia di Dom Perignon.

Rappresenteranno l’approdo parlamentare dei delusi del governo, di coloro che pur eletti non vedono futuro, di quelli che non vogliono morire nel massimalismo di sinistra.

Il governo? Sarà una sfida tutta nuova da inventare, con poco o nulla di precostituito. Ma è un problema di domani. Oggi Giorgia ha vinto, viva Giorgia.

Cosi è se vi pare.

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