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Nell’Aula bunker il ricordo di Pio La Torre

Nell’Aula bunker il ricordo di Pio La Torre

Oggi l’anniversario della morte del sindacalista leader Pci assassinato dal clan dei corleonesi. Bindi all’assemblea convocata dalla Cgil: “Rapporto mafia-politica è il cuore del problema”

PALERMO – Ricorre oggi il 44esimo anniversario dell’omicidio di Pio La Torre, cui è dedicata una delle due prestigiose sale di Palazzo dei Normanni – l’altra è intitolata a Piersanti Mattarella – e al quale si deve in buona parte la prima legge antimafia italiana: la Rognoni-La Torre del 13 settembre 1982. L’anniversario dell’omicidio precede il primo maggio, con il 79esimo anniversario, domani, della strage di Portella della Ginestra. Pio La Torre, prima che politico e segretario regionale del Partito comunista italiano, era un sindacalista che proprio per difendere i diritti dei braccianti si fece notare la prima volta finendo in carcere. E, la seconda volta, quando il clan mafioso dei corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano diede l’ordine di ucciderlo. La legge contenente l’art. 416-bis che inseriva nell’ordinamento giuridico italiano il reato di “associazione di tipo mafioso” e la confisca dei beni venne promulgata quattro mesi dopo la sua morte.

Assemblea antimafia a Palermo: impegno contro mafia e corruzione

C’era anche Franco La Torre alla due giorni della terza assemblea nazionale contro mafia e corruzione che si è tenuta in un luogo simbolo della lotta alla mafia. “Nell’immaginario collettivo, nazionale e internazionale, quest’aula si identifica con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, ha detto in apertura di intervento il presidente dell’Anm Giuseppe Tango dall’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. “E non potrebbe essere diversamente – ha aggiunto Tango – perché questo luogo è stato testimone del loro lavoro immane e senza precedenti”. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati ha però ricordato un altro nome che è ormai storico ma che troppo spesso viene dimenticato o posto in secondo piano: il presidente della Corte di quel primo storico maxi processo alla mafia Alfonso Giordano.

I protagonisti della lotta alla mafia: istituzioni e società civile

Il parterre di ospiti che ha partecipato all’assemblea organizzata dalla Cgil è un lungo elenco di nomi che contro la mafia hanno lottato o che lottano ancora e in modi diversi. In collegamento da remoto è intervenuta Rosy Bindi, che al tempo in cui la relazione antimafia di minoranza – da cui tutto ebbe inizio – compiva 40 anni era presidente della Commissiona parlamentare antimafia. “Nel corso del 40esimo anniversario della relazione, approvata come ben ricordiamo come minoranza, la Commissione antimafia decise di trasformare la relazione di minoranza La Torre-Terranova in relazione di maggioranza approvandola all’unanimità”, ha ricordato Bindi.

Mafia oggi in Sicilia: nuove minacce e ritorno della violenza

La lotta alla mafia di cui si è discusso, per cui tutti gli intervenuti si sono esposti e confrontati, non è stata una celebrazione del passato ma un confronto aperto su un nemico ancora da affrontare e sconfiggere. Affrontandolo, come ha sottolineato Franco La Torre e poi anche Rosy Bindi, in maniera unitaria. La mafia non solo non è scomparsa, ma le cronache confermano ogni giorno di più che si sta anche riarmando e sta tentando di riprendere pieno controllo del territorio imponendo il pizzo, minacciando e sparando. Anche a colpi di Kalashnikov. “Oggi assistiamo a una ripresa di attività violenta”, ha detto il presidente della commissione Antimafia regionale Antonello Cracolici. “Gli episodi di Sferracavallo – ha aggiunto – testimoniano che la mafia torna a definirsi e a farsi riconoscere nel territorio attraverso l’uso delle armi. Armi potenti, da guerra. E se questo succede è perché pensano di poter tornare a quell’epoca in cui dominavano incontrastati nei nostri quartieri”. Dai quartieri delle città siciliane alle campagne della stessa Isola il passo è breve. Il decreto lavoro, ormai cosiddetto “decreto primo maggio” del governo ha preso di mira quello che viene definito “caporalato digitale”. Tra ispettori del lavoro a organico ridotto e territorio difficile e talvolta affamato, il caporalato nelle campagne continua a esistere ed è terra fertile per la malavita organizzata.

Proposte di legge e riforme: trasparenza e legalità negli appalti

L’intervento di Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil, intervenuto da remoto in una giornata fitta di impegni con alle porte il primo maggio, ha posto l’attenzione su un altro aspetto del contrasto alla mafia e annunciando due proposte di legge di iniziativa popolare che la Cgil intende depositare a settembre: una sul Servizio sanitario nazionale e l’altra che riguarda il tema degli appalti: “La legge di iniziativa popolare, in particolare vuole cancellare la logica del sub-appalto a cascata e vuole affermare la logica della parità di diritti di tutte le persone che lavorano, anche dentro il sistema degli appalti, quindi vuole rivendicare la responsabilità dell’azienda committente per rendere trasparenti le procedure”.

Riforme giustizia e antimafia: criticità nel contrasto alla criminalità

Landini ha però ricordato alla gremita aula bunker che pur rispedita al mittente la riforma della Giustizia con la consultazione referendaria, altre riforme sono vigenti e tra queste la riforma Foti sulla Corte dei conti, quella sulla riduzione alla quasi inapplicabilità del reato di abuso d’ufficio e quella sull’altrettanto inoffensivo ormai reato di traffico di influenze hanno minato il contrasto alla criminalità organizzata. La due giorni di assemblea nazionale contro mafie e corruzione è stata chiusa dalla segretaria confederale Lara Ghiglione. Ma uno dei primi interventi della giornata di ieri, quello della ex presidente della commissione Antimafia nazionale Rosy Bindi, ha posto forte l’attenzione su un aspetto che merita forse un passo indietro: “La prima commissione fu istituita come sappiamo nel 1962 e la prima relazione fu approvata il 15 gennaio del 1976. Dopo un lavoro così lungo, noterà Pio La Torre, è abbastanza singolare che ci si limiti a descrivere la mafia come una sorta di fenomeno sociologico e non si riesca a individuare il cuore del problema che appunto secondo Pio La Torre e secondo la relazione di minoranza è rappresentato da un rapporto che esiste tra la mafia e il potere politico”.