Biglietti prestampati già obliterati o non validi. Questa è la truffa che vede come vittime i turisti che prendono l’autobus a Palermo. Si tratterebbe di un gruppo di persone che lavora per conto dell’azienda che gestisce il trasporto pubblico del capoluogo siciliano. Venderebbero dei biglietti giornalieri (hanno validità tutto il giorno sia su bus che tram) falsi, facendo credere che si tratti di quelli originali: in questo modo intascano sotto banco i 3.50 euro, che corrispondono al prezzo del tagliando giornaliero raggirando i turisti da una parte, ma allo stesso tempo andando ad arrecare un danno economico alla stessa Amat.
Come agiscono i truffatori
Lo stratagemma dei truffatori è semplice: agiscono durante la sosta al capolinea. Al turista che viene a chiedere l’acquisto di un biglietto l’operatore, invece di cedere un tagliando originale tra quelli a disposizione, tira fuori dalla tasca un gruppo di biglietti giornalieri prestampati che vengono venduti come se fossero “originali” alle vittime.
Cosa succede una volta che i turisti salgono sul bus? Al momento del controllo del tagliando da parte del personale Amat o dell’operatore Sicurtransport (l’azienda che si occupa della vigilanza all’interno dei mezzi Amat) il biglietto risulterà già obliterato settimane prima oppure non valido. In questo modo i passeggeri sono costretti o a comprare un nuovo titolo di viaggio sopra il bus stesso con la maggiorazione oppure rinunciare alla corsa e comprare un altro biglietto. La truffa verrebbe messa in atto soltanto con gli stranieri.
Indagine interne, Mistretta: “Trovato qualche biglietto non autentico, stiamo verificando”
Amat ha già avviato delle indagini interne per individuare il gruppo di truffatori e approfondire la vicenda. Il presidente dell’azienda di via Roccazzo, Giuseppe Mistretta ha spiegato a QdS.it: “Ci risulta che è stato trovato qualche biglietto non autentico. Abbiamo dato disposizione ai nostri verificatori di prendere le generalità delle persone che si ritrovano con biglietti falsi in modo da capire dove hanno comprato i titoli di viaggio potendo intercettare chi è che li colloca. Non avendo ancora elementi certi non abbiamo presentato nessun esposto”.
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