Home » Politica » Regione, strappo di Noi Moderati sulla manovra: “Non la voteremo senza interventi sul precariato”

Regione, strappo di Noi Moderati sulla manovra: “Non la voteremo senza interventi sul precariato”

Regione, strappo di Noi Moderati sulla manovra: “Non la voteremo senza interventi sul precariato”
Marianna Caronia

La frattura nel centrodestra provocata dal metodo di investimento del tesoretto da 200 milioni

PALERMO – Il tesoretto da 200 milioni che già a partire dalle variazioni di bilancio avrebbe dovuto iniziare a incidere sui punti critici della Sicilia pare stia incidendo solo sui punti critici della maggioranza di centrodestra. L’annuncio di Saverio Romano, a fine vertice di maggioranza siciliana tenutosi a Roma, ha sparigliato le carte acuendo le già palesi divergenze nella coalizione. Il vertice, cui ha partecipato da remoto Schifani, ha avuto oggetto il ddl da quasi 500 milioni – su carta – che l’Ars vorrebbe approvare entro l’8 di ottobre. Malgrado tutti i segretari regionali e commissari vari riuniti attorno a un tavolo, la questione delle nomine nelle partecipate è stata rinviata a dopo esito manovrina. Una scelta tattica che sembra voler vedere chi sono i compagni prima di dare le carte. Nel frattempo però Palazzo d’Orleans stupiva tutti con la sostituzione dell’assessore Ingala.

Noi Moderati contro la manovra della Regione Siciliana

La segreteria regionale di Noi Moderati ha comunicato di aver dato mandato a Marianna Caronia di non votare la manovra, salvo che la maggioranza non ritorni sui propri passi circa il metodo con cui investire i 200 milioni. Ma la coalizione, secondo Caronia, non intende mettere in campo scelte condivise di ampio respiro, limitando gli investimenti consentiti dalla disponibilità parlamentare al metodo quota millesimale da condominio. Cioè, una divisione aritmetica con conseguente spettanza a ogni singolo deputato che potrà decidere dove dirottare i poco più di 4 milioni di euro spettanti a scranno.

L’insanabile divergenza è su un emendamento, depositato da Caronia e cassato dal resto della maggioranza perché fuori quota. Prevede poco meno di 30 milioni di euro per ciascun anno del biennio 2027-2028 da investire nella stabilizzazione a tempo pieno del bacino ex Pip in Sas, così da navigare fuori precariato e fuori fascia di povertà gli ex lavoratori di Keller, Serviral e Ferrotel già inquadrati nella Servizi Ausiliari Sicilia. La proposta però non è stata appoggiata dalla maggioranza, e Noi moderati si è chiamata fuori annunciando voto contrario. “Sui cosiddetti temi generali, quelli dei 200 milioni di euro, invece di scegliere degli argomenti condivisi su cui poi allocare le risorse – spiega Caronia – si è voluto utilizzare un metodo di divisione tra i deputati che fanno parte della maggioranza”. Secondo la deputata, partendo da questo presupposto “è ovvio che di generale non ci può essere nulla”. Una condizione inaccettabile per Caronia che intendeva investire appunto sul precariato, per il quale però la “quota” di meno di 5 milioni a lei spettante non avrebbe potuto sortire alcun effetto. “Stiamo parlando di un precariato trentennale, di lavoratori che rappresentano la metà dell’organico della società partecipata più grossa della Regione Siciliana, cioè la Sas”, dice Caronia ricordando che questi erano a 18 ore prima di un suo intervento che ha elevato il monte ore a 25 settimanali, ma anche che “questa gente lavora 25 ore e perde il bonus Renzi, quindi sostanzialmente è rimasta povera come era prima”. Una povertà che si può quantificare in meno di 800 euro al mese.

Stabilizzazione ex Pip, la proposta di Noi Moderati

La divergenza di vedute tra la deputata di Nm e il resto della maggioranza non si limita al solo emendamento da 29.886.000 euro annui depositato all’Ars, ma va oltre, fino a toccare l’intero impianto politico del governo sugli aiuti alle imprese che vedono rinnovare allocazione importante di risorse. “Mettiamo gli incentivi alle imprese – dice Caronia – perché assumano a tempo indeterminato e full time, dopodiché la pubblica amministrazione non da neanche l’esempio chiudendo i propri capitoli dopo trent’anni”. La stabilizzazione dei part-time Sas è uno dei capitoli che andrebbe chiuso secondo la deputata regionale. Altri sono ad esempio sugli enti locali, “dove c’è gente che lavora per 18, 20 ore, per cui abbiamo aggiunto nell’ultima finanziaria 10 milioni di sforzo aumentando appena 52 minuti lavorativi”.

Precariato in Sicilia, la battaglia sul lavoro stabile

Sul tema, per Caronia non ci sono margini di contrattazione: “C’è gente che vive sotto la soglia di povertà, e io sfido chiunque a vivere con 800 euro al mese”. Ma c’è anche un lucido pragmatismo dietro la battaglia di Caronia, che attiene alla condizione sociale dell’individuo e quindi del territorio: “Queste persone devono fare tre o quattro lavori per mantenere una famiglia, oppure devono delinquere per sopravvivere”. Un ragionamento ineccepibile che richiama anche la sua esperienza in Commissione Antimafia, dove più volte è stato lanciato l’allarme sulla recrudescenza criminale e sul fascino che la promozione social con ostentazione di ricchezza da parte di delinquenti più o meno “organizzati” ha sui giovani e non solo sui questi. Infine il paradosso, confermato dalla deputata, che riguarda le richieste da parte dei musei per personale che possa coprire l’intero arco delle 24 ore. Il personale ex Pip impiegato nei musei però ha soltanto 25 ore settimanali. Quindi, l’uscita di Nm dalla maggioranza per le variazioni di bilancio come funzionerà? “Io voterò contro. Già l’ho fatto la scorsa finanziaria, quando hanno stralciato la norma che prevedeva la dotazione di presidi per disabili nei porti siciliani. Lo farò in Commissione Bilancio e poi anche in Aula”.