Pali e paletti di una dannata burocrazia, le opere pubbliche di controlli muoiono - QdS

Pali e paletti di una dannata burocrazia, le opere pubbliche di controlli muoiono

Carlo Alberto Tregua

Pali e paletti di una dannata burocrazia, le opere pubbliche di controlli muoiono

venerdì 21 Febbraio 2020 - 00:00

L’Italia si è fermata, non cresce più, né ha prospettive di crescita. La causa è semplice, i mediocri governi degli ultimi anni hanno pensato di acquisire facili favori elettorali distribuendo denaro a destra e a manca (pensionati e disoccupati), non in base alla ricchezza prodotta ma indebitando di più le casse pubbliche, con la conseguenza di avere effettuato una redistribuzione non della ricchezza stessa ma della povertà, o se volete dei debiti.
Questa linea di politica economica è dissennata perché ha portato, come evidente, al blocco della crescita del Pil.
Ancor peggio, la forbice tra Nord e Sud si è ulteriormente allargata perché comunque le otto regioni del Nord crescono (anche se di poco) mentre le otto regioni povere del Sud decrescono, e non di poco.
Cosa avrebbero dovuto fare gli ultimi governi dopo quello di Monti? Innestare un processo chiaro, per realizzare centinaia di migliaia di opere pubbliche in tutto il territorio e soprattutto in quello Meridionale.

Non sorprende più di tanto che non siano stati aperti i cantieri, con il blocco dei lavori, per mancanza di risorse finanziarie, bensì perché la dannata burocrazia continua a mettere pali e paletti e ad allungare i tempi delle procedure in modo inaccettabile.
La responsabilità della mancata apertura dei cantieri è soprattutto nelle leggi, ed in particolare nel Codice degli appalti, leggi scritte in maniera vergognosa che consentono buchi e finestre nei quali si inseriscono tutti quelli che fanno prevalere gli interessi propri su quelli generali.
Al riguardo accogliamo con grande favore il recente accordo fra ministero della Pa e Accademia della Crusca affinché essa divenga consulente di coloro che scrivono le nuove leggi, in modo da adoperare un italiano corretto, corrente e comprensibile, esattamente come prescrive la Costituzione. Le leggi, infatti, non dovrebbero essere lette solo dai competenti ma da qualunque cittadino.
Vi è un ulteriore freno all’apertura dei cantieri: il moltiplicarsi dei controlli da parte delle prefetture, delle commissioni ad hoc, dell’Agenzia nazionale anticorruzione e di altri, con la conseguenza che le forche caudine sono tante ed ognuna rallenta l’andatura nel percorso.
è stata approvata dal Parlamento la cosiddetta legge Sbloccacantieri. Dal primo periodo di applicazione si è visto che non sblocca proprio niente, anzi complica le procedure. Perché? Perché chi scrive quelle leggi ha una sorta di strabismo secondo il quale il contenuto non corrisponde al titolo. Una norma che sbloccasse i cantieri dovrebbe tagliare con l’accetta una serie di controlli formali, del tutto inutili, che non contrastano la corruzione ma semplicemente fanno aumentare la lentezza delle procedure.
La verità è che le norme per essere efficaci dovrebbero essere scritte non da burocrati incompetenti e corrotti bensì dalle grandi case mondiali di consulenza che hanno vere competenze e che saprebbero formulare testi idonei a raggiungere gli scopi: cioè semplificare.
Ve ne sono quattro o cinque al mondo capaci di questo servizio. Non si capisce perché un governo che volesse veramente raggiungere lo scopo di far aprire i cantieri, spendere le risorse accantonate nei capitoli di bilancio, e con ciò far aumentare l’occupazione, non dovrebbe rivolgersi ai veri competenti per ottenere il risultato.

In ogni caso, è indispensabile che tutte le somme appostate nei relativi capitoli di bilancio vengano spese in tempi rapidi; è indispensabile che le procedure siano ridotte all’osso e con esse i controlli essenziali per combattere corruzione e mafia, e nulla più; è indispensabile creare sanzioni che tocchino le carriere e il portafoglio di quei dirigenti pubblici che non rispettano e non fanno rispettare i tempi per far consegnare puntualmente le opere; è indispensabile che la legislazione così semplificata abbia un’autostrada negli eventuali percorsi dei procedimenti amministrativi al Tar, in modo da avere un valore deflattivo che dovrebbe sconsigliare i facili ricorsi, spesso destituiti di fondamento, ricevendo in caso di soccombenza pesanti sanzioni sotto forma di spese legali da rimborsare.
Il quadro è semplice e chiaro. Chi non fa le cose scritte non le vuole fare per continuare a pescare nel torbido.

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