Paura dilagante fuori misura. Coronavirus, precauzioni sì, no danni all’economia - QdS

Paura dilagante fuori misura. Coronavirus, precauzioni sì, no danni all’economia

Carlo Alberto Tregua

Paura dilagante fuori misura. Coronavirus, precauzioni sì, no danni all’economia

martedì 25 Febbraio 2020 - 00:00

Nel 2003, ricordate, la Sars fu un’epidemia che si diffuse in ogni parte del mondo. Con opportuni accorgimenti e rimedi, i danni furono limitati: 8.096 casi segnalati complessivamente e 774 morti.
In Italia, fino a ieri sera, i dati segnalati erano di 213 casi positivi e 6 morti. In Sicilia nessun contagiato.
Nello stesso giorno in cui si sono registrate le prime due vittime, secondo l’Istat, nel nostro Paese, sono morte circa 1.700 persone fra giovani, vecchi, donne e bambini.
Da quanto precede, si evince che la paura, come la calunnia del Barbiere di Siviglia, è “calma e sottile” e si diffonde colpendo soprattutto chi è più debole, anche mentalmente.
È per questo motivo che essa deve essere fronteggiata con buon senso e realismo, perché il suo dilagare fuori misura causa più danni di quelli che si possano ipotizzare. Danni anche all’economia, all’occupazione ed al vivere civile.

Dobbiamo riconoscere che il governo e le giunte regionali di Lombardia, Piemonte e Veneto hanno preso le opportune e doverose misure di sicurezza. Tuttavia, l’eccesso di prudenza, che è un modo non equilibrato di guardarsi le spalle, ha alimentato ancora di più la paura della gente.
È del tutto insensato il fatto che gli esercizi commerciali e di ristorazione, gestiti da cittadini cinesi, naturalizzati italiani, si siano completamente svuotati. è altrettanto insensato che molti supermercati abbiano chiuso perché i consumatori hanno preso d’assalto gli scaffali e acquistato tutto l’acquistabile.
Persino i bambini suggeriscono ai genitori di fare scorte come se ci fosse in atto una dichiarazione di guerra. Se la paura è arrivata fino ai bimbi, bisogna riconoscere, non tanto la gravità della possibile diffusione del virus, quanto il fatto che essa sia stata foriera di preoccupazioni fuori misura, che hanno colpito anche chi non aveva gli strumenti per ben valutare e rendersi conto di circostanze e di fatti che si sono sempre verificati in questi venti secoli.
Nonostante essi, l’umanità è sopravvissuta anche se non aveva i potenti strumenti medici che oggi possiede. Questo non è fatalismo, ma sano realismo.
In questo scenario, l’informazione ha una forte responsabilità perché non è passato minuto in questi giorni, senza che radio, televisioni e social media abbiano informato l’opinione pubblica momento per momento: questo è stato un bene. Male è stato, invece, avere fatto informazione catastrofica che ha descritto potenziali pericoli non realistici con ciò terrorizzando i cittadini.
Chi non ha sufficiente cultura e conoscenza, chi non è attrezzato bene per capire fatti e circostanze, subisce tali informazioni che generano paure fuori misura.
Dietro questo catastrofismo informativo, quasi teatrale, vi sono anche ragioni economiche ed egoistiche: economiche perché hanno pensato di fare più audience, di avere più visitatori nei siti, di vendere più copie di giornali; egoistiche perché molti giornalisti hanno ritenuto di fare carriera più rapidamente.
Alla base di tutto ci vuole buon senso, equilibrio e soprattutto il più rigoroso rispetto dei Doveri del giornalista.

I danni per l’economia, frutto di questa paura insensata, sono enormi, tanto che l’agenzia di rating S&P ha stimato un calo del Pil italiano dello 0,3%, Pil È evidente che quando si fermano le attività pubbliche, fra cui Università, scuole, servizi ed altro, tutta la ruota economica si inceppa, con la conseguenza che la sua ripartenza diventa estremamente difficoltosa. Ma intanto, fra il calo e il recupero, si crea un vuoto che incide sul risultato dell’anno.
Qualcuno potrebbe osservare che la nostra analisi sia superficiale. Non ci sembra, perché come sempre il buon senso deve bilanciare i rischi e i rimedi: non si può fare tabula rasa di qualunque circostanza quando essa ha una probabilità non alta o bassa di realizzarsi. In altre parole, bisogna sempre mettere sui due piatti della bilancia rimedi equilibrati e rimedi eccessivi, assumendosi le responsabilità di adottare i primi e non i secondi, anche correndo qualche rischio.
La vita è tutta un rischio, pensare di salvaguardarsi totalmente da essi è insensato, mentre occorre sempre buon senso, tanto buon senso!

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