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Agricoltura, cento milioni per aiutare il grano duro siciliano: la proposta all’Ars di Sud chiama Nord

Agricoltura, cento milioni per aiutare il grano duro siciliano: la proposta all’Ars di Sud chiama Nord
Grano duro – foto di Imagoeconomica

Negli ultimi anni c’è stata la crescita progressiva delle difficoltà degli operatori del settore a portare avanti attività che rischiano di non essere sufficientemente redditizie

Un investimento di cento milioni di euro in tre anni per dare un aiuto concreto alla filiera del grano duro siciliano. La proposta è di Sud chiama Nord, il partito guidato da Cateno De Luca, ed è al centro di un disegno di legge depositato all’Assemblea regionale siciliana.

Della qualità delle produzioni isolane, spesso contrapposte per qualità a quelle importate da paesi stranieri, come il Canada, si è parlato spesso. Negli ultimi anni, però, il dibattito si è via via affievolito con la crescita progressiva delle difficoltà degli operatori del settore a portare avanti attività che rischiano di non essere sufficientemente redditizie.

Il tema, peraltro, si intreccia con quello più generale dell’abbandono dei campi. I terreni agricoli in Sicilia da anni sono nel mirino delle grandi aziende, spesso straniere, interessate a sfruttarli per la realizzazione di grandi parchi fotovoltaici. Progetti che spesso trovano la strada spianata per le opportunità concesse dalla normativa in vigore, ma anche per la disponibilità dei proprietari dei terreni di vendere o affittare le superfici in cambio di compensi che spesso sono molto superiori a quelli che si ricaverebbe lavorando i campi.

Abbandonare i terreni agricoli comporta però una serie di conseguenze dal punto di vista ambientale, dalla desertificazione al rischio idrogeologico. “Il comparto del grano duro rappresenta uno degli elementi identitari, economici e produttivi più rilevanti dell’agricoltura siciliana”. Parte da qui la relazione di presentazione del ddl che ha come primo firmatario De Luca.

Non solo sussidi straordinari

“Negli ultimi anni, la filiera del grano duro siciliano è stata interessata da una progressiva perdita di competitività, determinata da una pluralità di fattori strutturali e congiunturali che hanno inciso negativamente sulla sostenibilità economica delle imprese agricole”, scrivono i deputati di Sud chiama Nord.

Tra le criticità individuate nel mercato c’è il sistema del cosiddetto “prezzo a chiamare”. Si tratta del fenomeno per cui i produttori sono indotti a trattenere il prodotto nei magazzini in attesa di condizioni di mercato più favorevoli. “Tale meccanismo genera effetti distorsivi sull’intera filiera, riduce la disponibilità immediata del prodotto regionale, favorisce il ricorso alle importazioni e determina successivi squilibri nell’offerta, con inevitabili ripercussioni sui prezzi e sulla redditività delle aziende agricole”, si legge nel documento.

Se a ciò si aggiungono gli aumenti dei costi di produzione, le difficoltà di accesso al credito e gli effetti, di certo non positivi, dei cambiamenti climatici, per Sud chiama Nord è chiara la necessità di intervenire politicamente per aiutare le imprese cerealicole siciliane.

“Il disegno di legge si pone l’obiettivo di riaffermare il ruolo strategico della Sicilia nel settore cerealicolo nazionale ed europeo, promuovendo politiche capaci di incrementare il valore aggiunto delle produzioni regionali, favorire l’occupazione nelle aree rurali e rafforzare la sovranità alimentare regionale”.

Dal 2026 al 2028

La ricetta proposta all’Ars prevede uno stanziamento di cento milioni nel corso del triennio. Di questi la metà verrebbe utilizzata per interventi di ristoro, mentre gli altri – ripartiti in modo da rendere disponibili 30 milioni per il 2027 e 20 per il 2028 – per finanziare misure di rafforzamento della filiera produttiva.

“A decorrere dall’anno 2027 – si legge – la Regione promuove strumenti di accesso agevolato al credito per le imprese agricole operanti nella filiera del grano duro siciliano. A tal fine possono essere istituiti sistemi regionali di garanzia, voucher finanziari e strumenti di anticipazione della liquidità destinati al finanziamento delle campagne produttive”.

Tra le iniziative che andrebbero intraprese ci sono il rafforzamento di accordi di filiera che puntino a garantire un’equa distribuzione del valore lungo la catena produttiva, l’istituzione di un tavolo tecnico alla Regione, una politica di diffusione di un marchio di qualità che possa sostenere l’immagine delle produzioni siciliane ma anche investimenti rivolti all’innovazione tecnologica, l’agricoltura di precisione e l’ammodernamento delle strutture di stoccaggio.

Acquisti pubblici

Per favorire la ripresa del comparto cerealicolo regionale, Sud chiama Nord propone anche l’attuazione di misure che mettano il grano duro al centro delle forniture pubbliche.

“La Regione – si legge all’articolo 8 – promuove l’utilizzo di prodotti ottenuti da grano duro siciliano nella ristorazione scolastica, ospedaliera e collettiva, nel rispetto della normativa vigente in materia di contratti pubblici. Le amministrazioni regionali favoriscono, nei limiti consentiti dalla normativa nazionale ed europea, il ricorso a produzioni certificate e tracciate di origine siciliana”.

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