Roma, 16 giu. (askanews) – Con 560 voti favorevoli, 75 contrari e 25 astensioni, gli eurodeputati hanno approvato stamattina un regolamento che modifica le norme UE sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli. Il regolamento dovrà ora essere approvato dal Consiglio prima che le nuove norme possano entrare in vigore. Tra i punti più discussi, le misure che introducobi una definizione di carne quale “parte commestibile di animali”, escludendo definitivamente la possibilità che la parola ‘carne’ venga usata in riferimento a prodotti a base vegetale ma anche alla cosiddetta ‘carne sintetica’ ovvero coltivata in laboratorio.
Il regolamento rafforza il ruolo delle organizzazioni di produttori (OP) nell’organizzazione del mercato e nella contrattazione collettiva. Tra le novità la possibilità per le OP di negoziare direttamente con gli acquirenti e l’introduzione di norme che impediscono agli acquirenti di aggirare le OP contattando direttamente i singoli produttori. Le nuove norme chiariscono anche l’uso dei termini “equo” e “giusto” per i prodotti agricoli e definiscono i criteri per autorizzarne l’impiego, come nei casi in cui un prodotto contribuisca allo sviluppo delle comunità rurali o alla promozione delle organizzazioni di agricoltori.
Il testo introduce quindi una definizione di carne quale “parte commestibile di animali” e stabilisce un elenco di denominazioni riservate esclusivamente ai prodotti contenenti carne, che non potranno quindi essere utilizzate per prodotti privi di carne, come quelli coltivati in laboratorio o ottenuti da colture cellulari. Tra queste figurano: manzo, vitello, maiale, pollame, pollo, tacchino, anatra, oca, agnello, montone, ovino, capra, coscia, filetto, controfiletto, lombata, bistecca, costine, spalla, stinco, braciola, ala, petto, fegato, coscia di pollo, punta di petto, ribeye, T-bone, scamone e pancetta. L’obiettivo è aumentare la trasparenza nel mercato interno e consentire ai consumatori di effettuare scelte consapevoli.
Infine, la legislazione introduce nuove misure per sostenere il reddito dei produttori lattiero-caseari, alla luce delle difficoltà che il settore sta attraversando. Come i contratti scritti obbligatori, con possibilità di deroghe per quanto riguarda gli indicatori di prezzo e clausole di revisione.
La relatrice Céline Imart (PPE, Francia) ha definito l’accordo “una grande vittoria per i nostri agricoltori”, sottolineando che i contratti “garantiranno loro un posto equo nella filiera alimentare, mentre un meccanismo obbligatorio di mediazione proteggerà il loro reddito in caso di controversie con gli acquirenti. Inoltre, una nuova esenzione dalle norme sulla concorrenza consentirà alle organizzazioni di produttori non riconosciute di organizzarsi liberamente e acquisire un significativo potere di mercato”. L’accordo, ha aggiunto, costituisce anche “un indubbio successo per l’allevamento tradizionale. Denominazioni come bistecca e fegato saranno ora riservate esclusivamente ai prodotti dell’allevamento, evitando forme di concorrenza sleale e valorizzando un sapere agricolo unico. Infine, il testo vieta esplicitamente ai prodotti coltivati in laboratorio o ottenuti da colture cellulari di utilizzare la denominazione carne, compiendo un passo decisivo per preservare il nostro patrimonio agricolo e alimentare”.

