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Pensioni 2027, potrebbe aumentare l’età pensionabile: la riforma

Pensioni 2027, potrebbe aumentare l’età pensionabile: la riforma

Per le pensioni, nel 2027 potrebbe non bastare lavorare fino a 71 anni. Ecco la mini-riforma a cui sta lavorando il governo

Aumenta l’aspettativa di vita ma anche la stretta sui requisiti pensionistici. Per le pensioni, nel 2027 potrebbe non bastare lavorare fino a 71 anni. Se da un lato si prospetta la proroga degli scivoli aziendali come l’isopensione, dall’altro si ha, invece, un progressivo allungamento dei requisiti anagrafici e contributivi. Vediamo nel dettaglio la mini-riforma alla quale sta lavorando il governo.

Pensioni 2027, la mini-riforma

I requisiti pensionistici, in particolare l’età, sono di nuovo al centro dell’agenda politica. La mini-riforma delle pensioni fissa gli strumenti di flessibilità in uscita ma punta su aumenti automatici legati all’aspettativa di vita – che non sarebbero più quelli previsti dalla riforma Fornero. Così, i 71 anni potrebbero non essere più il requisito minimo per congedarsi dal lavoro e andare in pensione. Confermata l’isopensione della riforma Fornero con il meccanismo, già in vigore, dei sette anni di anticipo rispetto alla pensione ordinaria. Tuttavia, senza un intervento normativo dal 2027, l’anticipo massimo tornerebbe a quattro anni. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha comunicato che potrebbe esserci una proroga della misura fino al 2029.

Dal gennaio 2027 il primo incremento

Il nucleo principale della riforma è l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita. In tre anni, potrebbe aumentare di cinque mesi il raggiungimento dell’età pensionistica rispetto a quello previsto dalla norma attuale. Da gennaio 2027 scatta, così, il primo incremento. Al momento, per il prossimo anno ci vorrà un mese in più per andare in pensione. Progressivamente, si passerà a due mesi in più nel 2028 fino ad aggiuntivi due nel 2029.

Mentre per la pensione di vecchiaia ordinaria si passerà a 67 anni e un mese nel 2027, 67 anni e tre mesi nel 2028 e a 67 anni e cinque mesi nel 2029. Lo stesso adeguamento vale per la pensione anticipata: per gli uomini saranno necessari oltre 43 anni di contributi e per le donne il requisito supererà i 42 anni.

Stretta sull’età e nuova ipotesi per sistema misto

Per i lavoratori contributivi puri, cioè quelli che hanno iniziato a versare contributi dall’1 gennaio 1996, sono previste modifiche significative ai requisiti per la pensione di vecchiaia. Attualmente possono uscire dal lavoro a 67 anni con almeno 20 anni di contributi e un assegno non inferiore all’importo dell’assegno sociale, oppure a 71 anni con almeno cinque anni di contributi, indipendentemente dall’importo maturato. Dal 2027, però, questa seconda soglia inizierà a salire progressivamente: 71 anni e un mese nel 2027, 71 anni e tre mesi nel 2028 e 71 anni e cinque mesi nel 2029. Un cambiamento che renderà più difficile l’accesso alla pensione per chi ha carriere discontinue, redditi bassi o periodi prolungati di precarietà.

Parallelamente, si sta valutando una misura anche per i lavoratori del sistema misto, cioè coloro che hanno almeno un contributo versato prima del 1996. Per questa categoria, oggi la pensione di vecchiaia è possibile a 67 anni solo con almeno 20 anni di contributi. In caso contrario, si rischia di non maturare alcun assegno. L’ipotesi allo studio prevede di estendere anche a loro la pensione contributiva a 71 anni, con almeno cinque anni di versamenti effettivi rinunciando però alla quota calcolata con il metodo retributivo. Una soluzione che il ministero del Lavoro considera una possibile rete di sicurezza per chi, al momento, rischia di restare escluso dal sistema previdenziale.

Esclusi i lavori gravosi e usuranti

Non tutti i lavoratori saranno coinvolti dall’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici. Per il biennio 2027-2028, infatti, resteranno fuori dagli incrementi previsti coloro che svolgono attività considerate gravose, usuranti o particolarmente impegnative dal punto di vista fisico. Per queste categorie continueranno ad applicarsi le regole attualmente in vigore, senza alcun innalzamento legato all’aumento dell’aspettativa di vita.

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