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Petrolio, Ubp: margini raffinazione record spingono prezzi carburanti

Petrolio, Ubp: margini raffinazione record spingono prezzi carburanti

Shkolnik: carenza globale di capacità superiore al 10%

Milano, 22 ott. (askanews) – I prezzi dei carburanti restano sotto pressione per gli elevati margini di raffinazione e le difficoltà delle forniture globali. Secondo Maria Shkolnik, investment specialist Oil & Gas di Union Bancaire Privée (UBP), il costo del greggio sommato ai margini di raffinazione raggiunge attualmente l’equivalente di 140-180 dollari al barile per i prodotti raffinati, con punte di 200 dollari per il gasolio durante l’estate.

Il prezzo dei prodotti raffinati, come benzina, gasolio e carburante per aerei, incorpora infatti il cosiddetto “crack spread”, il margine di raffinazione che si aggiunge al costo del greggio. Quest’estate i margini europei hanno raggiunto il record di 50 dollari al barile, mentre quelli del gasolio hanno toccato i 100 dollari.

Secondo UBP, a livello globale manca oltre il 10% della capacità di raffinazione. La produzione delle raffinerie mediorientali è inferiore di circa il 25% rispetto ai livelli precedenti a febbraio, mentre quelle russe operano circa il 40% sotto capacità a causa degli attacchi con droni. Anche la Cina ha limitato le esportazioni di prodotti raffinati, mentre negli Stati Uniti si discute di possibili restrizioni all’export di gasolio.

A sostenere i prezzi contribuiscono inoltre le scorte strategiche e commerciali ai minimi pluridecennali, i maggiori costi di trasporto e assicurazione e i tempi di consegna più lunghi. Secondo Shkolnik, la sola logistica aggiunge oltre 30 dollari al barile al costo di consegna.

Le tensioni geopolitiche continuano a incidere sulle quotazioni del greggio. Nel corso del 2026 il Brent ha superato i 100 dollari al barile durante le interruzioni del traffico delle petroliere nel Golfo, per poi scendere intorno ai 70 dollari con il cessate il fuoco estivo e risalire successivamente verso i 100 dollari.

Secondo UBP, i prezzi potrebbero rimanere elevati anche dopo una normalizzazione delle forniture. La ricostituzione delle riserve petrolifere globali rappresenterà infatti un’ulteriore fonte di domanda, mentre le tensioni geopolitiche nel Golfo continuano ad alimentare un premio di rischio sulle quotazioni.