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Il dramma Pfizer a Catania, 330 lavoratori verso il taglio. Uiltec: “Isopensionamenti e ricollocamenti”. I dipendenti: “Traditi dall’azienda”

Il dramma Pfizer a Catania, 330 lavoratori verso il taglio. Uiltec: “Isopensionamenti e ricollocamenti”. I dipendenti: “Traditi dall’azienda”
Pfizer, Imagoeconomica

Interlocuzioni costanti tra i sindacati per salvare i dipendenti Pfizer: previsti incontri il 20 al Mimit e il 22 con il Ministero del Lavoro

Disperazione e preoccupazione accompagnano, ormai da mesi, 330 dipendenti dello stabilimento Pfizer di Catania. Il colosso farmaceutico, infatti, ha deciso di tagliare ben 330 dipendenti del reparto pennicellinico e delle siringhe in servizio presso la sede ai piedi dell’Etna e, nonostante incontri vari con i sindacati, sembra deciso a proseguire per la propria strada, lasciando per strada intere famiglie senza fornire soluzione alternativa alcuna. Gli enti sindacali, confrontatisi senza sosta negli ultimi giorni in Confindustria, tuttavia, non mollano, nel tentativo di difendere la posizione dei lavoratori coinvolti dalla crisi. Il prossimo 20 ottobre, i sindacati sono attesi al ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) per un incontro con il ministro Adolfo Urso, considerato decisivo per capire se le istituzioni riusciranno a far tornare sui propri passi l’azienda. Successivamente, giorno 22, un secondo incontro si terrà tra le sigle sindacali e il Ministero del Lavoro. Le speranze di riuscire a cambiare le carte in tavole sono ridotte al lumicino, ma fino alla fine si cercherà, perlomeno, di salvare il salvabile. Wyeth Lederle S.r.l., assistita da Confindustria Catania, e le organizzazioni sindacali Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil e Ugl Chimici, insieme alla Rsu dello stabilimento, hanno intanto sottoscritto un’ipotesi negoziale sul piano di mitigazione dell’impatto occupazionale legata alla questione esuberi da parte di Pfizer, mettendo sul piatto strumenti come l’isopensione, la ricollocazione esterna e interna e incentivi all’esodo. L’unico sindacato a non firmare il documento è stato, per il momento, la Fialc Cisal.

“Incontri con Pfizer, Mimit e Ministero del Lavoro per provare a salvare parte dei lavoratori”

Ai microfoni del QdS.it sono intervenuti per discutere della vicenda Domenico D’Antone e Alfio Avellino, rispettivamente segretario territoriale e segretario aggiunto Uiltec, che hanno fatto il punto sull’intricata vicenda, tra dialoghi e incontri costanti per provare a salvare i poveri 330 lavoratori in bilico nello stabilimento Pfizer etneo.

“Pfizer ha messo sul campo 330 licenziamenti – spiegano i sindacalisti – Abbiamo avuto un primo incontro al Mimit dove è stato chiesto alla Pfizer di fare investimenti anzichè operare i licenziamenti. Avremo un ulteriore incontro giorno 20 per sottoporre alle Istituzioni la richiesta di poter avere buone risposte in tal senso. Capiremo di più lo sviluppo di questa vicenda, anche se non siamo ottimisti. Poi abbiamo avuto contatti con il Ministero del Lavoro il quale ci ha chiesto di cominciare a fare un discorso con l’azienda per l’eventuale esodo dei lavoratori che possono essere tutelati ad esempio dallo strumento dell’isopensione per mitigare il numero dei licenziamenti. Abbiamo fatto tre giorni consecutivi di incontri serrati in Confindustria e abbiamo iniziato ad esplorare quelle che possono essere le possibilità da poter mettere in campo nel caso la vicenda si chiudesse in modo negativo. Vogliamo porre delle condizioni al tavolo per salvaguardare una parte, seppur minima, dei lavoratori che potrebbero con questi strumenti agganciarsi alle pensioni: non si tratta di ammortizzatori sociali, ma a carico dell’azienda Pfizer. Ciò riguarderà una parte dei lavoratori, purtroppo non tutti. Con la Pfizer, prima dell’incontro di cui accennavo prima del 22 al Ministero del Lavoro, stiamo allestando una prima ipotesi di negoziale: stiamo valutando con l’azienda gli ammortizzatori da mettere in campo per mitigare l’esubero dei lavoratori. L’impatto sarà comunque terrificante: si rischia di perdere 330 posti di lavoro, a Catania è un qualcosa di terribile”.

“Pfizer mai convinta di investire a Catania: Ministero trovi società che rilevi l’azienda e investa sul territorio”

“Pfizer non ha fatto investimenti sul territorio che facessero pensare ad una permanenza ai piedi dell’Etna, le apparecchiature presenti sono obsoleti – continua UILTEC Catania – Quindi sapevamo che volessero chiudere. Per noi, ripeto, non è possibile perdere 330 posti di lavoro a Catania. Cercheremo di mettere in campo tutte le soluzioni per tutelare i lavoratori. Stiamo chiedendo che ci sia un impegno da parte delle aziende locali se possono assumere, dare lavoro. Confidiamo in un intervento del Ministero che possa attraverso Invitalia trovare qualcuno che rilevi la Pfizer. Ci sono due condizioni a riguardo: la prima è che si tratti di un azienda farmaceutica e l’altra che ci sia una solidità economica dietro e un piano industriale serio. Non vogliamo speculatori a Catania. Anni fa abbiamo vissuto una situazione simile con la Myrmex: Pfizer cedette il reparto tossicologico all’interno del sito a questa società terza che non era una società di ricerca. Infatti dopo due anni i lavoratori sono andati a casa. Vorremmo evitare questo: cerchiamo una società che arrivi e investa sul territorio, ma al momento purtroppo non si tratta che di ipotesi. Il nostro intento è quello di salvare il salvabile, come si dice di ‘limitare i danni’. Se si tagliassero il reparto penicillinico e delle siringhe, l’organico si ridurrebbe al reparto non-pen: la struttura avrà un peso economico da smaltire maggiore e non credo avrà lunga vita. Da 550 dipendenti odierni, si passerebbe a poco più di 200: i costi di gestione del sito diventerebbero insostenibili e conseguentemente aumenterebbero i costi di produzione. Così, logicamente, si andrebbe verso un’inevitabile chiusura dello stabilimento”.

Una dipendente Pfizer: “Dato la vita per quest’azienda, ci sentiamo traditi”

Anche una dipendente di lunga data di Pfizer Catania, Ornella Greco, ha voluto dire la sua al QdS.it per esprirmere emozioni e sensazioni dei lavoratori vittime della drammatica situazione.

“Lavoro da qui a 22 anni – esordisce – Sono entrata nel 2004, per ottenere un indeterminato nel 2016 ci hanno fatto ‘stirare il collo‘ per tredici lunghissimi anni con contrattini vari o part-time. Avevamo superato l’esame previsto dal Ministero della Sanità americano, pensavamo di aver raggiunto il traguardo tanto atteso. Nel frattempo, abbiamo messo sù famiglie, firmato mutui. Il declino è iniziato da 4 anni, nel 2022 con una prima procedura di mobilità hanno fatto fuori 130 persone. Nonostante ciò, pensavamo che sarebbe arrivato un corposo rilancio, vanamente. Fino a ottobre 2025 Pfizer diceva di non voler lasciare Catania. Lavoriamo in un clima di dispiacere e ci sentiamo traditi: quest’anno per riuscire a portare avanti la produzione e dimostrare a Pfizer di essere pronti a qualsiasi missione abbiamo fatto turni dalle 4 del mattino a mezzanotte. Ci siamo accollati ulteriori sacrifici, sapendo bene che nel territorio catanese latitano le opportunità lavorative. Abbiamo adeguato i nostri stili di vita a questo stipendio: io ho lavorato in Veneto per due anni e sono tornata a casa perchè credevo in quest’azienda.

“Chiediamo solo di lavorare: qui colleghi sono diventati marito e moglie”

“Noi ci auspichiamo che questa trattativa vada a buon fine – conclude Ornella Greco – che chi esca possa farlo con incentivi importanti e chi resti possa farlo con una prospettiva, con un rilancio serio. Noi chiediamo soltanto di poter fare il nostro lavoro e siamo disposti a compiere sacrifici come sembre abbiamo fatto. Abbiamo colleghi che si sono conosciuti qui dentro e sono diventati marito e moglie, è una tragedia nella tragedia. In Pfizer sono ‘tagliatori di teste’, non guardano in faccia nessuno. Loro hanno cominciato il percorso: abbattere produzione e costi qui e spostarsi altrove, ad esempio in Cina o in Croazia. La Sicilia a loro non interessa più: stanno cercando degli acquirenti per andar via. Noi, ripeto, vogliamo solo continuare a lavorare”.

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