Recupero di circa 60mila alloggi di case popolari, forti investimenti, agevolazioni per i giovani ma anche il dimezzamento dei costi notarili e molto altro come ad esempio il rilancio delle piccole e medie imprese del settore edilizio. Il Piano casa è realtà. Oggi, giovedì 30 aprile, il Consiglio dei ministri ha dato il suo via libera. Si tratta, come sottolinea la premier Giorgia Meloni, di un “provvedimento che ci sta a cuore”. Giusto ricordare come sempre oggi sia stata approvata la proroga del taglio sulle accise, fino al 21 maggio.
I tre pilastri del Piano casa
“ll piano poggia su tre pilastri” spiega in conferenza stampa la presidente del consiglio. “Il primo pilastro prevede un programma straordinario di interventi per il recupero e la manutenzione del patrimonio già esistente di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata, quelle che noi, semplificando, chiamiamo case popolari, per intenderci. L’obiettivo che ci diamo è quello di rendere disponibili circa. 60.000 alloggi che oggi non si possono assegnare perché non sono in condizioni tali da poter essere assegnati ai cittadini”. “Nei prossimi 10 anni” ci saranno “oltre 100mila alloggi”, annuncia la premier.
Relativamente al piano casa “immaginiamo un pacchetto di semplificazioni e la nomina di un commissario straordinario per portare avanti con gli enti competenti” le misure previste.
È stato riportato il fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa “alla sua funzione originaria, riservandolo esclusivamente alle categorie per cui era stato pensato, e cioè giovani fino a 36 anni, giovani coppie con almeno un coniuge under 35, nuclei familiari con un unico genitore con figli minori“. Abbiamo previsto, aggiunge, che “la garanzia statale arrivi al 90% nel caso delle famiglie numerose, quindi, rendiamo bancabili persone che altrimenti probabilmente non lo sarebbero”. Inoltre, “abbiamo rifinanziato il fondo di garanzia “per la prima volta su base pluriennale, con 670 milioni di euro fino al 2027, dandogli continuità e stabilità”.
Previsti “Robusti investimenti”
Sono previsti, inoltre, “robusti investimenti privati nell’attuazione di questo piano casa”. “Qui noi non ragioniamo sui fondi pubblici ma sull’investimento privato e quello che noi abbiamo immaginato è abbastanza semplice, cioè lo Stato assicura al privato che vuole investire semplificazioni burocratiche, procedure veloci, come ad esempio anche qui la nomina di un commissario straordinario per gli investimenti superiori a un miliardo di euro che rilascia un provvedimento unico di autorizzazione, ma in cambio il privato dovrà garantire su 100 alloggi che costruisce che almeno 70 siano di edilizia convenzionata, per edilizia convenzionata noi riteniamo un prezzo di vendita o di affitto scontato di almeno il 33% rispetto al costo di mercato”.
Oneri dei notai dimezzato
Meloni ha aggiunto: “Abbiamo previsto anche il dimezzamento di tutti gli oneri dei notai, significa dimezzare il costo dell’atto di compravendita, della locazione eccetera, di questo devo ringraziare la categoria che ha dimostrato grande sensibilità istituzionale, offrendo questa disponibilità”.
“Insieme al decreto sul piano Casa, il Cdm approva anche un disegno di legge con dichiarazione d’urgenza sul tema degli sgomberi“. Meloni ha spiegato che si tratta “di un pacchetto di misure che serve a rendere più efficace, veloce la liberazione di quegli immobili che sono occupati abusivamente”. “Interveniamo sulle procedure di notifica di esecuzione dello sfratto, tagliamo i tempi per le esecuzioni, introduciamo una procedura accelerata e d’urgenza per ottenere in via giudiziale il titolo esecutivo e quindi il rilascio dell’immobile”, dice ancora.
“Quindi da un lato creiamo le condizioni per costruire più case e dall’altro ci occupiamo di liberare case abusivamente occupate per restituirle ai legittimi proprietari, anche per aumentare la disponibilità di alloggi sul mercato”, sottolinea. “Ricordo che dall’inizio di questo governo sono stati liberati circa 4.207 alloggi di edilizia residenziale pubblica e più o meno 230 interventi di sgombero di occupazioni abusive in immobili di particolare rilievo”.
Il mercato immobiliare in Italia
“Noi sappiamo che il mercato immobiliare in Italia ha registrato un incremento considerevole dei prezzi, in particolare nelle grandi città, dove infatti la crisi abitativa è più sentita – ha detto la premier -. C’è un indicatore che lo spiega bene: è l’indice di sforzo sul mutuo, cioè il rapporto che esiste tra il tuo stipendio netto e quanta parte di quello stipendio netto devi investire per pagare un mutuo o per pagare un affitto”.
“Oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato un provvedimento che ci sta particolarmente a cuore: un provvedimento corposo, articolato, che affronta una delle priorità più sentite forse dai cittadini, ovvero il tema della casa, la possibilità di accedere a un alloggio di qualità a prezzi accessibili”.
I giovani e le difficoltà nell’acquisto di una casa
“Aggiungo anche che Roma e Milano sono tra le città europee, dove è più difficile per un giovane acquistare casa: 16 metri quadri a Roma, 13 metri quadri a Milano sui metri quadri di abitazione che un giovane può permettersi di acquistare se destina un terzo del suo stipendio mensile al pagamento del mutuo a 30 anni a tasso fisso. E, quindi, capiamo che un problema c’è. Non riguarda solamente le grandi città, perché il problema esiste ovunque, anche nelle grandi città del Sud, come può essere Bari, anche nei capoluoghi in generale”, ha proseguito Meloni.
L’appello a tutte le forze politiche
“Credo davvero che la questione della casa sia una di quelle sulle quali si può lavorare insieme” come “sistema” al di là delle “appartenenze” politiche.
Bonus 400-500 euro per genitori separati che lasciano casa
Nel corso della conferenza stampa, dopo il piano casa, è intervenuto anche il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini annunciando che è in arrivo un ”sostegno all’affitto per i genitori separati” che lasciano la casa, tra 400 e 500 euro, per poter ”avere un tetto sotto il quale incontrare tuo figlio quantomeno nel fine settimana”. La risorse stanziate ammontano a sessanta milioni di euro per il triennio 2026-2028.
“Quello che ho in mente, su cui stiamo mettendo giù i bandi, è un contributo fra i quattro e i cinquecento euro al mese per un anno per genitori che dopo la separazione o il divorzio escono di casa perché rimane in casa l’altro coniuge, spesso continuano a pagare il mutuo o l’affitto, nonostante in casa rimanga l’altro coniuge, e evidentemente hanno esaurito le risorse e sono fuori mercato”, spiega Salvini.
“In molti contesti questi quattro barra cinquecento euro al mese ti fanno la differenza anche per avere un tetto sotto il quale incontrare tuo figlio quantomeno nel fine settimana”, aggiunge. Con questo intervento ”contiamo di poter aiutare nel triennio quindicimila genitori separati”, stima Salvini. “Dico genitori perché possono essere padri e possono essere madri. Sta ai colleghi ovviamente andare a guardare sulle statistiche dopo una separazione o un divorzio a chi nel novanta percento dei casi resta l’alloggio di residenza dove rimane coi figli”.
Confedilizia, bene piano e semplificazione sfratti
“I provvedimenti sulla casa varati dal Governo vanno nella giusta direzione”. Lo afferma il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, commentando il piano casa, approvato nel pomeriggio dal Consiglio dei ministri.
”Da un lato era urgente intervenire per recuperare le oltre sessantamila case popolari non assegnate perché bisognose di ristrutturazioni importanti. Dall’altro, è importante l’attivazione di un piano strutturale per realizzare alloggi accessibili da parte di tutti coloro che non hanno redditi sufficienti per affrontare il mercato della compravendita o della locazione. Molto apprezzabile è poi la scelta di restituire fiducia ai proprietari privati attraverso una semplificazione delle procedure di sfratto, fortemente richiesta dalla Confedilizia, così da favorire l’ampliamento dell’offerta di abitazioni in affitto e la conseguente riduzione dei canoni”, conclude il presidente.
Confartigianato, piano strategico per il Paese e per rilancio piccole medie imprese costruzioni
Il piano casa è ”strategico per il Paese e per il rilancio delle pmi costruzioni”. Confartigianato esprime un giudizio ”positivo” sul decreto legge varato oggi dal Governo, definendolo. Secondo il presidente, Marco Granelli, “rappresenta un’occasione imperdibile per gli artigiani e le piccole imprese del settore delle costruzioni, nella fase successiva agli investimenti del Pnrr”.
Per il presidente “è importante puntare sulla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, un approccio necessario per evitare il consumo di suolo, così come è fondamentale che, nella fase di predisposizione degli interventi attuativi, si ponga un’attenzione particolare alle condizioni di sviluppo dei singoli territori e alla sostenibilità ambientale. Chiediamo al Governo di valorizzare il più possibile le cosiddette ‘filiere a km 0’, permettendo alle imprese locali di essere protagoniste dell’attuazione del Piano”.
Confindustria, bene via libera al piano
“Apprezziamo il forte impegno che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il vicepresidente e, Matteo Salvini, e il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti hanno dedicato all’emergenza abitativa, oggi tra le principali urgenze sociali del Paese. È un segnale importante di attenzione verso le numerose famiglie, lavoratori e studenti fuori sede che faticano a trovare soluzioni abitative adeguate alle loro esigenze ed economicamente accessibili”. Lo afferma il presidente di Confindustria Assoimmobiliare, Davide Albertini Petroni, commentando il via livera del Cdm al piano casa in una nota.
Cisl, necessario aprire ora confronto con le parti sociali su piano
”È necessario aprire ora un confronto con le parti sociali” sul piano casa. ”È necessario consolidare un percorso condiviso dentro la logica di un patto sociale, capace di trasformare le misure annunciate in risultati concreti, misurabili e duraturi nel tempo”. Lo afferma la Ciasl, in una nota, dopo il via libera del Cdm al provvedimento.
Il decreto ”interverrebbe in modo organico su nodi concreti che abbiamo più volte posto al centro del confronto pubblico e istituzionale, indicando la necessità di una strategia strutturale sull’abitare capace di mettere a sistema risorse, strumenti e livelli di governo”. ”La scelta di rimettere rapidamente sul mercato il patrimonio di edilizia residenziale pubblica oggi inutilizzato va nella giusta direzione: recuperare alloggi già esistenti significa dare risposte immediate a chi è in graduatoria, senza consumo di nuovo suolo e aumentando l’offerta abitativa a costi sostenibili”, sottolinea il sindacato.
“Leva fonfamentale per ridurre le tensioni e riequilibrare il mercato”
”È una leva fondamentale anche per ridurre le tensioni sui canoni e riequilibrare un mercato che negli ultimi anni ha registrato forti incrementi”, secondo la Cisl. Allo stesso modo, ”l’introduzione del rent to buy rappresenta un elemento di innovazione rilevante: il canone non è più un costo a perdere, ma diventa parte di un percorso di accesso alla proprietà. Si tratta di uno strumento che restituisce prospettiva a lavoratrici e lavoratori, consentendo di trasformare una spesa in un investimento, con condizioni più sostenibili e prezzi calmierati”, aggiunge la Cisl.
“Positivo il coinvolgimento del capitale privato”
”Positiva anche la scelta di coinvolgere il capitale privato, orientandolo verso obiettivi sociali chiari, a partire da una quota significativa di alloggi a prezzi accessibili, e di concentrare le risorse pubbliche in strumenti più coordinati ed efficaci, superando logiche frammentate che in passato ne hanno limitato l’impatto. Ora è necessario aprire in tempi rapidi una fase di confronto con le parti sociali, per accompagnare l’attuazione del Piano e definire in modo puntuale la destinazione delle risorse”.
Secondo il sindacato ”è fondamentale costruire una governance integrata tra livello nazionale e regionale, che consenta di incrociare in modo efficace fondi pubblici, programmi europei e investimenti privati, garantendo coerenza, trasparenza e capacità di spesa. Le misure devono intercettare i bisogni dei lavoratori, in particolare di quella fascia intermedia oggi più esposta, e che le politiche abitative siano pienamente coerenti con quelle dei redditi, della contrattazione e della qualità del lavoro. La casa è un fattore centrale per la coesione sociale, per la stabilità delle famiglie e per l’autonomia delle persone”.
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