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Piano paesaggistico di Palermo, la Regione fa retromarcia: proposta ritirata, ecco perché

Piano paesaggistico di Palermo, la Regione fa retromarcia: proposta ritirata, ecco perché
Francesco Paolo Scarpinato

Contrari diversi sindaci e il deputato leghista Figuccia. Decisione apprezzata dal presidente Schifani: “Lo strumento nasca dal confronto con le comunità locali”

PALERMO – La scorsa settimana, martedì, il QdS.it si era occupato del Piano paesaggistico per la Città Metropolitana di Palermo, con la riunione dell’8 settembre a Palazzo d’Orleans, convocata dal presidente Schifani, intervenuto sul caso, il ricorso al Tar del Comune di Cefalù, i sindaci sul piede di guerra come tutti gli investitori privati travolti dal decreto e con i deputati regionali intervenuti per esercitare pressioni sull’Assessorato Beni culturali affinché questi tornasse sui propri passi. Era un bubbone che stava per esplodere con conseguenze catastrofiche su tutta la provincia di Palermo e che aveva già messo in stato di grave preoccupazione i sindaci delle altre province in vista dei rispettivi piani paesaggistici.

Ieri due eventi dovevano caratterizzare l’annosa questione, il primo al mattino sottoforma di convegno all’Ars e l’altro al pomeriggio a Palazzo d’Orleans, con Schifani che aveva deciso di intervenire in prima persona. Il primo evento si è tenuto, in Sala Piersanti Mattarella perché Sala Pio La Torre – dove era stato programmato – era troppo piccola per contenere tutti i partecipanti. Deputati, sindaci, imprenditori, esperti in materia hanno preso parte alla discussione che ha stroncato drasticamente il Piano paesaggistico e il metodo con cui era stato redatto. Un confronto tranchant che si doveva tenere poche ore prima la riunione di Palazzo d’Orleans, pubblicamente annunciata domenica ma con la precisazione che era stata convocata già venerdì, che alla fine non ha avuto motivo di svolgersi. Almeno non nei termini della convocazione.

Piano paesaggistico di Palermo, l’annuncio di Scarpinato

“A conferma della nostra totale e costante disponibilità all’ascolto e al dialogo, abbiamo deciso di ritirare l’attuale proposta del Piano paesaggistico della Città metropolitana di Palermo per consentire ulteriori e necessari approfondimenti”. Ad annunciarlo è stato l’assessore ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato. “Si tratta di una scelta precisa – ha aggiunto l’esponente del Governo regionale – adottata per venire concretamente incontro alle esigenze dei sindaci e delle comunità locali. Vogliamo dare ai territori l’opportunità e i tempi adeguati per esprimere al meglio le loro istanze, affinché la redazione di questo strumento strategico sia il frutto di una reale e proficua condivisione istituzionale”.

Schifani annulla la riunione sul Piano paesaggistico

“Apprezzo la decisione dell’assessore Scarpinato, che va nella direzione auspicata da tempo da Palazzo d’Orléans”, ha fatto sapere alle 13.15 il presidente Schifani. “Il piano paesaggistico – prosegue la nota stampa del presidente – deve nascere dal confronto con i sindaci e le comunità locali, tenendo insieme la tutela del territorio e le esigenze di chi lo vive. Alla luce del ritiro della proposta, la riunione che avevo convocato per questo pomeriggio è annullata”. Non si esclude che due chiacchiere Schifani possa averle comunque fatte con l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, il dirigente generale del dipartimento Mario La Rocca e il capo dell’Ufficio legislativo e legale della Regione Giovanni Bologna. All’annuncio, firmato Renato Schifani senza alcuna dichiarazione ufficiale di Scarpinato, il deputato regionale Vincenzo Figuccia, promotore del convegno e determinato sostenitore del ritiro del Piano sin dalla sua approvazione, ha manifestato apprezzamento e soprattutto soddisfazione per “la bella battaglia di tutti che è stata vinta”. La battaglia infatti non aveva più colori politici. Al tavolo del convegno organizzato da Figuccia c’era il collega deputato leghista Salvo Geraci, ma anche il presidente della V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro, Fabrizio Ferrara, eletto con Fratelli d’Italia, che è lo stesso partito di Scarpinato. “Probabilmente su questo Piano paesaggistico c’è stata un po’ di sufficienza”, dice al nostro giornale Ferrara aggiungendo che “può capitare ma non per questo possiamo girarci dall’altra parte e abbandonare i territori”.

Sindaci e Ars contro il Piano paesaggistico di Palermo

Ferrara aveva già annunciato alla platea la presentazione di una risoluzione avversa al Piano paesaggistico alla prima convocazione di commissione. Figuccia era pronto a portare la questione in Aula. Il sindaco di Polizzi, Gandolfo Librizzi, aveva presentato ai deputati un ordine del giorno già pronto per essere sottoscritto da Sala d’Ercole. Sembrava che già a partire dal sindaco di Cefalù Tumminello che l’indomani della riunione a Palazzo d’Orleans aveva promosso un ricorso al Tar, tutti fossero passati dall’armeria per dotarsi degli strumenti con cui andare in guerra con l’assessore Scarpinato. In ballo c’era molto per cui combattere. Forse troppo. Una serie di conseguenze insostenibili per il territorio. Non solo il disastro di Cefalù. A Bagheria era a rischio il cimitero, a Castellana Sicula un impianto di trattamento rifiuti che non avrebbe più potuto avere la condotta del gas per farlo funzionare, a Partinico un investimento da 800 milioni di euro per un mega parco divertimenti e l’elenco dei progetti e delle opere, pubbliche e private, che il Piano paesaggistico avrebbe fatto saltare è ancora lunghissimo.

Piano paesaggistico, le criticità per imprese e professionisti

Al convegno erano inoltre presenti esponenti dei vari ordini professionali, dell’Ance, dei dottori commercialisti, degli architetti. L’Ordine degli architetti paesaggisti e conservatori della provincia di Palermo aveva trasmesso già alla Soprintendenza e al Dipartimento regionale dei Beni culturali un dossier sul Piano paesaggistico, ed in generale tutti i relatori delle categorie professionali ha illustrato sul piano tecnico effetti nefasti che il Piano avrebbe innescato.

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