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Pietrarossa, la Regione cerca collaudatore per le opere di fine anni Novanta: “Ecco quando sarà completa la diga”

Pietrarossa, la Regione cerca collaudatore per le opere di fine anni Novanta: “Ecco quando sarà completa la diga”
Diga di Pietrarossa

Riparte il percorso verso l’attivazione dell’infrastruttura tra Catania ed Enna: Palazzo d’Orléans punta a certificare le strutture ferme da quasi trent’anni mentre procede l’ultimo lotto da oltre 80 milioni

Un collaudatore per le opere realizzate – e non completate – a fine anni Novanta, in attesa che il cantiere attualmente in corso vada in porto. È il doppio binario su cui la Regione si sta muovendo per quanto riguarda la diga di Pietrarossa, l’invaso progettato a inizio anni Ottanta a cavallo tra le province di Catania ed Enna e mai entrato in funzione, perché mai concluso.

La Regione, negli anni del precedente governo guidato da Nello Musumeci, ha deciso di investire per arrivare a mettere la parola fine a una storia a suo modo simbolo delle incompiute che costellano la Sicilia.

In quella circostanza lo stop arrivo in seguito alla scoperta di un’area di interesse archeologico proprio nei terreni in cui la diga sarebbe dovuta sorgere. A distanza di quasi tre decenni la decisione è stata quella di approfondire la ricerca archeologica e valorizzarne i risultati in chiave multimediale. Un compromesso necessario per arrivare in futuro a poter disporre di un nuovo invaso, in una terra in cui, causa i cambiamenti climatici, l’acqua diventa sempre più bene prezioso.

La ricerca del collaudatore

A fine marzo, il dirigente generale del dipartimento Acque, Arturo Vallone, ha firmato un provvedimento con cui la Regione ha chiesto al personale interno di farsi avanti per assumere l’incarico di verificatore delle opere che a suo tempo vennero appaltate dal Consorzio di bonifica di Caltagirone all’Ati formato dalla Lodigiani Spa e da Cogei Spa.

“Il progetto esecutivo dei lavori di costruzione dell’invaso di Pietrarossa è stato aggiornato nel gennaio 1984, recependo gli adeguamenti progettuali richiesti con il voto del Consiglio superiore lavori pubblici, ed è, infine, stato approvato dal Servizio nazionale dighe, giusta nota del 12 luglio 1984 – si legge nel provvedimento firmato da Vallone – I lavori di costruzione della diga, a seguito di gara mediante licitazione privata, ebbero inizio in data 16 febbraio 1989. Furono interrotti nell’ottobre 1997 a tre mesi dalla loro ultimazione, con un avanzamento dei lavori prossimo al 95 per cento del totale e che, all’epoca, tutte le opere erano state completate e in parte erano state già attrezzate dei necessari impianti meccanici ed elettrici”.

Tuttavia, le stesse opere – viene specificato nell’atto di interpello – “non sono state collaudate né dal punto di vista tecnico amministrativo né tantomeno statico”.  Ed è per questo, dunque, che a quasi trent’anni bisognerà verificare che quelle stesse strutture siano adeguate allo scopo per cui sono state immaginate.

Stando a quanto verificato dal Quotidiano di Sicilia, l’atto di interpello ha registrato candidature. Una volta vagliate e verificato il possesso dei requisiti da parte degli aspiranti collaudatori, l’incarico dovrebbe partire.

Il cantiere infangato

Intanto, l’attesa è per le opere che sono state appaltate negli anni scorsi per consentire di arrivare al completamento della diga di Pietrarossa. Ad aggiudicarsi la gara sono state le imprese Cooperativa Edile Appennino, Vittadello Spa, la Intercantieri Spa e la Cosedil Spa, quest’ultima di proprietà dell’ex presidente di Confindustria Sicilia, Gaetano Vecchio.

L’investimento messo in campo dalla Regione, accedendo a diverse fonti di finanziamento, è stato di oltre ottanta milioni di euro, a riprova di quanto il governo Musumeci abbia puntato sulla realizzazione dell’invaso.

L’opera ha riguardato anche fondi del Pnrr che però successivamente sono stati spostati su altre opere, per il rischio – poi rivelatosi concreto – di non riuscire a finire il cantiere entro il 2026, termine ultimo per rendicontare le spese effettuate con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

In un primo tempo, infatti, il termine dei lavori alla diga era stato previsto per i mesi scorsi. Poi, complice gli effetti delle abbondanti piogge autunnali sull’area di cantiere, è stato necessario procrastinare l’ultimazione. Le ultime previsioni, che fonti della Regione definiscono verosimili, vedono tra il mese di dicembre e il febbraio del prossimo anno il momento in cui la diga sarà completata. A quel punto partirà l’iter, per nulla snello, di verifiche, con il coinvolgimento del ministero. Al momento stabilire quando la diga di Pietrarossa entrerà in funzione sarebbe un azzardo.