Pil -10%, disoccupazione +11%. Nadef, ovvero il libro dei sogni - QdS

Pil -10%, disoccupazione +11%. Nadef, ovvero il libro dei sogni

Carlo Alberto Tregua

Pil -10%, disoccupazione +11%. Nadef, ovvero il libro dei sogni

sabato 24 Ottobre 2020 - 00:00

La Nadef, ovvero la Nota di Aggiornamento del Documento Economico e Finanziario, è stata approvata dalla Camera e dal Senato lo scorso 14 ottobre. Si tratta di un documento che traccia le linee programmatiche dei bilanci del prossimo triennio, ma in particolare del prossimo anno, partendo dai dati attuali.
Il debito aumenterà di 194 mld, mentre gli investimenti dovrebbero crescere del 27 per cento. Però, in valore assoluto, le cose non stanno in questo modo.
Infatti, guardando il bilancio dell’anno che sta per finire, rileviamo che su 963 mld di uscite ve ne sono 58 per gli interessi passivi, sulla montagna di debiti di 2578 mld ad agosto scorso. Ma se appena la percentuale aumentasse di un punto, gli interessi crescerebbero di decine di miliardi.
Fa specie rilevare che le spese correnti sono circa 830 mld di cui 120 per la spesa sanitaria, che così è aumentata di ben 5 mld in qualche anno, altro che tagli. Mentre le spese in investimenti sono una bazzecola, cioé appena 44 mld.

La lotta all’evasione fiscale quest’anno subisce un traumatico decurtamento perché passa dagli oltre15 mld del 2019 a meno di 9 mld di quest’anno.
La Nadef prevede un abbassamento del Pil 2020 dell’ordine del nove per cento, ma agenzie internazionali stimano che supererà il dieci per cento. è previsto un rimbalzo, cioé un aumento del Pil l’anno prossimo intorno al cinque per cento che si riduce alla metà l’anno seguente.
Capisco che questi numeri vi possano annoiare, ma è opportuno che ogni lettore conosca la situazione così com’è e non come la raccontano i media sociali.
Gli investimenti quest’anno subiranno un taglio di oltre il tredici per cento e quindi l’occupazione prevista avrà una decurtazione conseguente, ma il Governo sta inserendo nel bilancio 2021 degli incentivi per farli aumentare.
Si capisce che in questo quadro il Governo deve sostenere e ristorare tutti coloro che hanno chiuso i battenti, però forse i provvedimenti sono eccessivi, anche se la prevenzione è necessaria e deve contare sul senso di responsabilità dei cittadini, che per altro non è molto elevata.
È in via di completamento il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, utilizzando il Next Generation Eu, cioè le risorse messe a disposizione dall’Unione europea, i famosi 209 mld di Rrf (Recovery and Resilience facility) oltre che i 37 mld del Mes e i 20 mld di Sure.
Il difetto di questo programma sta nel tempo, perché ha bisogno di regolamenti attuativi di livello europeo e poi nazionale. La questione dunque verte sulla capacità della burocrazia europea e di quella italiana di fare presto e bene.
Il piano è indirizzato verso sei obbiettivi : 1. digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; 2. rivoluzione verde e transizione ecologica; 3. infrastrutture per la mobilita; 4. istruzione, formazione, ricerca e cultura; 5. equità sociale di genere e territoriale; 6. salute.
Tutti coloro che vogliono partecipare all’utilizzazione delle risorse devono fare progetti conformi ai regolamenti comunitari, diversamente essi verranno bocciati.

La Commissione europea ha rivolto raccomandazioni specifiche all’Italia perché adotti provvedimenti necessari per affrontare efficacemente la pandemia, ma soprattutto per sostenere l’economia e la successiva ripresa.
Vi sono anche particolari raccomandazioni relative al mercato del lavoro e all’istruzione e ve n’è una particolarmente forte che riguarda gli investimenti in ricerca e innovazione, fra cui particolare attenzione alla completa digitalizzazione della Pubblica amministrazione.
Ancora, la Commissione raccomanda di sostenere i redditi e il sistema di protezione sociale , deve garantire l’effettiva attuazione delle misure volte a fornire liquidità all’economia reale e migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento della pubblica amministrazione.
Su quest’ultimo tema, la Commissione europea da indirizzo di responsabilizzare i funzionari pubblici ‘al fine di garantire maggiore certezza e speditezza all’azione amministrativa’ per procedere alla semplificazione delle procedure.
La Nadef prevede che le amministrazioni dal 28 febbraio 2021 utilizzino esclusivamente identità digitali e carta di identità elettronica.
Sembrano promesse, non progetti!

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