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Piste ciclabili a Palermo, niente proroga dal Ministero: fondi del Pnrr appesi a un filo

Piste ciclabili a Palermo, niente proroga dal Ministero: fondi del Pnrr appesi a un filo
Piste ciclabili, immagine di repertorio. Foto di Şahin Sezer Dinçer su Unsplash

Il Comune ha tempo fino al 31 agosto per il rendiconto con la speranza di non dover restituire un’importante somma di denaro

Le piste ciclabili a Palermo diventano un nodo ancora più difficile da sciogliere rispetto alle lamentele dei residenti e c’è il rischio che il Comune debba restituire i fondi del Pnrr che sarebbero dovuti servire per la loro realizzazione. I termini, infatti, sono scaduti e il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha sostanzialmente negato al Comune la proroga di due mesi, dal 30 giugno al 31 agosto, per la loro ultimazione. Una cifra che si aggira attorno ai 7,5 milioni di euro (quasi 8) destinati al secondo lotto.

Adesso il Comune ha tempo fino al 31 agosto per il rendiconto con la speranza di non dover restituire i fondi. Al tempo stesso, però, non potrà completare le opere con i soldi del Pnrr.

Una bruttissima tegola per il piano delle ciclovie che in questi ultimi quattro anni ha visto la realizzazione di 8,3 chilometri dei 18 previsti dal secondo lotto. Nondimeno, al di là dei numeri – che di per sé dicono molto – c’è anche da riscontrare che in tutta la città, dal centro, alle periferie, vi sono tracciati incompleti e invasi da auto e motori. Un uso improprio di quello spazio che, nelle intenzioni, era appannaggio esclusivo dai ciclisti.

Carta: “Nessun definanziamento, il ministero farà sue verifiche e valutazioni”

L’assessore comunale Maurizio Carta, che tra le sue deleghe ha anche quella della Mobilità sostenibile e collegata infrastrutturazione, sostiene che i fondi sin qui spesi non vanno restituiti: “Il Ministero – ha detto – ha autorizzato il responsabile del procedimento a caricare nella piattaforma, entro il 31 agosto, tutto lo stato di avanzamento delle ciclovie. I lavori stanno procedendo per rispettare questo termine”.

E ancora: “Non c’è un definanziamento, in seguito il ministero farà le sue verifiche e valutazioni”.

Di Gangi (Pd): “Disastro che ricadrà sulle tasche dei palermitani”

Non sono mancate le reazioni politiche. L’opposizione va all’attacco. Mariangela Di Gangi, consigliere comunale del Partito democratico, dopo aver appreso della nota del ministero delle Infrastrutture e trasporti ha respinto la richiesta di proroga per le ciclovie, commenta: “Questa vicenda racconta molto più di un ritardo sulle piste ciclabili. Lagalla ha avuto risorse, finanziamenti e un’occasione irripetibile per cambiare la mobilità di Palermo, ma sta lasciando alla città opere insicure o incompiute, rinunce e risorse a rischio. Non è più il problema solo di piste ciclabili, ma di un’amministrazione incapace di trasformare le opportunità in risultati. Con un danno che è anche culturale, perché, gestita così, la ciclabilità finisce per essere percepita come un problema anziché come un vantaggio per la città. E mentre arriva questa bocciatura dal ministero, si pretende di andare avanti su via Roma con un progetto che presenta evidenti criticità già in partenza”.

E l’affondo: “Se non sono stati capaci di rispettare tempi e obiettivi su interventi già finanziati e programmati, è difficile affidarsi alla stessa approssimazione per una trasformazione così delicata del centro della città. Continuando così, chi verrà dopo Lagalla troverà meno opportunità, opere lasciate a metà e un conto altissimo da pagare. Un disastro che ricadrà inevitabilmente sulle tasche dei palermitani e delle palermitane, ma le cui responsabilità politiche hanno un indirizzo preciso: questa amministrazione”.

Argiroffi e Forello (Oso): “Un disastro annunciato”

I consiglieri del Gruppo Consiliare Oso – Controcorrente, Giulia Argiroffi e Ugo Forello, parlano di “disastro annunciato” e sottolineano: “L’amministrazione richiedeva di far slittare dal 30 giugno al 31 agosto il termine per completare i 18 km di piste ciclabili previsti. Dei 18 km totali, infatti, ne sono stati realizzati appena 8,3, con la pretesa di realizzare i restanti 9,7 km nel giro di soli due mesi. Un tentativo di posticipare la presa di consapevolezza di un fallimento enorme, ormai sotto gli occhi di tutti e che la città considera a tutti gli effetti una barzelletta.

Con questa nota ministeriale abbiamo la conferma che gli uffici e, soprattutto, l’assessore che intrattiene i rapporti politici stanno giocando con le esigenze della città e con i diritti dei cittadini”. Argiroffi e Forello ribattono: “Ora la conseguenza diretta sarà l’obbligo di restituire i 7,5 milioni di euro destinati al secondo lotto. Siamo davanti a un disastro annunciato: piste ciclabili progettate senza alcun criterio e con così poca convinzione che, alle prime critiche di una città che vive i cambiamenti con paura, l’amministrazione ha saputo solo fare passi indietro. Ora la restituzione delle somme avrà conseguenze pesantissime sulle casse comunali”.

Infine: “Chi pagherà per questi errori e per questi danni? Parliamo di un danno non solo economico, legato alle risorse da restituire, ma soprattutto infrastrutturale: Palermo continua a non avere una rete di mobilità sostenibile adeguata a causa della totale assenza di pianificazione, progettazione e capacità realizzativa”.

Modificato il progetto della pista ciclabile allo Zen

Ieri, intanto, c’è stata una seduta della VII Circoscrizione con il Rup architetto Giovanni Sarta con presenti i residenti che hanno chiesto di apportare delle modifiche al progetto per questioni di viabilità e sicurezza. La seconda commissione consiliare Urbanistica, mobilità e traffico, presieduta da Tiziana D’Alessandro, esponente di Fratelli d’Italia, ha approfondito la questione concordando col procedere allo spostamento del tratto previsto inizialmente da viale Lanza di Scalea verso via Adamo Smith. Lunedì, invece, ci sarà un incontro sempre col Rup per l’avvio delle procedure di affidamento sul progetto della pista ciclabile in via Roma.

Proteste, deviazioni, cantieri fermi

La situazione negli ultimi mesi si è sostanzialmente arenata. Le numerose proteste di commercianti e residenti hanno costretto un continuo cambio dei piani originari. Si ricorderà la protesta nella seconda metà di giugno in viale Michelangelo dove il percorso è stato dirottato in parte sul marciapiede. Ma il tutto è rimasto fermo tra le proteste dei cittadini che ritenevano non sicuro un tratto della ciclovia in quella zona. Anzi, “inutile e pericolosa“, così è stata bollata dai manifestanti.

Ancor prima quelle in via Generale Di Maria e via Damiani Almeyda a fine maggio. Lì addirittura si è sfiorato lo scontro fisico.

Sono sfumate, al momento, le piste del centro nelle vie Papireto, Nicolò Turrisi, Villa Filippina, piazza San Francesco di Paola e corso Finocchiaro Aprile.

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