PALERMO – Il tempo di fare i conti con i risultati concreti, prima o poi, arriva. Soprattutto quando l’espressione “va tutto a gonfie vele” sembra un mantra politico sempre più in voga. Però, confrontare i proclami col raggiungimento degli obiettivi non sempre è agevole. Non lo è nel caso dei progetti per la nuova sanità territoriale in Sicilia, quelli che, forti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, hanno promesso all’Isola un nuovo sistema salute, maggiormente improntato sulla prossimità e sulla capacità di dare risposte alle aree marginali. Un assetto che dovrebbe entrare in funzione tramite l’attivazione di una nuova tipologia di presidi sanitari: gli Ospedali e le Case della comunità. In particolare, per queste ultime, il Pnrr ha messo a disposizione della Regione siciliana un finanziamento europeo pari a 217 milioni di euro.
Target 31 marzo mancato: in Sicilia attive solo 54 Case della comunità su 146
Il target, a suo tempo ricordato espressamente anche dall’assessore alla Salute Daniela Faraoni, era quello del 31 marzo scorso: entro quella giornata, infatti, in Sicilia si sarebbero dovute contare 146 Case della comunità. Era stata la stessa Regione ad affermarlo. Eppure, ora che la data X è trascorsa da un pezzo, quel traguardo pare ancora molto lontano. Secondo l’ultima comunicazione rilasciata da Palazzo d’Orleans sull’argomento, diffusa mercoledì scorso, al 7 aprile scorso (quindi esattamente una settimana dopo il superamento del termine di scadenza), in Sicilia risultavano attive 54 Case della comunità: 13 nel palermitano, 15 nel catanese, 12 nel messinese, 5 nel nisseno, 4 nel siracusano e, infine, 2 a Enna, 2 a Ragusa e una a Trapani. Da allora qualche altra struttura è stata inaugurata, ma resta il fatto che (nota della Regione alla mano), all’inizio del mese in corso, per raggiungere il traguardo finale occorreva ancora attivare 92 presidi sanitari.
Il Ministero monitora, ma il quadro resta incerto: scade tutto a fine giugno
Su nostra richiesta, fonti del ministero della Salute hanno confermato che da Roma i monitoraggi con le Regioni vanno avanti, accompagnando le Amministrazioni in questa fase conclusiva per intervenire dove emergano delle criticità. In attesa di chiarimenti da Palermo e da Roma, però, ricomporre un quadro preciso della situazione appare complicato. Lo sforamento del target del 31 marzo, di per sé, non significa che in Sicilia la partita sia già persa: il termine per usare i fondi legati alla realizzazione di queste opere, in realtà, è fissato alla fine di giugno. Salta però all’occhio quella che, all’apparenza, potrebbe sembrare una “discordanza” tra il livello di avanzamento rivendicato dalla Regione e quello che invece emergerebbe dai numeri delle strutture effettivamente attive. Infatti, nonostante all’appello manchino ancora numerosi interventi (92, come detto, alla data del 7 aprile), e il mese di giugno sia ormai in avvicinamento, l’assessore alla Salute ha comunque sottolineato “la condotta complessivamente performante della Regione” e il rispetto degli obiettivi e del cronoprogramma previsto.
A gennaio attive solo 8 strutture: i numeri reali smentiscono l’ottimismo della Regione
Un tipo di rassicurazione che, da piazza Ottavio Ziino, era già arrivato anche nei mesi scorsi, quando i numeri delle Case della comunità realizzate erano, per forza di cose, ancora più bassi e la realizzazione del programma appariva già abbastanza ardua. Al tempo in cui gli esponenti del Governo Schifani hanno rimarcato l’ormai famoso target delle 146 Case della comunità entro il 31 marzo (l’occasione era l’inaugurazione della struttura di Monreale, nel palermitano, lo scorso 12 gennaio), i presidi attivi erano soltanto 8 e quelli di prossima attivazione i cui lavori erano conclusi 53. Malgrado questi numeri, dalla Regione avevano comunque affermato che il quadro di avanzamento (di fatto a un esile 5,5%) evidenziava “un percorso pienamente in linea con le scadenze previste”. Anzi, il modo in cui si intendeva ultimare i lavori in sospeso era stato anche chiarito nei dettagli: 25 Case della comunità a gennaio, 19 a febbraio, 41 a marzo. Insomma, 85 interventi da ultimare in tre mesi, fermo restando che si trattava di conclusione di cantieri, e non di messa in funzione delle attività sanitarie all’interno delle strutture. In base a quanto può essere ricostruito seguendo un criterio storico, invece, le Case della comunità attivate nel periodo compreso tra febbraio e inizio aprile non sarebbero più di 14. In un’intervista pubblicata dal Quotidiano di Sicilia lo scorso 5 febbraio, l’assessore Faraoni ci spiegava che, in quel momento, le Case della comunità in Sicilia erano 40, precisando: “Parlo non solo di lavori completati, ma di attivazione ed effettivo funzionamento”. Visto che, parola della Regione, a inizio aprile il numero è salito a 54 (non all’auspicato 146), l’incremento si è appunto fermato a 14. L’ottimismo con cui dalla Regione è stata ribadita (tanto alla ricognizione di gennaio, quanto a quella di aprile) la puntualità nella realizzazione degli interventi, sembra in qualche modo stridere con i numeri reali dei presidi sanitari attivati fin qui, sebbene, come detto, l’obiettivo finale deve essere raggiunto comunque entro fine giugno, e quindi, per così dire, non tutto è ancora perduto.
Faraoni: “Nessun arretramento, l’impegno della Regione è costante”
Una precisazione riguardo alla lettura dei dati, in effetti, è stata fatta dalla stessa Faraoni: “È importante – ha dichiarato l’assessore la scorsa settimana – fare chiarezza sul reale stato di avanzamento dei progetti della missione 6 Salute del Pnrr per evitare che dati non aggiornati o letti in modo errato possano restituire un’immagine di arretramento o lentezza nell’attuazione degli interventi che non corrisponde alla realtà. L’impegno della Regione nella realizzazione della medicina territoriale e di prossimità è costante e concreto“.

Mannino (Cgil): “Pochi i poli operativi. Si stanno indebolendo servizi già attivi”
PALERMO – Non tutti sono d’accordo con la ricostruzione offerta dall’assessorato riguardo all’attivazione delle Case della comunità. Particolarmente critici verso i dati regionali sono stati i rappresentanti della Cgil Sicilia, che nei giorni scorsi hanno già bollato la missione Salute del Pnrr come “un’occasione persa”. Intervistato dal Quotidiano di Sicilia, il segretario regionale del sindacato Alfio Mannino ha tracciato una linea netta tra opere costruite e presidi davvero operativi.
Cgil Sicilia: “Solo 11 Case della comunità effettivamente operative”
“Non tutte le Case della comunità sono pienamente attive – ha spiegato il leader della Cgil Sicilia al nostro giornale – molte di quelle inaugurate sono opere in cui sono stati completati gli interventi strutturali, cioè i lavori di sistemazione, di muratura, di pittura e via dicendo”. Altra cosa, però, è l’operatività: “Tutti gli stati di avanzamento devono essere caricati su Regis – ha detto Mannino – e noi ci rifacciamo a questa piattaforma. Dalla Regione dicono che ci sono ritardi nel caricamento dei dati, e ne prendiamo atto. Però, detto questo, sulla cinquantina di strutture che asseriscono di aver completato, quelle effettivamente operative intanto sono soltanto 11. Questo è certo”.
Personale spostato da un presidio all’altro: il nodo degli organici nella sanità territoriale
Oltre alla realizzazione materiale delle Case della comunità, dunque, si è creato naturalmente anche il nodo del loro effettivo funzionamento. Questione che si intreccia con il tema del personale attivo in queste strutture. Nella citata intervista del 5 febbraio, l’assessore Faraoni ha spiegato a questa testata che i lavoratori nelle Case della comunità “provengono da una rimodulazione dell’organizzazione esistente”, puntando soprattutto sulle risorse umane che, seppur in attività, non sempre sono impiegate in modo proficuo.
L’assessore ha anche precisato che questa riorganizzazione non sottrae risorse agli ospedali: “Non c’è nessuna attività di trasferimento dall’organizzazione ospedaliera – ha detto – se non nei casi in cui abbiamo suggerito di assegnare persone con mansioni ridotte per motivi, per esempio, di condizioni fisiche che non consentono il pieno utilizzo dentro la degenza, o per ragioni di altro genere, magari perché in età avanzata”.
Mannino: “Carenza di 5mila infermieri e 2mila medici. Si rischia di mandare in tilt i presidi tradizionali”
Diversa, invece, la ricostruzione offerta da Alfio Mannino: “Il punto – ci ha detto il segretario Cgil – è che a oggi manca una lettura organica di ciò che sta succedendo nella medicina del territorio, perché se si spostano infermieri o medici da una struttura all’altra, significa che si stanno depotenziando servizi già attivi. Considerata l’attuale rete sanitaria, abbiamo una carenza di quasi 5 mila infermieri e di circa 2 mila medici. All’attivazione delle Case della comunità, non c’è dubbio che la questione si aggrava”. Interpellato sul tema degli organici, dunque, il sindacalista ha risposto: “Possiamo dire che attualmente non ci sono nuove assunzioni, che si tratta di personale spostato da una struttura all’altra, al punto tale che, ripeto, alcune presìdi non sono neanche stati attivati. Non stiamo parlando perciò di un rafforzamento della medicina del territorio – ha detto Mannino – ma di un dislocamento delle forze che abbiamo in questo momento”. E domandando se, dal suo punto di vista, in questo modo si corre il rischio di mandare in tilt le attività nei presidi tradizionali, il leader della Cgil ha affermato: “Assolutamente sì, ed è infatti uno degli elementi che abbiamo contestato”.
Scadenza Pnrr al 30 giugno: “Ciò che non sarà rendicontato andrà restituito all’Ue”
Su quanto accadrà adesso, superato il termine del 31 marzo e con le scadenze estive ormai imminenti, Mannino ha concluso: “I lavori del Pnrr devono essere completati entro il 30 giugno. Tutto ciò che non potrà essere rendicontato per quella data, andrà restituito. Su questo l’Ue è stata chiara. A meno che non ci siano delle proroghe, ma siamo nel campo degli auspici. E, trattandosi di una partita comunitaria, non è di certo nelle nostre disponibilità. Perciò, ammesso che mancano un centinaio di Case della comunità, comunque siamo già in ritardo. Non credo che in due o tre mesi si riuscirà a definire le restanti strutture“.

