Il dibattito sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina porta con sé una scia inesauribile di polemiche. Tra chi liquida l’opera bollandola come un costo insostenibile e chi ricorre al classico argomento del “serve ben altro”, il tema delle risorse economiche finisce spesso per oscurare il reale valore strategico dell’infrastruttura per la Sicilia e per l’intero Paese. Ma osservando la mappa degli investimenti infrastrutturali in Italia e spostando lo sguardo verso Settentrione, ci si accorge che i conti raccontano una storia molto diversa.
Nelle sole regioni del Nord Italia, infatti, si stanno investendo oltre 40 miliardi di euro per ammodernare la rete dei trasporti, tra ferrovie, autostrade e sistemi di protezione. A fronte di questa cifra imponente, i 13,5 miliardi di euro previsti per il collegamento tra Sicilia e Calabria assumono una dimensione decisamente paragonabile — se non inferiore — a molte delle grandi opere già in cantiere nel resto del Paese.
Il Ponte sullo Stretto di Messina
Con un costo stimato in 13,5 miliardi di euro, il Ponte si propone come il tassello decisivo per spezzare lo storico isolamento dell’Isola e connetterla in modo continuo alle grandi direttrici europee.

L’opera non si limita a scavalcare il braccio di mare tra Messina e Villa San Giovanni, ma include un piano integrato di collegamenti stradali e ferroviari strategici per l’intero Mezzogiorno.
TAV Torino-Lione
Se si analizzano le grandi direttrici di valico, la TAV Torino-Lione rappresenta uno dei cantieri più complessi d’Europa.

Per il solo tunnel di base sono stati stanziati 11,1 miliardi di euro, destinati a completare un’infrastruttura ferroviaria di 270 chilometri studiata per ridisegnare il trasporto merci e passeggeri tra Italia e Francia. L’orizzonte di consegna è fissato per il 2033, pur con il rischio concreto di un’ulteriore dilatazione dei tempi.
Il Terzo Valico dei Giovi
Non meno rilevante è l’investimento sul Terzo Valico dei Giovi, la nuova arteria ferroviaria concepita per collegare direttamente il porto di Genova con Tortona e l’intera Pianura Padana.

Con un budget complessivo di 10,6 miliardi di euro, l’opera punta a velocizzare il traffico merci ligure, con un’apertura inizialmente stimata per il 2027 che potrebbe però scivolare all’anno successivo.
La Galleria di Base del Brennero
Proseguendo verso i confini alpini si incontra la Galleria di Base del Brennero, un’infrastruttura da 10,5 miliardi di euro che collegherà Fortezza ad Innsbruck sotto l’omonimo passo.

Destinata a diventare, entro la fine dei lavori prevista per il 2032, il tunnel ferroviario sottomontano più lungo del mondo, l’opera dimostra come le connessioni transfrontaliere ad alta capacità richiedano stanziamenti di primissimo piano.
Il MOSE di Venezia
L’attenzione alla spesa pubblica riguarda anche le opere di tutela ambientale, come il MOSE di Venezia.

Entrata in funzione nel 2020 e rivelatasi cruciale per difendere il patrimonio veneziano dalle maree eccezionali, la maestosa opera idraulica ha richiesto 6 miliardi di euro per la sua realizzazione, a cui si aggiungono i costi operativi legati a ogni singolo intervento, stimati in circa 200 mila euro per ogni sollevamento delle paratoie.
La Pedemontana Lombarda
Sul fronte della viabilità autostradale spicca infine l’Autostrada Pedemontana Lombarda (A36), un progetto da 4,5 miliardi di euro nato nel 2010 per decongestionare l’area a nord di Milano e unire velocemente le province di Varese e Bergamo, mettendo in rete gli scali aeroportuali di Malpensa e Orio al Serio.

In attesa dell’approvazione definitiva dell’ultima tratta, i cui cantieri dovrebbero aprirsi entro novembre 2029, l’inaugurazione finale è programmata per il 2031.
I numeri oltre i pregiudizi
Mettendo in fila i numeri ed evitando le polemiche di maniera, appare evidente come gli investimenti in grandi opere siano il motore ordinario con cui si ammoderna il Paese. I 13,5 miliardi necessari per il Ponte sullo Stretto non rappresentano affatto un’eccezione insostenibile, bensì una cifra del tutto coerente con i costi sostenuti nelle regioni settentrionali per consentire all’Italia di restare al passo con i grandi corridoi infrastrutturali d’Europa.

