Milano, 27 ott. (askanews) – Porsche chiude i primi nove mesi del 2026 con un netto recupero dell’utile operativo, grazie soprattutto ai minori costi di ristrutturazione, ma deve ancora fare i conti con il calo delle vendite e le difficoltà in Cina. E anche il 2027 si annuncia un anno complicato, con volumi e redditività attesi in diminuzione. Positiva la reazione in Borsa: Porsche guadagna a Francoforte il 2% a fronte di un indice in calo delo 0,1%.
La casa automobilistica tedesca, controllata da Volkswagen, ha registrato un utile operativo di 1,74 miliardi di euro, rispetto ai 40 milioni di un anno prima, mentre i ricavi sono diminuiti del 5,9% a 25,28 miliardi. Il margine operativo è salito al 6,9% dallo 0,2%, beneficiando della riduzione degli oneri per il riassetto strategico da 2,7 miliardi a circa 500 milioni.
Le consegne sono scese del 16% a 178.532 vetture. Il cash flow netto automotive è salito a 2,5 miliardi di euro, sostenuto principalmente dagli incassi derivanti dalla cessione delle partecipazioni in Bugatti Rimac e Rimac Group. Porsche ha confermato per il 2026 un margine operativo tra il 5,5% e il 7,5%.
Durante la conference call, il responsabile Finanza e IT Jochen Breckner ha avvertito che il prossimo anno sarà ancora di transizione. “In termini di redditività e di Ebit, ci aspettiamo che il 2027 sia inferiore al 2026”, ha spiegato, indicando nel calo dei volumi, legato all’uscita dalla gamma della Macan termica e alle difficoltà in Cina, i principali fattori che peseranno sull’utilizzo degli stabilimenti e sui costi fissi. I benefici della nuova strategia sono attesi dal 2028.
Un altro elemento di incertezza riguarda gli Stati Uniti. I dazi americani hanno pesato per 200 milioni di euro sul cash flow automotive nel terzo trimestre. Breckner ha ricordato che ci sono state discussioni su un possibile accordo tariffario tra Volkswagen e gli Usa, ma ha precisato di non essere a conoscenza di nuove trattative o di possibili intese in vista. “Il nostro modello di business si basa sull’ipotesi che i dazi sulle importazioni del 15% restino in vigore”, ha spiegato Breckner.
Il manager ritiene inoltre che, nelle condizioni attuali, non sarebbe economicamente conveniente produrre negli Usa nemmeno utilizzando un eventuale nuovo stabilimento Audi. “Anche ipotizzando che ci fosse una fabbrica, riteniamo che trasferire la nostra produzione negli Stati Uniti non sarebbe economicamente conveniente per Porsche”, ha dichiarato, citando i volumi limitati e i costi aggiuntivi. Audi ha recentemente annunciato un progetto da 4 miliardi di dollari per una fabbrica in Georgia.
Il riassetto prosegue anche sul fronte occupazionale. Porsche ha confermato l’obiettivo di ridurre l’organico di 9mila unità entro il 2032, attraverso prepensionamenti e uscite concordate. Gli oneri straordinari dovrebbero scendere dagli 800-900 milioni previsti quest’anno a circa 400 milioni nel 2027.
Sul fronte industriale resta aperta la scelta tra Bratislava e Lipsia per la produzione della prossima Cayenne, mentre è ancora allo studio un suv di dimensioni superiori. Porsche punta infine a distribuire agli azionisti almeno il 50% dell’utile netto, secondo la nuova politica dei dividendi, con l’importo relativo al 2026 ancora da definire.

