Qualità della vita: un disastro tutto siciliano tra economia ferma al palo e servizi scadenti - QdS

Qualità della vita: un disastro tutto siciliano tra economia ferma al palo e servizi scadenti

Paola Giordano

Qualità della vita: un disastro tutto siciliano tra economia ferma al palo e servizi scadenti

giovedì 16 Dicembre 2021 - 02:45

Dopo ItaliaOggi, anche Il Sole 24 Ore condanna l’Isola senza appello. I modelli europei sembrano lontanissimi

Anche per quest’anno non si cambia: “Stessa spiaggia, stesso mare” e… solita figuraccia sul fronte della vivibilità. A distanza di circa un mese dalla sonora bocciatura delle siciliane nell’indagine di ItaliaOggi (che abbiamo analizzato lo scorso 18 novembre), anche la 32^ edizione della classifica delle province più vivibili realizzata dal Sole 24 Ore relega quelle dell’Isola tra le peggiori province in termini di vivibilità. Di fronte ai cumuli di rifiuti che “arredano” le strade di tantissimi Comuni siciliani, alle gincane che si è costretti ad affrontare percorrendo le vie urbane o alla scarsa illuminazione di molti quartieri periferici – per citare problemi che sono sotto gli occhi di tutti e che il Quotidiano di Sicilia non si stanca di denunciare da anni – anche i più scettici nei confronti delle classifiche sulla qualità della vita potrebbero sventolare bandiera bianca. Delle due l’una: o è in atto da decenni un complotto contro le (ex) Province dell’Isola o in esse non si vive bene.

Esaminiamo alcuni dei 90 indicatori – suddivisi nelle sei macro categorie “Ricchezza e consumi”, “Affari e lavoro”, “Ambiente e servizi”, “Demografia, società e salute”, “Giustizia e sicurezza” e “Cultura e tempo libero” – utilizzati dal noto quotidiano economico per stilare la classifica generale. Quello della “munnizza” si conferma il tallone d’Achille delle città siciliane: i tre capoluoghi metropolitani sono lontani anni luce dalla percentuale media nazionale di raccolta differenziata che si attesta al 59 per cento. Messina è al 23 per cento, Palermo non supera il 20 e Catania si ferma appena al 9, conquistando la posizione più bassa della graduatoria. Anche il Comune aretuseo (42 per cento) e quello nisseno (44 per cento) restano al di sotto della media nazionale, mentre Enna la eguaglia. Bene Trapani (64 per cento), Ragusa (70 per cento) e Agrigento (72 per cento) che, nonostante i risultati, non rientrano nella top ten, fermandosi rispettivamente al 54°, al 35° e al 21° posto.

Pessima invece per tutte è la performance registrata nella “Spesa delle famiglie”, dove la meno peggio è la provincia etnea (alla 78^ posizione), con poco meno di 1.850 euro annui mediamente utilizzati per l’acquisto di beni durevoli, e la peggiore è Enna (106^), con 1.482 euro. Tra le ultime dieci posizioni ci sono ben cinque province siciliane: oltre quella ennese, si piazzano sul fondo del barile anche Agrigento (105^), Caltanissetta (103^), Messina (99^) e Trapani (98^).

Veniamo infine alle start up innovative, cioè quelle aziende, di solito di piccole dimensioni, che si lanciano sul mercato sull’onda di un’idea all’avanguardia. Se la media nazionale si attesta all’incirca a sette start up ogni 1.000 società di capitale, Caltanissetta, Palermo ed Enna superano il dato medio italiano, insieme a Catania che lo oltrepassa di pochissimo (6,88 contro il 6,83 nazionale). Pessimi invece i dati di Siracusa, Trapani e Agrigento che registrano cifre pari a meno della metà del risultato italiano.

Questi sono solo alcuni esempi che confermano quello che da anni è sotto gli occhi dei siciliani: la Sicilia non è ancora un’Isola vivibile.

Numerose lacune sul fronte cultura, i cittadini si informano troppo poco

Pessimi i dati sulla diffusione media di quotidiani, mensili e settimanali ogni cento abitanti. Un settore che da solo potrebbe risollevare la deficitaria economia locale

PALERMO – Nonostante – per il patrimonio culturale che ha la fortuna di possedere – avrebbe tutte le carte in regola per campare di questo, neanche sul fronte “Cultura e tempo libero” la Sicilia riesce a eccellere. Eppure le basterebbe mettere a profitto le ricchezze che madre natura da un lato e gli uomini che nei secoli l’hanno abitata dall’altro le hanno donato.

Per trovare la prima siciliana bisogna invece scorrere fino alla 66^ posizione, conquistata da Siracusa che registra una discreta performance, risalendo di 33 posti. La peggiore si rivela Trapani che scivola di otto posti e si piazza alla 103^ posizione. Le altre si trovano spalmate in mezzo, tutte con qualche posizione in più rispetto all’anno precedente ma tutte nella parte bassa della classifica.

Se nell’Isola di cultura se ne “mangia” poca, di lettura i siciliani ne mangiano ancora meno. I dati relativi alla diffusione media di quotidiani, mensili e settimanali ogni 100 abitanti sono infatti allarmanti: a fronte di una media nazionale di 16 cittadini su 100 che sfogliano abitualmente un giornale, nessuna delle nostre province sta al passo con tale dato. Enna, prima tra le siciliane, è 82^ con un indice di 8,42 su 100, mentre Caltanissetta con i suoi appena 4 abitanti su 100 è ultima tra le ultime. Insomma: oltre a non essere tanto vivibile, la Sicilia non è neanche una terra “informata”.

Gender gap preoccupante su lavoro e retribuzione

Tantissima strada da fare sul fronte della parità uomo-donna. Scarsa presenza in rosa in ambito amministrativo

La Sicilia non è ancora un’Isola per donne: sulla parità di genere abbiamo ancora tanta, tantissima strada da fare.

Lo conferma anche la classifica dedicata alla “Qualità della vita delle donne”, costruita sulla base di dodici parametri, tra cui gap retributivo, gap occupazionale, presenza in ruoli di potere in ambito amministrativo e imprenditoriale, sport. I punteggi ottenuti dalle province isolane sono imbarazzanti: Caltanissetta è addirittura ultima a livello nazionale, mentre Trapani – prima tra le siciliane – è solo 81^.

A penalizzarci sono soprattutto i risultati che riguardano l’occupazione e la retribuzione femminile: Siracusa è ad esempio la provincia in cui i compensi delle donne sono, in media, quasi la metà (45,1 per cento) di quelli maschili, mentre Caltanissetta registra il peggior gap rispetto al tasso di occupazione maschile.

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