Quanto costa stare freschi in ufficio? Oltre la metà dei consumi energetici - QdS

Quanto costa stare freschi in ufficio? Oltre la metà dei consumi energetici

Rosario Battiato

Quanto costa stare freschi in ufficio? Oltre la metà dei consumi energetici

martedì 09 Luglio 2019 - 00:00
Quanto costa stare freschi in ufficio? Oltre la metà dei consumi energetici

Rapporto Assoimmobiliare-Enea: i climatizzatori incidono sulla bolletta per il 57 per cento
Federico Testa: “Con efficienza risparmi che possono arrivare fino al 60 per cento”

PALERMO – La climatizzazione vale più della metà (57%) del peso del totale dei consumi energetici negli edifici ad uso ufficio. Lo dicono i dati contenuti nel rapporto Assoimmobiliare-Enea che hanno piazzato al secondo posto le apparecchiature elettriche (26%) e quindi, al terzo, l’illuminazione (17%). Il rapporto ha inoltre calcolato una “spesa media annua a metro quadro di circa 15 euro per la climatizzazione estiva e invernale, 6,40 euro per le apparecchiature e 4,40 euro per l’illuminazione”.

IL CAMPIONE
Gli autori dello studio hanno analizzato 118 edifici direzionali distribuiti su tutto il territorio nazionale, soltanto il 4% si trova nelle isole maggiori (Sicilia e Sardegna) in quanto “la ripartizione geografia del campione – si legge nel rapporto – rispecchia la densità di edifici per uffici nella disponibilità delle grandi imprese italiane”.

La metà si trova infatti nell’Italia Centrale (51%), il 34% nel Nord Ovest, il 4% nel Nord Est e il 7% al Sud. I dati in valore assoluto dicono che 4 edifici dello studio si trovano in Sicilia, contro i 32 del Lazio e i 29 della Lombardia che sono le prime due regioni. Il campione è composto sia da unità immobiliari di piccole dimensioni (87 mq), sia grandi edifici e complessi immobiliari (95.000 mq).

Dal punto di vista dei consumi totali espressi in tep, si “riscontra una distribuzione omogenea fino al valore di circa 1.000 tep”, superando questo tetto sono disponibili solo 13 edifici con consumi che oscillano dai 1.000 ai 6.600 tep, poco meno del 10% del campione.

LE EVIDENZE PRINCIPALI
Lo studio ha evidenziato “variazioni significative tra le regioni del Nord, dove i consumi sono maggiori, e quelle del Centro e del Sud”. Il 34% degli edifici che compongono il campione è “alimentato da sola energia elettrica, la restante parte ha una o due fonti energetiche integrative (combustibili o teleriscaldamento)”. Andando in dettaglio, si rivela chela maggior parte degli edifici, circa il 70%, è servita da energia elettrica e gas naturale”.

PARLANO I TECNICI.
Federico Testa, presidente Enea, ha spiegato che “con questo studio vogliamo fornire un contributo per stabilire standard univoci per le diagnosi energetiche nel settore immobiliare a uso direzionale” e “considerando che il patrimonio edilizio italiano risale in molti casi agli anni ‘50, 60 e 70, sono presenti ampi margini per la messa in efficienza, con conseguenti significativi risparmi in bolletta che possono arrivare fino al 60%”.

Per Silvia Maria Rovere, presidente di Assoimmobiliare, “l’efficienza energetica è oggi uno dei driver principali per la realizzazione di interventi di rigenerazione urbana più che mai necessari per rilanciare la competitività del Sistema Paese e apre nuove strade all’applicazione di nuove tecnologie nell’industria immobiliare, sia agli edifici che ai servizi coinvolti”.

IL TAVOLO TECNICO
Da 2014 l’Enea ha attivato un tavolo tecnico che ha introdotto per le grandi imprese l’obbligo di presentare una diagnosi energetica ogni quattro anni, per arrivare “entro il 2050 ad ottenere un parco immobiliare decarbonizzato e ad alta efficienza energetica”.

Rosario Battiato

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