Quel “no” ottuso ai termovalorizzatori in Sicilia i cittadini lo pagano a caro prezzo in bolletta - QdS

Quel “no” ottuso ai termovalorizzatori in Sicilia i cittadini lo pagano a caro prezzo in bolletta

Rosario Battiato

Quel “no” ottuso ai termovalorizzatori in Sicilia i cittadini lo pagano a caro prezzo in bolletta

martedì 28 Maggio 2019 - 00:00
Quel “no” ottuso ai termovalorizzatori in Sicilia i cittadini lo pagano a caro prezzo in bolletta

Cesip (Unimi): in Sicilia senza impianti si pagano 550 € di tassa per tonnellata di rifiuti, il doppio del Friuli

PALERMO – Il conferimento in discarica dei rifiuti appesantisce irrimediabilmente i costi in bolletta per cittadini, mentre un sistema di gestione completo, che includa la valorizzazione energetica per la chiusura del ciclo, consentirebbe notevoli risparmi economici. Concetti, supportati dai numeri, che sono riportati nello studio “Regolazione del servizio di gestione rifiuti urbani: un primo bilancio, modelli e proposte sulla base degli orientamenti preliminari” di Massimo Beccarello e Giacomo Di Foggia del Centro studi in economia e regolazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico (Cesip) dell’Università Bicocca di Milano.

RISPARMIO NAZIONALE
A livello nazionale ci potrebbe essere un risparmio da 700 milioni di euro all’anno in bolletta su un totale di circa 10 miliardi. La stima dei ricercatori del Cesisp evidenzia i costi del mancato ricorso, in alcune regioni, a impianti di trattamento e termovalorizzazione in sostituzione delle discariche. La Sicilia, ovviamente, è tra le maggiori responsabili non avendo impianti di valorizzazioni e un conferimento in discarica ancora esagerato.

CHE SALASSO NELLE DISCARICHE
Gli studiosi del Cesip, in seguito all’analisi tariffaria e al modello di gestione dei rifiuti in diverse aree del Paese, sono arrivati a determinare alcune considerazioni fondamentali che di fatto cestinano una volta per tutte il modello imperante nell’Isola, che, fino al 2017 (ultimi dati disponibili dell’Ispra), portava in discarica circa il 70% dei 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e che, ancora oggi, non prevede scadenze precise, nemmeno nel nuovo piano rifiuti, per la costruzione dei termovalorizzatori considerati indispensabili per la chiusura del ciclo.

Su questi due punti non ci sono dubbi per i ricercatori: “Esiste una relazione significativa tra ricorso alla discarica e aumento del costo medio per tonnellata di Ru e trattamento di Ru negli impianti di termovalozzazione e coincenerimento e diminuzione del costo medio per tonnellata di Ru”. Ovviamente anche “la dotazione di altre tipologie di impianti incide sul costo medio per tonnellata di Ru” e, in ogni caso, è comunque opportuno ricordare che anche la gerarchia europea del rifiuto piazza il recupero energetico, quindi la termovalorizzazione, dopo la riduzione della produzione dei rifiuti e il riciclo, ma prima del conferimento in discarica.

QUANTO SI RISPARMIA
Per lo studio sono state prese in considerazione quattordici differenti realtà di tutta Italia: Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Bari, Milano-Bergamo-Brescia, Toscana Centro, Catania area metropolitana, Reggio Calabria, Venezia, Genova, Torinese, Palermo area metropolitana, Roma, Napoli 1, Palermo provincia-est. Considerando il valore relativo alla Tari per tonnellata di rifiuto urbano osservato, è proprio l’area del capoluogo isolano (provincia-est) a valere 550 euro, cioè più di 200 euro rispetto al valore medio (circa 337 euro) e più del doppio del Friuli Venezia Giulia (241 euro) che ha totalizzato il miglior risultato d’Italia. Non è un caso che agli ultimi quattro posti della graduatoria per costi ci siano proprio due palermitane (provincia Est e area metropolitana), Napoli e Roma, cioè realtà che comunque lamentano gravissime criticità di gestione del rifiuto.

LA DISTRIBUZIONE DEI RIFIUTI VALORIZZATI
Analizzando i dati relativi alle diverse forme di gestione messe in atto a livello regionale si evidenzia che, laddove esiste un ciclo integrato dei rifiuti grazie ad un parco impiantistico sviluppato, viene “ridotto significativamente l’utilizzo della discarica”. Lo dice l’Ispra che specifica come “in particolare in Lombardia lo smaltimento in discarica è ridotto al 5% dei rifiuti prodotti, in Friuli Venezia Giulia al 6%, in Trentino Alto Adige al 10% ed in Veneto al 13%” e nelle stesse regioni “la raccolta differenziata è pari rispettivamente al 69,6%, 65,5%, 72% e 73,6% e consistenti quote di rifiuti vengono trattate in impianti di incenerimento con recupero di energia”. In Lombardia viene recuperato energeticamente il 38% dei rifiuti urbani prodotti, in Piemonte il 24%, in Emilia Romagna il 33%, in Friuli il 17%.

GLI IMPIANTI PRESENTI
Nel 2017, l’Ispra ha registrato la presenza di 39 impianti, ben 13 solo in Lombardia, 26 in tutto il Nord, solo 6 nel Sud, zero in Sicilia.


Il fabbisogno impiantistico calcolato dal Cesip per il Centro e il Mezzogiorno
Sei milioni di tonnellate di rifiuti l’anno trasformati in energia anziché in veleno

PALERMO – A fare la panoramica degli impianti di incenerimento che trattano rifiuti urbani e rifiuti combustibili (Css), frazione secca (FS) e bioessiccato derivanti dal trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani stessi ci ha pensato l’Ispra nell’ultimo rapporto dedicato ai rifiuti.

Operativi, nel 2017, 39 impianti, dieci in meno del 2012, mentre il “quantitativo di rifiuti inceneriti – si legge nel rapporto – si presenta abbastanza stabile sia per quanto attiene al livello nazionale che per macro area geografica”. Una situazione che trova giustificazione nel fatto che, laddove le condizioni tecniche lo hanno consentito, gli impianti hanno “incenerito una quantità di rifiuti tale da approssimarsi o giungere alla condizione di carico termico nominale”. Il parco impiantistico è prevalentemente localizzato nelle regioni del Nord (26 impianti): “in Lombardia e in Emilia Romagna sono presenti rispettivamente 13 e 8 impianti operativi che, nel 2017, hanno trattato 3,4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani che rappresentano il 75% di quelli inceneriti nel Nord”. Al Centro e al Sud, con rispettivamente 7 e 6 impianti operativi, sono state trattate quasi 600 mila e 985 mila tonnellate di rifiuti urbani.

Altro capitolo riguarda il coincenerimento dei rifiuti urbani che, nel 2017, ha prodotto quasi 368 mila tonnellate di rifiuti provenienti dal circuito urbano sono stati utilizzati come fonte di energia all’interno di processi produttivi di impianti industriali. Si tratta, in prevalenza, di rifiuti recuperati che sono costituiti da CSS o frazione secca prodotta negli impianti di trattamento meccanico biologico (91%), il 9% è, invece, costituito da altri rifiuti. Il coincenerimento dei rifiuti avviene soprattutto al Nord (69% del totale), mentre al Centro (3%) ed al Sud (28%) le quote di rifiuti avviate a questa forma di valorizzazione sono decisamente inferiori.

Per sbloccare il riciclo da Roma in giù, secondo i ricercatori del Cesip servirebbero impianti capaci di incenerire 6,3 milioni di spazzatura all’anno, una quantità nettamente superiore a quella stimata nell’art 35 del decreto sblocca Italia (133/2014, poi convertito con legge n. 164/204), laddove si parlava di un fabbisogno di 1,8 milioni di tonnellate.


Palermo e Catania in fondo alla classifica dei comuni verdi

PALERMO – Il modello-Milano sbanca anche nella graduatoria delle realtà più verdi d’Italia. La prima classifica delle città più performanti sul piano della sostenibilità e dell’economia circolare (ovvero quell’economia basata sul riutilizzo delle risorse e sulla riduzione degli sprechi, all’insegna dell’eco-sostenibilità) è stata realizzata dal Cesisp, il Centro di Economia e regolazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico dell’Università di Milano-Bicocca, ed è stata esposta nel corso del convegno “Il valore della Circular Economy a Milano”.

A far vincere il capoluogo lombardo sono stati i valori relativi “all’offerta e all’utilizzo del trasporto pubblico e dei servizi di car sharing, all’efficienza della rete idrica, all’alto livello di raccolta differenziata e all’alto fatturato delle attività di vendita dell’usato”. Subito dietro si trova Firenze, che emerge per le politiche di responsabilizzazione del cittadino, il numero di colonnine pro capite di ricarica per le auto elettriche e i tanti cittadini impegnati nel volontariato, mentre a chiudere il podio c’è Torino, al top per efficienza energetica e qualità dei sistemi di depurazione.

Malissimo le due siciliane in graduatoria: Catania ultima e Palermo penultima. Le isolane registrano pessimi risultati su quasi tutti i cluster di valori: input sostenibili, livello di condivisione sociale, uso beni durevoli come servizio, end of live – riciclo/recupero, estensione vita – uso efficiente risorse. Segnali positivi nella produzione fotovoltaica per Catania, nell’uso efficiente del suolo per Palermo.

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