Sono ore importanti e di ricostruzione per quanto accaduto in piazza Medaglia d’Oro a Napoli, dove una nota banca è stata presa d’assalto e – suo malgrado – diventata assoluta protagonista di un “colpo perfetto” da parte di cinque o sei (si pensa ad oggi) malviventi, ancora anonimi. Dopo la presa degli ostaggi e il successivo rilascio, i ladri infatti sono fuggiti senza esitazione dalla banca con il bottino in mano. Ancora non quantificabile, questo è derivato dall’apertura di diverse cassette di sicurezza di decine di clienti che, al suo interno, avevano messo soldi piuttosto che oggetti preziosi dal punto di vista economico e/o affettivo.
Insomma, si tratta chiaramente di un danno importante per la banca e per le persone coinvolte in questo furto, private dei loro oggetti dopo la forzatura delle cassette di sicurezza da parte dei ladri, ancora ricercati. Ma come funziona per il rimborso? E il riconoscimento del valore degli oggetti che si trovavano all’interno della cassetta di sicurezza? La banca, può in qualche modo ritenersi la non responsabile di questo episodio? In poche righe, cerchiamo di dare una sintesi, e soprattutto qualche risposta, a chi è in questo momento coinvolto in questa vicenda.
La rapina di Napoli, la posizione della banca in termini di rimborso
Partiamo da una domanda molto gettonata al momento: la banca è responsabile del furto del contenuto? Per la legge, seguendo a fondo ciò che viene indicato dall’art.1389 del Codice Civile, la risposta è sì. La banca è infatti responsabile dell’integrità e “idoneità” oltre che “custodia” dei “locali” e, ovviamente, della “casetta”.
A proposito di banca, questa può dimostrare di non essere risarcibile? Anche qui è un si, ma deve trovare che il furto sia avvenuto per cause non dirette e e proprie, dimostrando al contrario di aver operato a tutto il necessario.
La rapina di Napoli, cosa deve fare un cliente per il rimborso
Andiamo adesso al cliente. In questo caso, cosa bisogna fare se sei un cliente rimasto coinvolto nella rapina di Napoli? Denuncia, subito. Bisogna infatti presentare denuncia formale alle autorità, Polizia o carabinieri non cambia, oltre che una richiesta di risarcimento di danni formale alla banca. Questa inoltre, sarebbe meglio farla tramite raccomandata o PEC. Una volta esercitata la richiesta di risarcimento, la banca può rifiutarsi in quanto “non sapeva cosa ci fosse dentro? La risposta è assolutamente negativa, in quanto anche se intrinseca da ogni servizio non si esonera la banca dalla responsabilità di tutela di ciò che ha nei propri locali.
Tornando alla denuncia penale fatta da parte del cliente per quanto riguarda il rimborso, questa è sufficiente per richiedere con successo un risarcimento? Diciamo che è una fondamenta, una base di ciò che va fatto. La denuncia è infatti solo il primo step di tanti passaggi, però è essenziale – al fine di avere il rimborso – accompagnare la segnalazione/denuncia alle autorità competenti con prove di ogni tipo: parliamo di foto, testimonianze, fatture d’acquisto, denunce pregresse. Se non si riesce a dimostrare ciò, la richiesta di risarcimento potrebbe essere respinta per mancanze di prove dal danno subito.
Infine, parliamo del valore massimale di risarcimento indicato dal contratto. Questo naturalmente è presente, con clausole che spesso limitano il valore del risarcimento a una cifra fissa. Tuttavia, molto spesso queste sono nulle o vessatorie in caso di gravi colpe della banca.
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