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Referendum, in Sicilia uno dei voti più divergenti

Referendum, in Sicilia uno dei voti più divergenti

Dal confronto tra le Politiche del 2022 e la consultazione sulla riforma costituzionale, emerge come nell’Isola i cittadini che si sono espressi in modo contrario all’indicazione del loro campo (sia nel centrodestra che nel centrosinistra) sono di più rispetto alla media delle città italiane considerate nel report: “Ma i dati non sono predittori dei futuri esiti elettorali”

PALERMO – C’è un dato che, all’indomani del referendum costituzionale sulla Giustizia, distingue la Sicilia da buona parte delle regioni italiane. Si tratta della percentuale di voti “divergenti”, ossia di quegli elettori che hanno votato in modo contrario rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati alla luce della loro fede politica (almeno di quella che emerge dalle ultime elezioni).

Alla vigilia del referendum sulla riforma Nordio, bocciata da una maggioranza di votanti che, per il 53,74%, hanno scelto il No, le previsioni sul possibile esito si aggrappavano anche a una verosimile dinamica di continuità elettorale. Secondo questa logica, gli elettori di centrodestra, fronte del Governo sostenitore della riforma, avrebbero potuto esprimersi con maggiore probabilità per il Sì, mentre quelli di centrosinistra si sarebbero potuti schierare per il No, anche solo per contrarietà ideologica, a prescindere dal merito della proposta di modifica costituzionale in sé.

Istituto Cattaneo: nel Sud Italia tra il 10% e il 30% degli elettori di centrodestra ha votato No

In realtà, in diversi casi, questa corrispondenza elettorale è venuta meno, sia da una parte che dall’altra. A offrire una panoramica di questi “spostamenti” è stato l’Istituto Cattaneo che, in un report, ha messo in evidenza i flussi di voto tra le elezioni del 2022 per la Camera dei deputati e il referendum costituzionale dei giorni scorsi. Lo studio prende le mosse da una considerazione di fondo. Sia gli elettori del centrosinistra sia quelli del centrodestra “hanno votato in maniera piuttosto compatta – si legge – seguendo la posizione prevalente nel proprio campo. La quota del voto divergente è minima sia da una parte sia dall’altra”.

A questo, però, fa da contraltare un’eccezione: “Nelle città del Sud – recita il report – una quota variabile tra il 10% e il 30% di elettori del centrodestra ha optato per il No, così come è accaduto a parti invertite per gli elettori del centrosinistra. Il voto al Sud sembra insomma avere avuto un carattere meno ideologico o comunque meno legato alla contrapposizione frontale tra gli schieramenti politici”.

Palermo, Catania, Messina, Siracusa: i numeri del voto divergente nelle città siciliane

In un quadro in cui la divergenza delle scelte tra elezioni politiche e referendum, secondo il monitoraggio, è stata più marcata se non addirittura esclusiva nel Mezzogiorno, la Sicilia mostra numeri significativi. Il report dell’Istituto Cattaneo si concentra su trenta città italiane, da Nord a Sud. Tra queste ce ne sono quattro siciliane: Palermo, Messina, Catania e Siracusa. In tutti i casi, tanto il numero di elettori del centrosinistra che hanno votato Sì, quanto quello degli elettori di centrodestra che hanno votato No alla riforma, è superiore alla media nazionale.

A Palermo hanno votato per il Sì il 14% degli elettori del centrosinistra, a Messina il 12%, a Catania il 25% e a Siracusa il 26%. La media delle città italiane considerate nel report è invece del 7%. Sul fronte opposto, nel capoluogo siciliano hanno votato per il No il 22% degli elettori di centrodestra, a Messina il 18%, a Catania il 25% e a Siracusa il 24%. In questo caso, la media italiana è dell’8%.

Referendum come predittore elettorale? L’Istituto Cattaneo avverte: la maggioranza sarebbe risicata

Nel report elaborato dall’Istituto Cattaneo, in ogni caso, viene messo in evidenza il dubbio che l’esito del referendum possa essere interpretato “come predittore del voto in occasione di future elezioni politiche“. E se anche, si legge, “il Sì al referendum fosse un buon indicatore del consenso verso la linea politica del Governo e il No un indicatore del consenso verso la linea politica delle opposizioni, le elezioni politiche porterebbero con larga probabilità alla coalizione vincente una maggioranza parlamentare piuttosto risicata, se non solo a una maggioranza relativa dei seggi”.

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