C’è una nota, sulla prima pagina della relazione annuale sull’attività della Commissione antimafia approvata il 24 giugno, che colpisce e preannuncia un contenuto di grande interesse pubblico: “Nel periodo preso in considerazione dalla presente relazione, tra i suoi componenti figuravano anche gli onorevoli Giuseppe Castiglione e Michele Mancuso. Gli onorevoli Balsamo, Figuccia, Sciotto e Scuvera sono invece subentrati come componenti a far data dall’11 marzo 2026”. Due componenti della Commissione parlamentare d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia sono finiti agli arresti domiciliari ed attendono un processo in sezione penale. La relazione è stata presentata oggi alla stampa, nella sala lettura della Biblioteca dell’Ars.
Cracolici: “Regione distante dai cittadini, vissuta come bancomat”
Dalla sintesi estratta dal contenuto della relazione, emerge che nel 2025 le 47 sedute, 5 inchieste e 45 audizioni della commissione hanno ricostruito uno spaccato che si era già rivelato in tutta la sua drammaticità con le parole del presidente Antonello Cracolici su una “Regione distante dai cittadini, vissuta come un bancomat e sempre più piegata a interessi e intermediazioni, preda per tanti predatori che ruotano intorno all’amministrazione”.
Il quadro emerso dall’attività svolta nel 2025 dalla Commissione, che pare sia anche peggiorato nel corso del 2026, vede due fronti che si oppongono ed entrambi costituiscono una grave recrudescenza per il territorio siciliano. Da una parte una mafia pronta a rigenerarsi, flessibile, vicina, accattivante sui social, veloce nell’occupare vuoti lasciati da istituzioni fragili, mentre vecchi boss tornano in libertà e provano a ricostituire una cupola e a radicarsi sul territorio ed i sistemi di vigilanza e di prevenzione anti corruzione sono ancora lenti e inefficaci. Dall’altra una vulnerabilità amministrativa che diventa terreno fertile per le infiltrazioni criminali. La Sicilia fotografata dalla relazione è un’Isola che si avvita sugli errori del passato e regredisce.
Nel 2025 oltre 20% di sedute sull’ambito sanitario
Lo scorso anno oltre il 20% delle sedute della commissione ha riguardato l’ambito sanitario: dagli appalti pilotati alle criticità dell’elisoccorso di emergenza, dalla diffusione del crack anche fuori dai grandi centri urbani fino alla gestione dell’istituto zooprofilattico, come segnalato già nella precedente relazione. Con una sequenza di scandali e inchieste giudiziarie, in diversi settori, su mafia e corruzione così elevata da “costringere la commissione – dice il presidente Cracolici – a inseguire l’emergenza giudiziaria senza riuscire a prevenire o anticipare scenari che poi hanno sviluppi penalistici”.
Nel corso dell’attività svolta nel 2025, oltre il caso dell’Istituto zooprofilattico, due casi su tanti altri hanno avuto l’onere della ribalta mediatica per quanto riguarda la pubblica amministrazione o defezioni amministrative. Emblematico è il caso dell’affidamento del servizio dell’elisoccorso di emergenza, su cui la commissione Antimafia, dopo le segnalazioni di una deputata, ha rilevato “gravi opacità”, inviando la relazione alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti. Un caso paradigmatico di mancato controllo a monte dei meccanismi di prevenzione anti corruzione.
Mentre all’Ars la commissione presentava tali esiti alla stampa, alla Corte dei conti il procuratore generale Romeo Ermenegildo Palma richiamava la Regione Siciliana ricordando che “la normativa vigente prevede l’obbligo, e non la facoltà, di esercitare i poteri sostitutivi la dove necessario”.
Il caso Italo Belga della concessione di Mondello
Altro tema che ha richiamato a lungo l’attenzione non soltanto della stampa siciliana ma anche nazionale e che fa parte delle inchieste condotte dalla commissione Antimafia regionale nel 2025 e che ha anche grande preoccupazione nella popolazione sul rischio di infiltrazioni mafiose, è quella sulla gestione dei beni demaniali in concessione. Nello specifico, dopo una segnalazione di un deputato su “Sette dipendenti della Mondello Immobiliare Italo Belga SA, concessionaria di beni demaniali, che sarebbero risultati legati da vincoli di stretta parentela con il boss Salvatore Genova, condannato nel 2004 a diciotto anni di reclusione per associazione mafiosa” la commissione ha posto il tema di una “criticità di ordine generale che potesse potenzialmente riguardare molti altri concessionari sulla mancata richiesta della documentazione antimafia e il mancato rispetto delle procedute dettate del codice degli appalti”. La relazione, poi inviata alla procura della Repubblica, si è conclusa con la richiesta di revoca immediata della concessione demaniale alla Mondello Immobiliare Italo Belga e con l’appello all’amministrazione regionale di rafforzare i controlli sugli altri concessionari di beni demaniali regionali.
“C’è il pericolo di un abbassamento della tensione morale – sostiene il presidente della commissione, Antonello Cracolici – che finisce per far prevalere il modello in cui ognuno pensa di poter esercitare il potere pubblico con il massimo arbitrio e con conseguenti pericoli di corruzione o scambi di denaro per spacciare una prerogativa legittima per una concessione benevola”.
La corruzione, secondo le risultanze della commissione, è sommersa ma è molto più diffusa di quel che appare ed occorrono strumenti più incisivi, ma anche di rottura rispetto al passato. Questo dentro le istituzioni e nei rapporti tra esse ed il malaffare esterno, ma nel frattempo è di grave evidenza pubblica la recrudescenza criminale e mafiosa, il ritorno alle armi ed agli atti intimidatori gravi che reprimono opportunità ed aspirazioni imprenditoriali, quindi il tessuto produttivo dell’Isola”.
Espansione del mercato degli stupefacenti
Andando nel dettaglio delle articolazioni mafiose sul territorio, dalla relazione emerge, ad esempio, un’espansione crescente del mercato degli stupefacenti che diventa capillare con lo spaccio e il consumo del crack, dagli effetti devastanti e sempre più diffuso anche lontano dai grandi centri urbani. Un business che è la ragione della pax mafiosa tra Stidda e Cosa Nostra, mentre nel Catanese si registrano fibrillazioni che danno luogo a “frequenti episodi di violenza con gambizzazioni ed esplosioni di colpi di arma da fuoco – si legge nella relazione della commissione – tra esponenti di cosche diverse. Una tensione che sembra estendersi anche al Ragusano, dove si sono registrati gravi episodi di violenza con il coinvolgimento di minori e l’utilizzo di armi da guerra”.
Flessione di Cosa Nostra sul riciclaggio
Sul fronte del riciclaggio dei capitali illeciti la relazione rileva una flessibilità dell’organizzazione mafiosa che “declina la propria strategia a seconda delle peculiarità del tessuto economico nelle varie province”. Novità allarmanti anche sulla struttura di Cosa nostra in Sicilia, riconducibili al ritorno in libertà di vari boss che hanno scontato le condanne inflitte negli anni ’90 e 2000. “La loro capacità di reinserirsi con immutata pericolosità nel tessuto criminale locale – si legge nelle relazione – la si deve a ben preservate, se non ampliate, reti di relazioni che includono importanti esponenti dell’economia e delle istituzioni”.
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