Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza della direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, il Ceo e direttore tecnico di Electric Power Srl, Renato Licciardello.
Ci racconti la storia di Electric Power. Quando nasce e qual è la sua visione?
“L’azienda è nata quasi trent’anni fa ma, quando mi fanno questa domanda, io comincio sempre col ricordare il mio primo giorno di lavoro, il 14 febbraio del 1984. Entrai in una società elettromeccanica catanese, la Coem Spa. Oggi purtroppo non esiste più, ma è lì che ha avuto inizio la mia passione. Tanto lavoro e tanta formazione, dopodiché mi sono messo in proprio. Così è nata Electric Power, il 16 aprile del 1997. Ci occupiamo di quadri di bassa tensione e di pannelli di protezione e controllo. Facciamo tutto questo per Enel, Terna, gruppi industriali come Siemens, Hitachi, Ducati Energia, A2a, gruppo Acea. Siamo insomma un punto di riferimento per questi grossi clienti. Anzi per Enel, per quanto riguarda la bassa tensione, siamo i primi a livello nazionale”.
Quali obiettivi avete raggiunto e quali vi proponete per quest’anno? Adesso c’è in ballo anche una nuova sede, con l’investimento da 10 milioni sull’ex Dacca di Aci Catena…
“Abbiamo chiuso il bilancio del 2025 con un risultato di 10 milioni di euro. Quest’anno contiamo di spingere il fatturato a 12,5 milioni, per poi raggiungere i 15 milioni nel 2027. Questi i riferimenti per il triennio. Previsioni legate, appunto, anche alle nostre recenti acquisizioni ad Aci Catena, dove abbiamo rilevato l’ex stabilimento Dacca. È un’area molto ampia, 18 mila metri quadrati di stabilimento, più 25 mila metri di piazzali, dove contiamo di aumentare la nostra capacità produttiva, inserendo nuovi prodotti sempre per forniture Enel. Puntiamo a essere lì entro aprile del 2027”.
Quali sono le vostre principali strategie commerciali?
“Abbiamo scommesso su settori in cui c’è poca concorrenza e dove, pertanto, c’è molto più valore aggiunto dal punto di vista tecnologico. Basti pensare che di alcuni prodotti per Enel siamo gli unici fornitori in Italia. Il che significa, di fatto, che siamo anche unici al mondo. Se vendo fuori dal Paese, per esempio in Sud America (e noi per Enel operiamo anche lì, come in Spagna), proponiamo prodotti che possono essere acquistati soltanto da noi. Questa è stata la nostra visione: merce di alta tecnologia di cui siamo gli unici o tra i pochi produttori. Per esempio, nel settore Terna abbiamo realizzato, con uno studio di oltre tre anni, dei quadri digitali. In Italia a produrli siamo soltanto in cinque”.
E poi c’è un risvolto sociale, un’idea etica dell’impresa…
“Certo. Siamo molto impegnati nel welfare aziendale, per esempio con premi economici ai dipendenti. Anche ad Aci Catena creeremo una mensa aziendale e spazi dedicati al personale. Prevediamo pure la possibilità di realizzare un asilo nido nella struttura. Far star bene i propri dipendenti è la vera risorsa delle aziende. Ma l’impegno per il sociale è importante anche all’esterno. Abbiamo istituito borse di studio a Valverde per diplomati col massimo dei voti, sosteniamo un’associazione di Acireale che segue ragazzi con disabilità, e in azienda abbiamo inserito due giovani ex detenuti. Una volta le imprese misuravano il loro successo in base al profitto. Per me non è così. Se il profitto non viene trasformato in benessere sociale, non si può andare avanti”.
Lei svolge la sua attività con Electric Power da quasi trent’anni ormai. In base alla sua esperienza, quale ritiene che sia lo stato dell’imprenditoria nel territorio etneo?
“Penso che le condizioni dell’imprenditoria possano essere distinte in due fasce. Da una parte c’è tutto un comparto commerciale, penso per esempio a quello dell’abbigliamento, che sta attraversando una fase di forte difficoltà. Dall’altra parte c’è il settore industriale e Catania da questo punto di vista può contare su un ottimo tessuto produttivo. Nel settore specifico dell’energia, che poi è quello in cui io stesso opero, si sta registrando negli ultimi anni una evidente fase di crescita, dettata senz’altro dalla spinta garantita dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che è in via di attuazione anche se verrà completato nel mese di giugno. In generale, comunque, è già percepibile un grande sviluppo del settore sia da parte di Enel, che da parte tutti gli altri enti che operano a livello nazionale e internazionale”.

Saper mostrare ai giovani le opportunità del territorio
Quella della formazione è tra le sfide più importanti delle imprese. La Fondazione Siciliae Studium Generale lanciata dall’Università di Catania può aiutare in questo senso. L’Electric Power è entrata a far parte del network. Quali sono le vostre iniziative?
“Lo scopo della Fondazione di UniCt è innanzitutto quello di far conoscere ai nuovi talenti le aziende del territorio. Spesso, infatti, i ragazzi vanno via proprio perché non conoscono molte di queste realtà. L’altro scopo, naturalmente, è quello di trattenere i giovani, formandoli e inserendoli. Un’attività che in Electric Power abbiamo già avviato. Abbiamo inserito in azienda un ragazzo laureato in Ingegneria gestionale e una ragazza che era andata a lavorare a Milano. Due iniziative che rispondono allo spirito della Fondazione: far rimanere i giovani nel territorio, e far rientrare a Catania chi già era andato fuori. Anche nel nuovo stabilimento di Aci Catena, tra le altre cose, sicuramente realizzeremo tanti laboratori che verranno destinati alle attività della Fondazione di UniCt, e quindi alla formazione di universitari”.
Di recente ha ricevuto il premio Aquila d’Oro, un riconoscimento d’eccellenza…
“È stata davvero una sorpresa. Non me l’aspettavo. Ho sentito in quell’occasione Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, che incitava le aziende a inserire i ragazzi ex detenuti. Come detto, anch’io ho fatto la mia parte in questo. Bisogna sempre dare una seconda chance. Un bellissimo premio che mi ha riempito il cuore e che ancora oggi mi emoziona”.
L’importanza delle certificazioni di qualità: dall’anticorruzione fino alla parità di genere
Electric Power vanta anche molte certificazioni di qualità. Può parlarcene?
“La nostra società ha nove certificazioni di qualità. La prima, ottenuta nel 2001, è la Iso 9000. Dopodiché ne abbiamo avute altre su sicurezza, ambiente, anticorruzione. Ma di una ci vantiamo in modo particolare: nel 2023 siamo stati la prima società siciliana, e la dodicesima in Italia, ad avere ottenuto la certificazione per la parità di genere. Prima di noi solo grossi gruppi come Enel e Terna. Comunque società per azioni. Noi, invece, siamo stati la prima Srl italiana a ottenere questa certificazione. Un’altra di cui ci vantiamo è la Esg, che abbiamo ottenuto cinque anni fa: una certificazione che attesta il rispetto di criteri ambientali (E), sociali (S) e di governance (G)”.
Questo è un dato importante, perché indica la volontà dell’impresa di presentarsi al mercato con tutta una serie di garanzie, anche dal punto di vista etico…
“Certo, ma è un indicatore che si rivolge, prima che al mercato esterno, ai processi aziendali interni. Queste certificazioni comportano dei costi elevati, di circa 100 mila euro l’anno. Va da sé, dunque, che non si tratta di un capriccio, ma di un’esigenza che l’azienda ha di mantenere alti gli standard di qualità interni. In molti, ad esempio, mi chiedono: ma prima della certificazione, non realizzavi quadri elettrici in modo corretto? Sì, certo, come oggi. Quello che però sono andato a migliorare è la tracciabilità dei prodotti, dall’acquisto del materiale fino alla consegna, inclusi i vari processi intermedi. Questo mi permette di avere un’organizzazione controllata all’interno dell’azienda, dalla produzione all’ufficio commerciale, passando dal magazzino. E, alla fine, potrò gestire i conti in modo tale da sapere se su quelle lavorazioni ho avuto degli utili o delle perdite”.
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