Riforma della Giustizia o scordiamoci il Pnrr - QdS

Riforma della Giustizia o scordiamoci il Pnrr

Carlo Alberto Tregua

Riforma della Giustizia o scordiamoci il Pnrr

venerdì 23 Luglio 2021 - 00:00

Urgente l’approvazione del Ddl

La riforma della Giustizia è una delle quattro condizioni essenziali perché la Commissione europea accrediti gli stanziamenti relativi al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le altre tre riguardano il Fisco, la Concorrenza e la Pubblica amministrazione.

Pochi media stanno comunicando due verità, perché non le conoscono o preferiscono tacerle. La prima riguarda il fatto che dalla Commissione non arriverà un solo euro in quanto si tratta di un puro e semplice accreditamento dei relativi importi.

Come verranno erogate le risorse e quando? Quando arriveranno i progetti per la realizzazione di infrastrutture o la creazione di servizi. Tali progetti devono essere redatti secondo le rigorose procedure previste dai regolamenti europei (leggi), diversamente la Commissione non erogherà alcuna cifra.

La seconda questione taciuta riguarda le quattro riforme citate, condizione sine qua non la Commissione non aprirà i cordoni della borsa.

Valutiamo la riforma della Giustizia, il cui Ddl è stato approvato all’unanimità da tutti i ministri formanti il Consiglio, nessuno escluso. Con tale approvazione sul testo sono stati impegnati tutti partiti della coalizione. Il venire meno all’impegno dei propri rappresentanti al Governo dovrebbe essere inteso come un atto di sfiducia. Infatti il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha detto con estrema chiarezza che sul testo porrà la questione di fiducia alla quale i partiti della coalizione (FdI escluso) non potranno non dare la fiducia stessa, per non tradire il mandato conferito ai propri ministri.

La questione è semplice e chiara: o si conferma il testo, seppur con qualche piccolo aggiustamento, senza snaturarne la linea di fondo, oppure liberi tutti.

Il Ddl giustizia è pieno di buonsenso perché, da un canto, osserva il dettato costituzionale ed europeo sulla ragionevole durata dei processi e, d’altro canto, potenzia fortemente la struttura del ministero di Giustizia con l’inserimento di circa ventimila fra amministrativi e giudici. Quindi una task force che dovrebbe risolvere i problemi organizzativi.

Il Ddl porta un’importante novità di cui si sente il bisogno: conferisce ai Giudici per le indagini preliminari (Gip) una maggiore sorveglianza sulle attività delle Procure, nel senso che queste non possono più chiedere rinvii al processo degli indagati per semplici o immaginari indizi, ma devono esprimere la ragionevole consapevolezza che con le prove raccolte (le uniche valide nei processi) gli indagati possano essere condannati.

Il Ddl mette un’ulteriore limitazione alle attività delle Procure e cioè che non possono indagare su sospettati senza che questi vengano iscritti nel registro delle notizie di reato, perché il cittadino su cui si svolgono le indagini ha il diritto di sapere che è sospettato e quindi va messo nelle condizioni di potersi difendere adeguatamente.

Ora, la stragrande maggioranza dei giudici sa che deve riacquistare la fiducia dei cittadini, persa in questi ultimi anni a causa degli intrighi di cui l’ex componente del Csm, Luca Palamara, ha disvelato scenari piuttosto inquietanti. È quindi interesse di tutta la magistratura e di tutti i cittadini che si rimettano a posto certe storture, in modo da assicurare imparzialità e tranquillità dei giudizi.

Ovviamente sarà indispensabile una forte accelerazione della digitalizzazione di tutti i processi, in modo che spariscano le carte dai tavoli e dagli armadi dei cancellieri, degli stessi giudici e, perché no, anche degli avvocati. è per questo che sarebbe necessaria un’imponente iniziativa tendente a digitalizzare tutti i processi vivi, in modo che, progressivamente, ma anche rapidamente, i faldoni possano essere relegati nei depositi e non più presi.

Questo è uno sforzo di cui non si parla né è previsto dal Ddl giustizia, ma costituisce un pilastro che consentirebbe l’accelerazione di tutti i processi con la trasmissione dei documenti in tempo reale.

Un altro aspetto intendiamo evidenziare. La Costituzione ha protetto l’Ordinamento giudiziario dall’intervento della Politica (legislativa ed esecutiva), ma non ha protetto la Politica dall’intervento dell’Ordinamento giudiziario che ha smontato la Partitocrazia. Riflettiamoci.

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