Rinnovamento, ricerca e merito pilastri di Unime - QdS

Rinnovamento, ricerca e merito pilastri di Unime

Lina Bruno

Rinnovamento, ricerca e merito pilastri di Unime

sabato 22 Febbraio 2020 - 00:01
Rinnovamento, ricerca e merito pilastri di Unime

Ieri la presentazione del nuovo anno accademico, ospitata all’interno del Teatro Vittorio Emanuele. Il rettore Cuzzocrea: “Progetti condivisi con altre istituzioni per la crescita del territorio”

MESSINA – Un Ateneo che vuole scommettere sul futuro, che investe sulla cultura in tutte le sue declinazioni, che mette sempre al centro lo studente. Il rinnovamento in atto dell’offerta didattica, con il rafforzamento di alcune aree, ha già portato a un incremento del 15% degli immatricolati.

Per celebrare l’avvio del nuovo anno accademico, l’Università degli Studi di Messina ha scelto anche questa volta, come lo scorso anno con il Museo regionale, un luogo simbolo per la città, il Teatro Vittorio Emanuele, che sta vivendo una stagione felice di rilancio. Una scelta strategica per l’Ateneo, che ha attivato un nuovo corso di Dams, non più accorpato al turismo, immaginando partnership con l’Ente teatrale con laboratori, stage e tirocini per giovani talenti.

Ospite d’onore della cerimonia, Pupi Avati, “punto di riferimento per la storia del nostro cinema – spiega il rettore Salvatore Cuzzocrea – ultimo dei grandi maestri, presidente della fondazione Fellini di cui si celebrano quest’anno i cento anni”.

L’Università peloritana quindi coglie le nuove sollecitazioni, si apre alla città, vuole essere “servente alle altre istituzione per portare avanti progetti comuni, importanti per la crescita del territorio”. Cuzzocrea, da qualche giorno eletto componente della Giunta della Conferenza dei rettori delle Università italiane, evidenzia i risultati conseguiti nei venti mesi della sua gestione, tracciando gli obiettivi per i prossimi anni. “Abbiamo attivato – spiega – dieci nuovi corsi di laurea, cercando di fare una didattica che serva ai ragazzi, tenendo conto delle indagini sulle possibilità di lavoro post laurea e delle attività presenti sul territorio. Abbiamo aperto anche 15 nuovi Rad (Regolamenti didattici di Ateneo), il sistema di organizzazione dei corsi di laurea, che erano vecchi alcuni di venti anni”.

Tra i nuovi corsi, oltre al Dams, c’è un percorso sul turismo, che sviluppa materie economiche e quelle del Cospecs, un corso di laurea in ingegneria gestionale e, per il prossimo anno, si sta lavorando su un corso di ingegneria biomedica. “Le nostre scelte – afferma Cuzzocrea – hanno avuto buoni riscontri in termini di iscritti. Il corso di Scienze nutraceutiche e alimenti funzionali, partito l’anno scorso, ha avuto settanta immatricolati, Psicologia clinica più di trecento iscritti al terzo anno e un aumento anche per Scienze motorie, dove abbiamo fatto investimenti”.

Un rinnovamento è stato operato anche in un settore tradizionalmente di prestigio per l’Ateneo messinese. “Giurisprudenza – sottolinea il rettore – resta per me un corso di laurea fondamentale, ma andava aggiornato con un nuovo Rad, costruito su tre indirizzi per potere cogliere le esigenze di chi dopo la laurea cerca lavoro. Non tutti infatti intraprendono la carriera di magistrato o avvocato, c’è chi si muove nell’ambito della Pa, del diritto societario o internazionale”.

A supporto degli studenti interviene l’innovazione, anche con app per diversamente abili. Da marzo poi non si dovrà più andare in segreteria perché il controllo amministrativo e quello delle tesi di laurea si potrà fare online. Da ottobre sarà attivata anche la “live chat box” in accordo con Cineca e la geolocalizzazione per le presenze.

La ricerca, comunque, resta una direttrice privilegiata. “Tra il 2018 e il 2019 – evidenzia Cuzzocrea – ci sono state circa 5 milioni di euro in più di entrate attraverso progetti competitivi, sia tramite bandi europei che nazionali. L’Università ha stanziato circa 800 mila euro in due anni nel proprio bilancio a favore dei ricercatori ordinari e associati. Abbiamo aumentato le borse di dottorato, riattivato gli assegni di ricerca di tipo A fermi da sei anni. Vincono sempre i più bravi. È vero che ci sono stati dei comportamenti deprecabili su cui non si devono fare sconti, ma per fortuna non è più così perché con i nuovi strumenti che ho messo in atto da subito non può succedere e non deve succedere che chi ha parameri bibliometrici migliori non risulti vincitore di concorso”.

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