Home » L’intervista » Risorse ai Comuni, all’Isola mancano 200 milioni di euro. Amenta (Anci Sicilia) al QdS: “È come una Finanziaria”

Risorse ai Comuni, all’Isola mancano 200 milioni di euro. Amenta (Anci Sicilia) al QdS: “È come una Finanziaria”

Risorse ai Comuni, all’Isola mancano 200 milioni di euro. Amenta (Anci Sicilia) al QdS: “È come una Finanziaria”
Paolo Amenta, presidente Anci Sicilia

Il presidente dell’associazione che riunisce gli Enti locali regionali: “Pronti a ricorrere alla Corte Costituzionale”. “Manca la spinta politica. Nessun siciliano eletto in Parlamento ha detto qualcosa sul tema”

PALERMO – Una revisione immediata dei parametri che determinano il riparto del Fondo di solidarietà comunale (Fsc) per consentire alle Amministrazioni siciliane di godere finalmente di risorse adeguate e colmare i gap con gli altri territori del Paese.

Si tratta della richiesta che Anci Sicilia ha mosso nei giorni scorsi all’indirizzo di Roma, con tanto di messa in mora e azione legale nei confronti del Ministero dell’Economia e delle finanze (Mef), a causa della mancata revisione di questi criteri – basati sulla “spesa storica” e non sui “fabbisogni standard” – che, a oggi, risultano obsoleti. Questo squilibrio penalizza i Comuni dell’Isola, sui quali grava un ammanco annuale di 200 milioni di euro e che si traducono in tagli nei servizi essenziali, dagli asili nido all’assistenza sociale.

Fondo di solidarietà comunale: come funziona e perché penalizza i Comuni siciliani

“Lo Stato fornisce un aiuto ai Comuni attraverso questo Fondo di solidarietà comunale che consiste in due strumenti: la perequazione orizzontale e la perequazione verticale. Nel primo caso, il Comune più ricco trasferisce delle risorse al Comune meno ricco, mentre nel secondo caso, se gli Enti non riescono a mettere in equilibrio la quantità e la qualità dei servizi, allora lo Stato interviene per trasferire ai Comuni quelle somme necessarie”, spiega al QdS il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta.

Amenta: “Mancano 200 milioni l’anno nelle casse dei Comuni siciliani: è come una Finanziaria”

“Ho fatto uno studio come presidente dell’Anci Sicilia e attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro sul tema. È stato effettuato un conteggio degli ultimi otto anni, con i Comuni siciliani che hanno aderito a questa iniziativa. Roma è in possesso dei dati sui fabbisogni, ma lo Stato non ne ha tenuto conto e continua a mandare risorse ai Comuni isolani rispetto alla spesa storica, con una sperequazione di fondo che non può essere più sostenuta”, aggiunge Amenta.

“In una riunione a Palermo ho invitato il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Corte dei Conti. Il Mef facendo dei calcoli, rispetto alle mie indicazioni, ha ottenuto questo numero: mancano 200 milioni di euro annui nelle casse dei Comuni siciliani. Si tratta di una ‘Finanziaria’ importante. Per esempio, se vi sono dieci asili nido a Bologna e dieci a Siracusa, per pareggiare i numeri bisogna inviare le giuste risorse”, sottolinea ancora il presidente di Anci Sicilia.

Roma risponde: “Manca la spinta politica della Sicilia”. Anci apre il contenzioso col Mef

La risposta di Roma al presidente di Anci Sicilia è stata spiazzante: “Manca la spinta politica della Sicilia”. “Per evitare che si scatenasse la guerra legale tra Anci Sicilia e Mef, i parlamentari eletti in Sicilia avrebbero dovuto prendere atto di quello che sta accadendo nei territori, intervenendo in fase di approvazione di Legge di Bilancio nazionale e ribadendo che mancano risorse e servizi ai Comuni isolani, perché c’è la legge n.42 del 2009, all’articolo 118, che non viene applicata correttamente e quindi è incostituzionale. La Costituzione dice che dobbiamo mettere gradualmente in equilibrio il Paese. Lo avrebbe dovuto dire qualche parlamentare, ma non l’ha fatto nessuno”.

Possibile ricorso alla Corte Costituzionale: Anci Sicilia raccoglie le firme dei cittadini

“A questo punto – dice ancora Amenta – non ho potuto fare altro che incaricare uno studio legale e aprire un contenzioso con il Ministero dell’Economia e, quindi, con il Governo nazionale. Siamo nella fase in cui potremmo anche andare a fare un ricorso alla Corte Costituzionale, perché viene tradita praticamente l’indicazione della Costituzione italiana, cioè quella di mettere in equilibrio il Paese rispetto alle ultime modifiche normative. Stiamo anche raccogliendo le firme dei cittadini per una nostra petizione”. Anci Sicilia lancia quindi un appello per “il coinvolgimento della politica, compreso il presidente della Regione che, prendendo atto di questa situazione, ha mandato un documento al Ministero per dire che vogliamo un incontro per parlare di questa ingiustizia. Meno soldi per la Sicilia significa avere meno risorse per asili nido, mense scolastiche, servizi. È arrivato il momento che i cittadini aprano gli occhi e quando selezionano la classe dirigente, si capisca qual è il danno che viene fatto”, conclude il presidente Amenta.