Saman Abbas, il corpo nel fango da un anno e mezzo: "Un orrore quella buca"

Saman Abbas, quel corpo nel fango da un anno e mezzo: “Un orrore quella buca”

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Saman Abbas, quel corpo nel fango da un anno e mezzo: “Un orrore quella buca”

Redazione  |
venerdì 25 Novembre 2022 - 11:45

Tempi lunghi per recuperare e identificare il cadavere trovato a Novellara e che potrebbe essere della diciottenne pakistana uccisa nel maggio 2021

Saman deve avere la cittadinanza italiana postuma. È stata una ragazza genuina e coraggiosa che si è battuta non solo per i suoi diritti ma anche per quelli dei figli nati da famiglie straniere che, come la sua, faticano a mettere da parte le tradizioni, e più in generale per i quasi due milioni di giovani che lo Stato non riconosce cittadini italiani”. Affida il suo appello all’agenzia Dire Ahmad Ejaz, giornalista di origini pakistane residente in Italia, tra i consulenti di cui si è avvalsa la trasmissione Chi l’ha visto per far luce sull’omicidio di Saman Abbas.

Testimonianze e intercettazioni raccolte dai carabinieri e dalla procura di Reggio Emilia suggeriscono che a uccidere la 18enne nel maggio 2021 siano stati i familiari, per riparare all’onore macchiato dal rifiuto di Saman al matrimonio con un cugino in Pakistan, e per aver avuto una relazione con un coetaneo non approvato dalla famiglia.

Il corpo trovato a Novellara potrebbe essere di Saman

Un corpo è stato ritrovato negli ultimi giorni sepolto nelle campagne di Novellara, in provincia di Reggio Emilia, in una buca vicino a un casolare abbandonato. La scoperta è avvenuta su indicazione dello zio Danish Hasnain, ora in carcere insieme ad altri due cugini perché ritenuti gli esecutori materali. Le analisi del dna diranno se quelle spoglie sono di Saman.

“Questo è un luogo che sembra un film dell’orrore”, ha raccontato a Mattino 5 l’avvocato Barbara Iannuccelli, che assiste l’associazione Penelope a tutela degli amici e dei familiari delle persone scomparse e che è costituita parte civile nel processo sull’omicidio della 18enne pachistana. “Non posso descrivere cosa c’era dentro quella buca. Siamo rimasti tutti agghiacciati pensando che lì cera il corpo di una ragazzina di 18 anni. Ghiaccio intorno e dentro di noi”.

Le indagini sulla scomparsa di Saman

Il lavoro di consulenza ha portato il cronista a entrare in contatto con la vita e le conversazioni private della giovane. “Aveva una voce genuina, ingenua, utilizzava un urdu raffinato. Mi ha ricordato mia figlia” dice Ejaz. “Ma oggi non ha nessuno al mondo: lo zio Danish Hasnain l’ha uccisa con la partecipazione dei genitori e l’approvazione degli altri parenti in Pakistan e in Francia. Il fidanzato Saquib, anche lui pakistano, ha dovuto ritirarsi come parte civile del processo perché teme per la sua incolumità. Resta il Comune di Novellara. Ma oltre a costituirsi parte civile nel processo, faccio appello alle associazioni e ai Comuni per invocare la cittadinanza italiana onoraria per Saman”. A sostegno del suo appello, il giornalista ricorda che Saman è scomparsa quando ha deciso di lasciare la struttura per donne vittime di violenza in cui si era rifugiata per tornare a casa a prendere i documenti. “Le servivano – continua Ejaz – per sposare Saquib. Si trattava del permesso di soggiorno, che tra l’altro era in scadenza”.

Il giornalista continua: “Alle istituzioni chiedo anche di non cedere sull’estradizione dei genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen: il governo del Pakistan ha acconsentito a rimandare in Italia il padre, ma sarà difficile che rimandi indietro la madre, perché la giustizia è restia ad estradare le donne. Ecco perché sono partiti”.

Inoltre, continua il giornalista, se il padre e il cognato – l’uomo forte che dal Pakistan ordinò che la giovane pagasse con la vita – saranno condannati da un giudice in Pakistan, “esiste l’istituto del perdono da parte dei genitori: insomma la madre potrebbe perdonare il marito e il fratello per l’omicidio della figlia e farli uscire”. Ejaz spiega che in Pakistan “le leggi ci sono, perché si stanno facendo tanti sforzi per superare pratiche come il delitto d’onore o la ‘cessione’ di due donne dalla famiglia accusata di aver ucciso un proprio parente maschio”. Il problema “è la giustizia, che è debole, al contrario della polizia e delle tradizioni. Ad esempio, si può scarcerare qualcuno pagando tangenti. Lo zio di Saman poi è un alto funzionario di polizia. Insomma non è difficile immaginare che se l’Italia si accontenta di aver ritrovato il corpo, condanna il caso di questa ragazza all’impunità”.

Tempi lunghi per esumare il corpo trovato a Novellara

Per estrarre il cadavere trovato a Novellara, che si presume appartenga a Saman, ci vorranno giorni. Oggi è la seconda giornata di lavoro per le operazioni di esumazione. Tra gli interventi il prelievo di terreno che dovrà essere analizzato, setacci e appositi strumenti per non rovinare ed inquinare la salma. Serviranno alcuni giorni, vista la delicatezza del lavoro, per portare definitivamente in superficie il cadavere, interrato a circa tre metri di profondità fra detriti e macerie del rudere abbandonato. Il corpo sarà infine portato all’Università di Milano dove verranno svolti gli accertamenti medico-legali sulla morte.

Il padre di Saman: “Mia figlia è viva”

Il padre di Saman, che in una telefonata intercettata a giugno 2021 diceva di aver ucciso la figlia, “per l’onore e la dignità”, ieri di fronte al giudice ha assicurato che invece la ragazza è ancora viva. Shabbar Abbas, nell’udienza a Islamabad a una settimana dal suo arresto, non ha dunque ammesso alcuna responsabilità nella sparizione della figlia e si prepara a difendersi. Ma nei suoi confronti c’è un mandato di cattura internazionale e l’ex ministro della Giustizia Marta Cartabia ne ha chiesto da tempo l’estradizione, per lui e per la moglie.

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